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Strumenti e competenze per contrastare e prevenire la violenza sulle donne

Il presidente Fugatti: "Si rafforza in Trentino la capacità di risposta"

TRENTO - Fornire strumenti e competenze per rendere sempre più efficace e professionale il lavoro di chi entra in contatto con le donne vittime di violenza. È l’obiettivo dei laboratori formativi promossi dall'UMSe prevenzione della violenza e della criminalità della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con TSM - Trentino School of Management. Il progetto formativo, dal titolo “Le lenti invisibili. Come schemi mentali e aspettative influenzano l’ascolto e le decisioni nel contrasto alla violenza”, è rivolto agli operatori e alle operatrici delle Forze dell'ordine, dell’Asuit, dei servizi sociali territoriali e degli enti del Terzo settore. Il percorso è strutturato in 10 edizioni che si svolgeranno nel corso dell’anno in più sedi territoriali al fine di coinvolgere, in un’ottica multidisciplinare, i professionisti e le professioniste che a vario titolo intercettano e gestiscono le situazioni di violenza.

“Questa iniziativa formativa, ha evidenziato il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti - è frutto di un percorso importante, intrapreso negli ultimi anni. Sul tema della violenza contro le donne abbiamo lavorato con grande impegno e in sinergia con le diverse istituzioni. I dati, seppur sempre allarmanti, indicano, tuttavia, una crescita sensibile di richieste di aiuto e di informazioni. Un segnale che evidenza un’aumentata consapevolezza, fra le donne, della rete di supporto, attenzione e ascolto verso questo tragico fenomeno che il Trentino ha saputo costruire. Grazie al lavoro di tutti, è stata rafforzata la presenza dei centri antiviolenza sul territorio e delle case rifugio. Con l'intervento del Consiglio provinciale sono, inoltre, stati introdotti degli aiuti finanziari alle vittime. L’auspicio - ha detto Fugatti - è che i nostri sforzi possano aumentare l’efficacia e la concretezza degli interventi. L’impegno della Provincia - ha concluso il presidente - è quello di costruire un Trentino sempre più sicuro per tutte le donne, promuovendo l’autonomia delle vittime attraverso percorsi di inserimento lavorativo e supporto economico, affinché nessuna donna possa sentirsi sola".

"I dati ci dicono - ha evidenziato il presidente di TSM, Francesco Barone - che la violenza contro le donne è, purtroppo, un fenomeno strutturale e profondo che necessita, per la sua complessità e la sua enorme rilevanza sociale, di un impegno concreto, costante e interistituzionale. TSM sente forte la responsabilità di fare la propria parte, nella consapevolezza che la sfida sia, prima di tutto, formativa. Una donna che subisce violenza - ha detto Barone - deve trovare una rete sensibile e capace di interpretarne il momento di difficoltà. La qualità di una comunità si misura anche dalla capacità di proteggere chi è più vulnerabile e, anche grazie alla formazione, questa sifda, che è prima di tutto culturale, può essere vinta.
Il laboratorio che si apre oggi - ha concluso Barone - non è solamente un momento fomativo, ma un tassello concreto per costruire una società più giusta, più attenta e più umana".

L'importanza di fare rete fra i diversi soggetti che operano sul territorio e di rendere sempre più efficace l'attenzione e le capacità di ascolto è stata sottolineata dagli interventi di Nadia La Femina, sostituto procuratore della Procura di Trento, Salvatore Anania, Vicario del Questore di Trento, del tenente colonnello Michele Capurso, Comandante del Reparto operativo dei Carabinieri e di Elena Bravi, direttrice per l'integrazione socio sanitaria di ASUIT.

"Siamo passato dalla logica del famoso detto: 'fra moglie e marito non mettere il dito' alla certificazione delle procedure d'intervento - ha sottolineato Salvatore Anania". "L'Arma dei carabinieri partecipa con convinzione alla rete antiviolenza - ha detto il tenente colonnello Capurso - evidenziando la necessità di migliorare le capacità di ascolto. Negli anni, grazie anche alle attività di formazione, l'approccio e la capacità di risposta è cresciuta e migliorata".

Nel lavoro della rete antiviolenza, così come in ogni lavoro relazionale, ogni ascolto e ogni decisione sono attraversati da mappe mentali, schemi di interpretazione ed aspettative spesso automatiche, di cui anche i professionisti sono solo in parte consapevoli. Il percorso formativo, con la docenza di Roberta Radich e Andrea Picco, propone uno spazio di esplorazione e di consapevolezza su come, tali rappresentazioni implicite, influenzino la relazione con le persone, la valutazione delle situazioni e le scelte operative. Attraverso riflessioni teoriche ed esercitazioni esperienziali, i partecipanti saranno accompagnati a riconoscere le proprie “lenti invisibili”. L’obiettivo non è eliminare gli schemi, ma imparare a osservarli, sospenderli e affiancarli a uno sguardo più ampio e riflessivo.

Si lavorerà sulla differenza tra osservazione e interpretazione, sulla distinzione tra dati osservabili e ipotesi e su come generare e potenziare le domande come strumento al servizio del lavoro di cura e di protezione. Il percorso intende rafforzare la qualità dell’ascolto e dell’intervento, sostenendo pratiche professionali attente, eque e responsabili a tutela delle persone coinvolte e degli operatori stessi. Il laboratorio si pone, dunque, l’obiettivo di incrementare le competenze e la capacità di risposta coordinata del sistema territoriale, valorizzando l'integrazione tra le diverse istituzioni pubbliche e private che compongono la rete antiviolenza trentina. Attraverso questa formazione si intende fornire strumenti per innalzare ulteriormente la qualità dell'intervento quotidiano degli operatori sociali e delle Forze dell'ordine, sostenendo l'adozione di pratiche responsabili e uniformi su tutto il territorio provinciale.
Ultimo aggiornamento: 28/05/2026 20:25

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