TRENTO - Più di mille docenti degli istituti comprensivi della provincia si sono dati appuntamento ieri all’assemblea organizzata da Flc. Ed è solo una parte del personale scolastico che in questi giorni ha risposto alla chiamata del sindacato di via Muredei: mercoledì è stata la volta dei docenti della scuola secondaria di secondo grado, oggi invece si riuniranno personale Ata e assistenti educatori. Il filo rosso che unisce queste assise è la questione salariale divenuta ormai emergenza.

Il personale della scuola trentina pretende retribuzioni adeguate a un costo della vita in Trentino diventato insostenibile per chi vive di lavoro, che mette in difficoltà le persone, a fronte di salari fermi al palo e rinnovi contrattuali che non coprono nemmeno l’inflazione. Certamente si tratta di riconoscere professionalità, competenze e un carico di lavoro sempre più pesante, ma anche di comprendere che il personale della scuola non è più disposto ad accettare le condizioni di lavoro attuali e un salario sempre più basso. Il punto d’arrivo sono le buste paga dei colleghi della provincia di Bolzano. Come mostrato oggi in assemblea, un insegnante a inizio carriera in Alto Adige guadagna 6mila euro lordi in più all’anno. Questa somma arriva 10mila euro lordi a metà carriera e li supera a fine carriera. A fare la differenza è lo spessore dell’indennità provinciale che a Bolzano è lontana anni luce da quella trentina: 210 euro mensili fissi in Trentino contro una somma che a Bolzano, in funzione anche del grado di scuola, parte da 900 euro e in 8 anni di carriera raggiunge il massimo superando i 1500 euro, erogata su 10 mensilità, garantita sin dall’inizio del percorso lavorativo e quindi anche al personale a tempo determinato. Oltre a questa componente strutturale che dà spessore solido e stabile alla busta paga di Bolzano, i colleghi dell’Alto Adige hanno ottenuto un ottimo risultato con l’ultimo rinnovo contrattuale che ha permesso un reale recupero dell’inflazione del triennio 2022-2024.
Ha giocato un ruolo fondamentale un’articolata protesta spontanea dei docenti che verteva sul blocco di tutte le attività aggiuntive (ad esempio viaggi d’istruzione e uscite didattiche) sostenuta per due anni da un numero sempre crescente di docenti, e che, come spiegato ieri e oggi in assemblea dal segretario generale della Flc CGIL di Bolzano Stefano Barbacetto, ha portato allo stanziamento di ingenti risorse economiche destinate alla contrattazione della parte economica del contratto.
Una forma di protesta che molti docenti intervenuti alle assemblee di questi giorni intendono replicare anche in Trentino e che la FLC CGIL intende sostenere, incoraggiare e coadiuvare anche in termini di consulenza e informazione su quali siano le attività aggiuntive dalle quali si può astenersi e quali no, e che implicazioni o rinunce economiche comportano, perché questo è un aspetto delicato, molto articolato e molto tecnico. E’ stato chiesto il nostro sostegno e noi lo daremo. Va chiarito che il boicottaggio delle attività aggiuntive da parte del singolo docente può riguardare solo alcune attività sulle quali i docenti hanno pieno potere decisionale (ad esempio il rifiuto del coordinamento di classe, di dipartimento ecc.). Non si tratta di uno sciopero delle attività aggiuntive, perché solo un’organizzazione sindacale può proclamarlo, ma prevede procedure tecniche di proclamazione, raffreddamento e conciliazione più lunghe e codificate; se servirà a dare man forte alla protesta non esiteremo a proclamarlo. L’obiettivo in questo momento è aggregare tutte le anime che compongono la scuola puntando a un miglioramento importante del trattamento economico di chi lavora nella scuole della Provincia, come spiega il segretario provinciale trentino Raffaele Meo.
“A parole siamo tutti d’accordo sul valore e l’importanza della Scuola, ma quel valore è dato anche e soprattutto dalle persone che vi lavorano, che vanno valorizzate con stipendi giusti, dignitosi e in linea col costo della vita in Trentino, che è un costo alto, sempre più alto, non diverso da quello di Bolzano. Queste assemblee sono il primo passo di un percorso di mobilitazione. Se la politica è in ascolto noi siamo pronti a confrontarci con l’assessora Gerosa da subito. Diversamente andremo aggiungendo altri tasselli alla protesta fino a che non troveremo un’adeguata disponibilità”.