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Effetti avversi dei vaccini Covid, lo studio della Fondazione Hume e i dati shock sui morti: “Rischi superano i benefici per i giovani”

venerdì, 12 novembre 2021

Brescia – In Italia si pensa a terze dosi e vaccinazioni dei bambini, ma nel dibattito sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini Covid interviene a gamba tesa – in contraddizione con la maggior parte delle voci scientifiche e comunicative al momento in Italia – uno studio pubblicato dalla Fondazione Hume che invita a far riflettere.

Una bibliografia di massimo livello, mesi di dati e di ricerca hanno portato negli scorsi giorni alla pubblicazione da parte di Mario Menichella, divulgatore scientifico impegnato con la Fondazione David Hume guidata da Luca Ricolfi, destinata a far discutere. Dopo mesi con dibattiti sulla reale efficacia dei vaccini per impedire la trasmissione del virus, ora torna d’attualità anche la loro sicurezza con questa pubblicazione.

I MORTI DA VACCINO
Il tema? Una stima realistica degli effetti avversi dei vaccini anti-Covid e del rapporto rischi-benefici. Nel ribadire l’importanza della campagna vaccinale e della terza dose per le categorie più fragili vengono però sottolineati i dati dei morti segnalati post-vaccino per milione di dosi. Il dato è di 22,7 per Pfizer e Moderna (database USA), 21,2 per Pfizer (database UK), 28,3 per Astrazeneca (UK), rispetto ai soli 1,6 morti segnalati per milione di dosi riferiti a tutti gli altri vaccini nei precedenti 10 anni (database USA). Vi è una differenza di oltre 10 volte tra i morti correlati ai vaccini-Covid rispetto ai precedenti vaccini. “Un primo evidente e importante segnale di allarme sulla sicurezza di questi vaccini“, viene sottolineato nell’articolo evidenziando come i benefici dei vaccini Covid superino i rischi nella fascia meno a rischio.

Sul rapporto rischi-benefici, la mortalità dei vaccini viene riportata tra i limiti 0,004%-0,04%, per tutte le classi di età. Tale valore è superiore alla letalità reale del Covid-19 per i più giovani. In base ai dati riportati, la letalità reale per gli over-90 è del 6,9%, per la fascia 80-89 anni è del 5,4%, per la fascia 70-79 del 2,8%, per la fascia 60-69 dello 0,8%, per la fascia 50-59 dello 0,18% e per la fascia 40-49 dello 0,05%. Per i più giovani, i dati di mortalità da Covid-19 sono inferiore alla stima data come “realistica” per i decessi da vaccino.

“Il rapporto rischi-benefici dei vaccini anti-Covid non è fisso bensì dinamico. Quindi, nel caso della terza dose, si deve tenere conto del fatto che a maggiori rischi per gli under 50 (specie se non si misura il titolo anticorpale dei vaccinandi) corrispondono benefici elevati al più per la popolazione over 50, che rappresenta il 99% di quella che muore per Covid; dunque, una terza dose fatta indiscriminatamente anche alle fasce più giovani della popolazione oggi non ha un razionale scientifico. Inoltre, il rapporto rischi-benefici per la popolazione sotto i 50 anni di età è ancora più sfavorevole in caso di bassa circolazione del virus, come sta avvenendo in Italia in questo momento. Perché non si discute mai di questi importanti aspetti?

LO STUDIO
Nell’articolo vengono analizzate e confrontate fra loro le informazioni sugli effetti avversi post-vaccino (in gergo, AEFI) contro il Covid provenienti da una quantità di fonti diverse, fra cui: i database sugli effetti avversi di vari paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Italia, etc.), che rappresentano una forma di farmacosorveglianza passiva; alcuni studi di sorveglianza attiva presenti nella letteratura scientifica; gli studi clinici controllati randomizzati pre- e post-autorizzazione al commercio dei vaccini a mRNA; i primi studi epidemiologici relativi ad alcune singole patologie legate ai vaccini; le prime analisi sulla variazione della mortalità della popolazione più giovane nel periodo della sua vaccinazione; i dati storici e recenti sull’eccesso di mortalità nei Paesi d’Europa nelle varie classi di età; i risultati di alcune autopsie, etc.



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