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Giovedì 16 aprile 2026
Manifattura bresciana: presentato il nuovo Indice della capacità produttiva
È stato presentato ieri pomeriggio, giovedì 16 aprile – il nuovo Indice della capacità produttiva: l’inedito strumento è stato concepito dal Centro Studi di Confindustria Brescia, con l’obiettivo di fornire una lettura strutturale di lungo periodo del sistema manifatturiero locale.
Nel dettaglio, i risultati sono stati presentati durante il seminario “Manifattura sotto pressione: Brescia e l’Europa a un bivio”, promosso nella sua sede di via Trieste dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme a Confindustria Brescia, e inserito nel percorso di analisi sviluppato con BFocus, report periodico che legge le principali dinamiche economiche internazionali attraverso una prospettiva territoriale.
Durante i lavori, sono intervenuti in apertura Andrea Santini (preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università Cattolica del Sacro Cuore) e Giovanni Marseguerra (direttore di OpTer, Università Cattolica del Sacro Cuore), prima dei contributi tecnici di Daniela Bragoli (Università Cattolica del Sacro Cuore), Tommaso Ganugi (Confindustria Brescia), Davide Fedreghini (Confindustria Brescia) e del panel di discussione con Alessandro Azzi (presidente della Federazione lombarda delle Banche di Credito Cooperativo e della Commissione regionale ABI Lombardia), Mario Bonomi (vice presidente Confindustria Brescia) e Massimiliano Rigon (Banca d’Italia, Sede di Milano). L’incontro ha rappresentato inoltre un’importante occasione per avvicinare gli studenti al percorso della laurea magistrale GEOR (Gestione del lavoro e comunicazione per le organizzazioni) – Facoltà di Scienze politiche e sociali, mettendone in evidenza l’attenzione ai temi dello sviluppo locale e del sistema produttivo.
Il nuovo strumento nasce dalla consapevolezza che, per analizzare con maggiore accuratezza il processo di trasformazione del sistema manifatturiero, sia necessario considerare una pluralità di variabili, tra cui valore aggiunto, occupazione, export e produzione industriale, ciascuna in grado di offrire una prospettiva diversa dello stesso fenomeno. A questi indicatori si affianca proprio l’Indice della capacità produttiva, elaborato a livello nazionale dal professor Riccardo Gallo, direttore dell’Osservatorio delle Imprese della Sapienza di Roma. Tale indice evidenzia l’impatto degli investimenti in impianti sulla capacità produttiva del sistema manifatturiero nazionale: cresce quando le imprese investono in nuovi impianti, e diminuisce in presenza di chiusure, mancati rinnovi o perdita di efficienza dovuta all’invecchiamento degli impianti stessi. Costruito su dati ufficiali ISTAT, l’indice non disponeva tuttavia, sino ad oggi, di articolazioni territoriali.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi, negli ultimi venticinque anni la manifattura bresciana ha mostrato una capacità di tenuta superiore rispetto al dato nazionale, pur all’interno di un contesto segnato da shock economici, transizioni industriali e crescenti tensioni geopolitiche. In particolare, grazie ai dati dell’Indagine congiunturale trimestrale – condotta dal 1996 su un campione rappresentativo di circa 250 imprese – è stato possibile elaborare, attraverso una metodologia statistica rigorosa, un indicatore comparabile con quello nazionale. Il confronto tra le due serie evidenzia dinamiche molto simili, risultato tutt’altro che scontato data l’indipendenza dei campioni.
Ponendo la capacità produttiva del 2000 pari a 100, emerge che in 25 anni la manifattura nazionale ha perso circa 20 punti, mentre quella bresciana 14. Un andamento riconducibile alla contrazione degli investimenti e a una politica industriale nazionale spesso debole e poco coerente.
L’analisi storica consente inoltre di individuare chiaramente gli eventi macroeconomici che hanno inciso sul sistema produttivo. La crisi finanziaria del 2008 ha rappresentato uno shock profondo, determinando un crollo degli investimenti sia a livello nazionale sia locale. Una ripresa si osserva a partire dal 2016, con l’introduzione del Piano Nazionale Industria 4.0, che ha incentivato nuovi investimenti e sostenuto la crescita dell’indice. La pandemia ha causato una forte interruzione delle attività produttive, ma con effetti sulla capacità produttiva meno gravi rispetto alla crisi del 2008.
Più recentemente, le tensioni geopolitiche — in particolare il conflitto russo-ucraino e le instabilità in Medio Oriente — hanno alimentato un clima di incertezza che frena le decisioni di investimento delle imprese. A differenza del dato nazionale, che mostra un nuovo indebolimento, la manifattura bresciana registra un lieve recupero, in linea con una dinamica lombarda complessivamente più performante. Lo scenario attuale appare quindi caratterizzato da luci e ombre: da un lato un tessuto produttivo locale più solido, dall’altro rischi rilevanti legati al contesto internazionale, ai possibili rincari energetici e a politiche industriali ancora non pienamente efficaci a livello nazionale ed europeo.
“Il quadro che emerge – sottolinea Paolo Streparava presidente di Confindustria Brescia – è quello di un sistema produttivo che ha dimostrato capacità di adattamento e solidità, ma che oggi si confronta con sfide complesse e in larga parte esogene. Per sostenere gli investimenti e rafforzare la capacità produttiva – che appare comunque in calo negli ultimi 25 anni – sarà fondamentale garantire un contesto favorevole, a partire da politiche industriali efficaci, certezza normativa e una visione europea più incisiva. È quanto stiamo ripetendo da ormai diverso tempo: un discorso che assume un valore ancora più profondo proprio alla luce di tutto quanto sta accadendo nel mondo, in particolare nel Golfo Persico. Solo con una visione industriale di medio e lungo periodo da parte della politica, le nostre aziende possono pensare di continuare a programmare e investire.”
"Il rischio di deindustrializzazione in Europa, e quindi anche in Italia, è oggi una questione che richiede uno sguardo lucido e una capacità di analisi non superficiale – aggiunge Daniela Bragoli, docente di economia politica alla Facoltà di Scienze politiche e sociali e membro del comitato scientifico di Opter dell’Università Cattolica –. L’Italia resta senza dubbio il secondo Paese manifatturiero europeo e Brescia rappresenta, in questo quadro, un territorio di eccellenza, segnato da una tradizione produttiva solida, da una diffusa vitalità imprenditoriale e da una straordinaria cultura del lavoro. Allo stesso tempo, però, stanno emergendo nodi strutturali che non possono essere ignorati: l’ascesa della Cina, ormai competitiva anche nei settori a più alto valore aggiunto, la difficoltà europea nel rinnovare e differenziare il proprio modello produttivo e una politica industriale comune che, negli ultimi anni, è apparsa spesso frammentata, talvolta più orientata alla regolazione che al sostegno strategico della competitività, dell’innovazione e degli investimenti. Anche per questo diventa essenziale creare spazi di lettura e interpretazione dei cambiamenti in atto. In questa direzione si colloca BFocus, una newsletter di approfondimento anche tecnico, frutto della collaborazione tra Università Cattolica e Confindustria, che si propone di leggere le principali dinamiche economiche internazionali attraverso una prospettiva territoriale. L’incontro si inserisce pienamente in questo orizzonte e rappresenta un’occasione preziosa sia per comprendere le trasformazioni del sistema produttivo, sia per mostrare agli studenti il valore formativo della Laurea Magistrale GEOR, da sempre attenta ai temi dello sviluppo locale e al rapporto concreto e fecondo tra università e realtà economica del territorio."
Ultimo aggiornamento:
17/04/2026 10:37:16