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Agriturismo, perdite da 1 miliardo con limitazioni a Natale

venerdì, 13 novembre 2020

Trento – Salgono a oltre 1 miliardo le perdite degli agriturismi italiani nel 2020 per le limitazioni agli spostamenti e il crollo del turismo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti dei festeggiamenti di Natale e del Capodanno solo tra familiari di primo grado per evitare il rischio di una terza ondata della pandemia Covid, in base sugli ultimi dati Istat al primo gennaio 2020.

Più di 2 strutture su 3 (68%) per un totale di 16658 aziende agrituristiche – sottolinea la Coldiretti – sono state già chiuse perché si trovano nelle regioni rosse ed arancioni, ma una forte riduzione dell’attività si registra anche per quelle nelle zone gialle.

Il crollo delle presenze durante le feste di fine anno – sottolinea la Coldiretti – arriva dopo che il primo lockdown ha azzerato le visite in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi.

Si tratta – precisa la Coldiretti – di un colpo drammatico ad un sistema che può contare su 24576 strutture con 493319 posti a tavola e 285027 posti letto e che lo scorso anno ha sviluppato un valore di 1,5 miliardi di grazie a poco più di 14 milioni di presenze, delle quali ben 8,2 milioni provenienti dall’estero, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al primo gennaio 2020.

Ora la leadership italiana nel settore agrituristico in Europa è messa a rischio dall’emergenza coronavirus. Sulle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e in quelle di massima gravità – sottolinea la Coldiretti – il nuovo Dpcm sospende tutte le attività di ristorazione e quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Nelle zone critiche rosse e arancioni è infatti consentita la sola consegna a domicilio – continua la Coldiretti – nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Limitazioni permangono però anche sulla parte del territorio nazionale fuori dalle due fasce più critiche dove – evidenzia la Coldiretti – le attività di ristorazione sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. La gran parte delle aziende, che si trovano lontano dai centri urbani, la pausa pranzo – precisa la Coldiretti – non è sufficiente per garantire la copertura dei costi e quindi si preferisce chiudere.

La mappa delle zone rosse – continua la Coldiretti – vede la Lombardia con 1688 agriturismi, il Piemonte con 1319, la Calabria con 579, la provincia di Bolzano con 3132 e la Valle d’Aosta con 61. Mentre nelle aree arancioni troviamo la Sicilia con 769 strutture, la Puglia con 933, la Toscana con 5369, la Liguria con 677, l’Abruzzo con 555, l’Umbria con 1373 e la Basilicata con 203. Mentre nel resto dell’Italia se ne contano 473 in provincia di Trento, 1281 aziende nel Lazio, 1466 in Veneto, 676 in Friuli Venezia Giulia, 1197 in Emilia Romagna, 868 in Sardegna, 128 in Molise e 744 in Campania, e 1085 nelle Marche.

 Gli agriturismi, spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – sottolinea Coldiretti – i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. In questo contesto – conclude la Coldiretti – è importante la possibilità di beneficiare dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali in agricoltura protratto alla fine dell’anno ma anche la possibilità di ottenere il contributo a fondo perduto con l’impegno superare tutte le difficoltà ammnistrative.



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