ROVERETO (Trento) - Ha voluto esserci anche il presidente Claudio Soini, alla cerimonia che anche quest’anno la Campana dei Caduti di Rovereto ha dedicato alla figura di padre Eusebio Iori (Revò 1919-Roma 1979). Con il titolo “Fede, servizio e dialogo nel cuore dell’Europa” la Fondazione roveretana ieri sera ha voluto soffermarsi ancora sui meriti di questo frate cappuccino che fu cappellano militare della Guardia di Finanza. Fabrizio Paternoster, presidente dell’Associazione Italia-Austria di Trento e Rovereto, ha promosso questa proposta culturale perché sia forte la testimonianza di quanto padre Iori si spese per i valori del dialogo frontaliero (in particolare al Brennero) e della fraternità fra i popoli, tanto da venir nominato cittadino onorario di Innsbruck e insignito della Croce al Merito della Repubblica austriaca.
A lui si deve tra l’altro la fondazione del «Centro Alcide Degasperi», sorto sulle pendici del monte Bondone nel 1958, prima come colonia estiva internazionale per i giovani di vari Paesi europei, poi come preventorio per i bimbi trentini affetti da malattie e, infine, come centro didattico per i figli degli emigrati italiani all’estero.
L’approfondimento storico e biografico ieri sera è stato affidato al giornalista e saggista Marco Roncalli, che ha parlato anche di come Iori rinsaldò i rapporti tra Chiesa pontificia e Campana dei Caduti, di cui fu reggente negli anni stessi in cui Maria Dolens venne collocata sul colle di Miravalle.
Tra le autorità civili, militari e religiose intervenute, il presidente Soini ha spiegato di porgere ben volentieri il saluto del Consiglio provinciale di Trento, che ha voluto concedere il proprio patrocinio alla cerimonia.
“Ricordare padre Eusebio alla Campana – ha detto - significa tornare alle radici del messaggio affidato a Maria Dolens: onorare i caduti di tutte le guerre, superando le divisioni nazionali, per trasformare la memoria del dolore in un richiamo alla pace e alla fraternità tra i popoli. Con la sua personalità originale, padre Eusebio seppe fare del dialogo una pratica concreta, contribuendo alla ricostruzione dei rapporti tra Italia e Austria in anni nei quali le ferite lasciate dalle guerre erano ancora profonde. Per il Trentino, terra di confine e di Autonomia, questo insegnamento assume un significato particolare. La nostra Autonomia trova infatti una delle sue ragioni più profonde proprio nella capacità di comporre le diversità attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la responsabilità”.