I messaggi del Vescovo di Como nella Veglia Pasquale del Sabato Santo e nel solenne pontificale nella Domenica di Pasqua.
Ieri sera, durante la Veglia, il Vescovo Cantoni ha celebrato i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana per 4 eletti ai Sacramenti pasquali (nella foto): il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia. Sara (17 anni), Aristide (78 anni), Masaya (38 anni) e Angela (30 anni): questi i nomi delle quattro persone delle comunità di Maccio, San Fedele in Como, Lucino, (tutte in provincia di Como). Da domenica 5 aprile a domenica 12 aprile sentiremo in tutte le Messe i nomi dei neofiti: Sara e Angela, e quelli nuovi scelti da Aristide (che si chiamerà Francesco) e da Masaya (che si chiamerà Pietro Leone).
Omelia Veglia pasquale
Como-Cattedrale, 4 aprile 2026
Nell’azione liturgica di questa notte lasciamo che una esplosione di gioia, di commozione e di esultanza vibri in mezzo alla nostra assemblea, causata dalla risurrezione di Cristo Signore. Proclamiamo con forza l’opera del Dio trinitario, che ha sconfitto il male del mondo e proclamato la vittoria certa dell’amore. L’acqua battesimale che ci rende uomini nuovi ci consegna, come compito inderogabile, quello di immettere nella nostra storia personale e insieme comunitaria, le nuove energie di risurrezione, di cui Cristo risorto ci fa dono, e di impegnarci quindi nel seminare il bene, in ogni ambiente di vita da noi abitato.
È l’augurio che rivolgiamo a questi nostri fratelli e sorelle che stanno per ricevere il battesimo.
Con esso viene impresso nella loro vita un orientamento nuovo: quello di essere testimoni di un modo nuovo di vivere e di operare secondo il vangelo di Gesù.
Attraverso il battesimo questi nostri fratelli sono chiamati a passare dall’io al noi, ossia a riconoscersi rinati all’interno del corpo della Chiesa, in cui vige la legge della “mistica filiale”, cioè una totale e intima comunione con Dio padre e insieme la “mistica fraterna”, che ci responsabilizza nei confronti degli altri, divenendo strumenti di pace e di riconciliazione, in un mondo in cui regna tanta indifferenza e solitudine.
Questa sera tutti, insieme siamo chiamati ad annunciare che è l’amore a vincere la morte e superare ogni ostilità, che è l’azione potente di Dio che rinnova il mondo con la forza del suo Spirito Santo, ma che nello stesso tempo ci richiede un personaleCon questa consapevolezza nel cuore, continuiamo a fidarci di Dio Padre: la vittoria di Cristo sul male e sulla morte supera sempre le contraddizioni e le storture in questa ora oscura della storia, mentre ci responsabilizza, a tal punto da essere con lui creatori di una nuova umanità. Siamo chiamati a infondere tenacemente, in un mondo che persiste nella resistenza al bene, la forza innovativa dell’amore divino che ci è stato donato. La risurrezione del Signore è la prova della verità della Croce, considerata dagli uomini una infamia, mentre, al contrario, si è rivelata strumento efficace della sapienza di Dio. Senza la fede nella potenza salvifica della Croce di Cristo, che ha distrutto le forze del maligno, senza la certezza della possibilità di una vita nuova, fondata su di Lui, risorto dai morti, sarebbe illusorio e vano celebrarne la vittoria.
Come il Signore ha liberato Israele dalla oppressione del faraone, così ancora oggi, attraverso l’acqua del battesimo, rigenererà i suoi figli di adozione e li mette in grado di costruire un mondo più giusto, fondato sulla solidarietà, un popolo di figli di Dio e di fratelli tra noi.
In questo triste periodo della nostra epoca, constatiamo come l’umanità intera sia stravolta da potenze che la devastano, dal momento che oggi sembra piuttosto trionfare il contrario, cioè la vittoria del male, espressa dalle guerre nel mondo (oggi sono 56/59 i conflitti armati!), dalla violenza, dall’ingiustizia, dalla prepotenza e la insensatezza dei potenti.
Il nostro compito, come cristiani, è quello innanzitutto di condividere dal di dentro l’inquietudine di ogni uomo, l’angoscia e la paura di morire e la tristezza del fallimento. Anche noi siamo chiamati ad affrontare positivamente la sofferenza e la morte, ma con quel “di più” di ostinata speranza che viene dallo sguardo sul Crocifisso risorto.
Siamo certi dell’amore che Dio ha per noi: esso non conosce pentimenti; perciò, non ci lascerà vagare nel buio se noi avremo il coraggio di tornare a Lui: ci darà un cuore nuovo, metterà dentro di noi uno spirito nuovo. Ci darà un cuore di carne, capace di piangere con chi piange e di gioire con chi gioisce se avremo saputo riconoscerlo come il vero Signore del mondo.
Perciò noi cristiani abbiamo questo inderogabile compito: quello di essere portatori della novità evangelica, che contrasta e blocca il male, la violenza e l’odio mediante la forza attiva del perdono, della mitezza, delle opere di riconciliazione, fondate sul dialogo, sul rispetto di ogni persona e sulla dignità di ogni popolo. Siamo chiamati, proprio perché cristiani, a testimoniare la speranza, proprio dentro questo tempo drammatico, ma ancora assetato di Dio e della sua pace. Pensate a quanti (e sono tanti!) nel mondo che da adulti e giovani riceveranno il battesimo, come riportano in questi giorni le agenzie di stampa con un certo imbarazzo o come sorpresa!
Noi cristiani non avremmo nulla da dire di originale al mondo se non fossimo ancorati sulla vittoria certa dell’amore, frutto della risurrezione di Cristo, dono che è sì grande e insuperabile, ma anche tesoro affidato a un laborioso e paziente lavorìo da parte nostra nel tessere pazientemente relazioni di pace e gesti di fraternità, compito non solo dei potenti della terra, ma anche nostro, mediante la nostra creativa carità, là dove ci troviamo a vivere e a servire.
Oscar card.
CANTONI
Omelia Pasqua 2026, Messa del giorno
Como, Cattedrale, 5 aprile 2026
Facciamo festa nel Signore Gesù: crocifisso, ora è risorto e vivo! Egli effonde su di noi e su tutti i credenti in Lui come primo dono pasquale, la pace, il perdono e la gioia dello Spirito.
Con uno sguardo globale alle letture di oggi, ciò che meraviglia immediatamente è la semplicità con cui Gesù, risorto da morte, va a cercare i suoi amici: senza spirito di rivalsa, senza prendersela con nessuno per quanto è successo.
Gesù risorto non ha fatto nulla per mostrarsi a tutti con maggiore evidenza, ma non si è sottratto ai suoi discepoli, ancora pieni di vergogna per la loro infedeltà.
Non sarebbe stato meglio se Gesù si fosse preso una bella rivincita, come avremmo preferito noi, per imporre con la forza e piena evidenza la realtà della risurrezione? Tuttavia, Dio da sempre ha scelto di non imporsi, dal momento che legge dell’amore è di non si impone mai. Gesù continua solo a proporsi, si offre, e con discrezione. (Lo fa anche ora!).
Il Signore si presenta non a tutto il popolo, ma “a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” come ricorda Pietro nella prima lettura. Chi ama davvero con tiene conto dei torti subiti, e si rimette totalmente alla libertà degli altri. Gesù si limita ad offrire di nuovo ai discepoli il suo amore e la sua amicizia (molto diversamente da noi!). Egli si adopera per togliere ai suoi amici un inutile senso di colpa, prigionieri della paura e della tristezza del fallimento. Ed è Gesù che offre per primo ad essi il perdono e in più un grande ardore di carità, segno di un cuore riconciliato. La vita nuova ed eterna che Dio Padre ha donato a Cristo, suo figlio, non è altro che la conseguenza di una vita terrena pienamente colma e traboccante di bene che nemmeno la morte ha potuto annientare.
Frutto di questa pace ridonata ai discepoli da parte di Gesù, sarà l’annuncio che un giorno l’apostolo Pietro sarà in grado di riferire al primo pagano convertito, il centurione romano Cornelio: “chiunque crede nel Signore riceve il perdono dei peccati”.
La luce della risurrezione, come riferito dal vangelo, non è abbagliante, come al momento della trasfigurazione. Maria di Magdala, recatasi al sepolcro di buon mattino, non è in grado di riconoscere il Signore. Scoprirà la tomba vuota, poi annuncerà, sconvolta, a Pietro e a Giovanni che “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Le lacrime le offuscano la vista, sebbene osservi e anche veda due angeli, non comprende ciò che vede. Quindi confonderà il suo amato maestro con un giardiniere.
Ed ecco che il vangelo riporta la notizia della corsa dei due discepoli che, chiusi in casa, si recano velocemente al sepolcro. Giovanni corre più in fretta al sepolcro, Pietro più lentamente. Per lui la morte di Gesù rappresentava un fallimento, sebbene malgrado i rinnegamenti, mantenga la sua adesione a Gesù, ancora non ha accettato pienamente il suo dono. Colui che corre più in fretta, Giovanni, al contrario, avendo una viva esperienza dell’amore di Gesù, concepisce la morte in croce come prova di amore e fonte di vita.
Tuttavia, è Pietro che entra per primo nella tomba. Dando la precedenza a Pietro, Giovanni gli mostra il suo amore, cui è portato dalla sua sintonia con Gesù. Pietro vede i teli e il sudario arrotolato. Osserva semplicemente, mentre Giovanni, alla luce degli stessi indizi, passa a un’altra forma di conoscenza: “vide e credette”, il discepolo amico di Gesù ha compreso, vedendo i segni.
Nel mondo della risurrezione si accede solo per grazia, per un dono che ci fa il Signore.
A differenza della passione, che è facilmente controllabile, perché appartiene alla esperienza umana, la risurrezione non si può verificare con i normali strumenti di indagine. La risurrezione è un evento, un inizio assolutamente nuovo, appartiene al mondo del divino… a noi manca del tutto l’esperienza diretta di questo mondo. Solo per grazia viene partecipato a noi. nessuno di noi è mai preparato a riconoscere il Signore quando viene a noi. Ed è sempre Lui che si rivela per primo.
La scoperta della novità del Signore non proviene da noi stessi, occorre una sintonizzazione progressiva con il mistero del Risorto, così da poterlo riconoscere. Così ci insegna s. Agostino: “Non è gran cosa credere che Gesù è morto. Questo lo credono anche i pagani, tutti lo credono. La cosa veramente straordinaria è credere che egli è risorto. La fede dei cristiani sta nella risurrezione di Cristo”.