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Trento: Adriano Galliani si racconta al Festival dello Sport

giovedì, 22 settembre 2022

Trento – “Il mio cuore batte per il Monza, al Milan in prestito per 31 anni”, Adriano Galliani è il dirigente calcistico italiano più vincente grazie ai 29 trofei conquistati in rossonero in 31 anni dal 1986 al 2017. Nelle ultime tre stagioni ha portato il Monza, squadra della sua città, dalla serie C alla serie A per la prima volta nella storia del club brianzolo. Domenica scorsa allo Stadio Brianteo la squadra allenata da Raffaele Palladino ha superato per 1-0 la Juventus, ottenendo la prima vittoria nella massima serie. Il “condor”, dal palco del Teatro Sociale ha parlato delle gioie più recenti e del passato costellato da successi pazzeschi ottenuti grazie ad una serie impressionante di campioni giunti al Milan proprio grazie al prezioso lavoro dello stesso Galliani. 

Ha seguito, si fa per dire, gli ultimi minuti di Monza-Juventus dal duomo del capoluogo brianteo. La tensione era troppo forte tanto da sfociare in lacrime quando è arrivata l’ufficialità del triplice fischio. “Io tifo Monza da quando avevo 5 anni, mia mamma mi portava a vedere tutte le partite, sono entrato in società nel 1975, insomma è una vera passione – ha spiegato Galliani -. Ho lasciato la realtà biancorossa solo perché mi fu chiesto di diventare l’amministratore delegato del Milan ma il mio cuore è biancorosso. Ecco perché vincere per la prima volta in serie A contro la Juventus ha rappresentato per il sottoscritto un’emozione così forte”.

E sì che di esperienza pallonara Galliani ne ha davvero tanta, sentendo solo alcuni nomi che sono stati protagonisti dei 31 anni al Diavolo viene la pelle d’oca. “Cominciamo dai portieri, penso a Giovanni Galli, Sebastiano Rossi e Nelson Dida. Galli doveva essere sempre concentrato al massimo perché ogni partita gli arrivavano al massimo due tiri nello specchio della porta, Sebastiano era davvero forte dal punto di vista mentale, partiva puntualmente come dodicesimo salvo poi diventare titolare. Dida, fino a quando non fu colpito dai petardi lanciati dalla Curva Nord, è stato il migliore del mondo”. Passando alla difesa gli occhi di Galliani si sono illuminati parlando di Paolo Maldini: “Paolo è il Milan, perché il suo papà era il Milan. Le caratteristiche tecniche di Paolo si conoscono. Il papà nel ’63 alzò la Coppa dei Campioni e 40 anni dopo sempre in Inghilterra toccò a Paolo alzare questo trofeo. Non è successo a nessuna squadra d’Europa”. Parole di grande stima l’attuale ad del Monza le ha spese anche per Tassotti e Baresi salvo poi passare a Carlo Ancelotti: “Arrivò al Milan tra la diffidenza generale per i numerosi infortuni al ginocchio. Da noi disputò cinque stagioni di livello assoluto in campo e poi, dopo due anni di panchina alla Juventus, per otto stagioni fu il nostro allenatore. La sua forza è la tranquillità e la calma che è in grado di trasmettere a dirigenti e giocatori, non a caso ha vinto tutto dovunque”. Il preferito in assoluto del “condor” è però Marco Van Basten: “Talento e classe infinita, un giocatore assoluto e inimitabile. E sì che di profili dalla classe cristallina ne abbiamo avuti tanti. Penso a Kakà, Gullit, Rui Costa, per non parlare di Ronaldinho e Rivaldo che se solo fossero stati meno “gaudenti” chissà cosa avrebbero potuto fare”.



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