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Rovereto: "Emergenza casa per i lavoratori. Il primo criterio deve essere l’equità"


La Cgil ribadisce i dubbi sul progetto del Comune di Rovereto. “Condividiamo l’intenzione di costruire risposte anche per i dipendenti, ma non a scapito di altri segmenti fragili, sia tra i lavoratori sia nella comunità”

“La casa rappresenta un problema sempre più impellente per fasce ogni giorno più ampie di persone. Tra queste anche molte lavoratrici e lavoratori che pur potendo contare su uno stipendio non riescono a trovare risposte sul mercato abitativo perché i costi delle abitazioni e gli affitti sono al di sopra delle loro possibilità economiche. Consapevoli di questo problema non possiamo che apprezzare la spinta che sta alla base del progetto Emergenza casa – abitare per i lavoratori promosso dal Comune di Rovereto con Confindustria.
Così come fatto nei mesi scorsi però non possiamo fare a meno di sollevare alcune critiche ad un progetto che, pur nascendo da buone intenzioni, rischia di produrre iniquità, per di più a danno delle fasce più deboli della popolazione”. Lo afferma Manuela Faggioni, responsabile delle politiche abitative per la Cgil del Trentino e segretaria del Sunia.
“Il tema non è tanto dar risposte ai lavoratori dell’industria, quanto dare risposta a tutte le lavoratrici e i lavoratori che si trovano in affanno per un’abitazione. L’amministrazione comunale facendo un bando per un’unica categoria economica, di fatto non prende in considerazione il bisogno abitativo di quanti, e sono tanti, operano nel commercio, nei servizi, nel turismo, negli appalti e che spesso hanno salari anche più bassi e dunque maggiori difficoltà”.
Oltre a questo problema, per la Cgil, ce n’è un secondo ancora più grave: gli alloggi pubblici devono rispondere prioritariamente, e secondo criteri definiti e graduatorie, ai bisogni, alle fragilità e alle emergenze espresse dalla comunità. Stabilire un canale privilegiato per un segmento, inevitabilmente rischia di creare risposte inique e danneggiare i più fragili.
C’è infine un pericolo che non andrebbe sottovalutato secondo il sindacato. “Legare il contratto di affitto al contratto di lavoro comporta il rischio che se si perde l’occupazione, si resta anche senza abitazione”.
Per la Cgil le istituzioni, comuni e Provincia, dovrebbero invece costruire risposte strutturali ed eque al bisogno abitativo, con la realizzazione di nuovi alloggi sociali e a canone moderato, con misure che incentivino a rimettere sul mercato le case sfitte dei privati e trovando dei disincentivi per quanti fanno speculazione immobiliare.
Ultimo aggiornamento: 10/10/2026 22:20

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