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Stati generali in Trentino, i sindacati chiedono la riforma delle politiche del lavoro

giovedì, 16 settembre 2021

Trento – La ripresa economica in Trentino è partita. Perché il processo non si arresti nel breve termine, ma inneschi una concreta dinamica di sviluppo del territorio è essenziale che si sciolgano, senza pregiudizi, i nodi critici legati alla carenza di manodopera e alla difficoltà di incrociare domanda e offerta di lavoro. E’ questo l’appello che Cgil Cisl Uil lanciano alla Giunta provinciale proprio nelle settimane in cui si avvia a conclusione l’esperienza degli Stati generali del Lavoro. Un’occasione che le tre sigle giudicano positiva per l’opportunità di confronto emerse, ma che deve essere assunta come modalità strutturale per la definizione di tutte le politiche provinciali.

Le proposte dei sindacati sul lavoro sono state raccolte in un documento inviato alla Provincia in vista della sessione conclusiva.

Filo rosso del ragionamento dei sindacati è la necessità di rafforzare il legame tra le misure di sostegno al reddito, nazionali e provinciali, e le condizionalità che vanno accompagnate dal monitoraggio dei fabbisogni delle imprese, formazione e riqualificazione coerente alle dinamiche del mercato del lavoro, bilancio e certificazione delle competenze, profilazione. Allo stesso tempo i sostegni al reddito, compreso l’assegno unico provinciale, possono essere riorganizzati, ma non vanno tagliati, anzi vanno potenziati soprattutto quando si parla di famiglie potendo quindi essere focalizzati su target più deboli del mercato del lavoro come le donne, i disoccupati senior e i giovani.

Lo scenario in cui si devono inserire questi strumenti è molteplice. Da una parte il quadro nazionale con le risorse previste dal PNRR che dovrebbero pesare in Trentino per 50 milioni di euro. Risorse ingenti sulla cui destinazione anche i sindacati vogliono avere voce in capitolo. Sempre a livello nazionale dovrebbe essere in dirittura d’arrivo la riforma degli ammortizzatori sociali che prevede un più stretto legame tra politiche passive e attive anche attraverso la nuova misura GOL (garanzia occupabilità del lavoratore)”.

Perché il sistema parta lo Stato prevede l’assunzione di 11mila operatori per i centri per l’impiego. Un potenziamento delle risorse umane che è condizione indispensabile anche in Trentino, ma su cui la Giunta intanto continuare a non dare risposte limitandosi solo alla stabilizzazione del personale di Agenzia del Lavoro. Al contrario serve un potenziamento degli organici e una riqualificazione del persone oggi in servizio.

Altro tema chiave è quello delle politiche industriali. Il Trentino soffre di scarsi livelli di produttività e di un’economia scarsamente propensa all’innovazione, che va invece incentivata. Parallelamente vanno messi in campo percorsi formativi coerenti perché i nuovi fabbisogni delle imprese trovino risposta sul mercato del lavoro anche locale, puntando nel contempo al miglioramento qualitativo e retributivo delle condizioni di lavoro.

Resta il tema dei settori tradizionali, in particolare turismo, agricoltura ed edilizia, che pur innovando continueranno ad aver bisogno consistente di manodopera non reperibile esclusivamente sul territorio. Da qui il monito all’esecutivo di approcciarsi al tema del lavoro senza pregiudizi, affrontando con concretezza e lungimiranza anche la questione del reperimento e dell’inclusione del personale straniero.



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