TRENTO - Appuntamento con il teatro martedì 24 febbraio alle ore 17.30 allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento sotto piazza Cesare Battisti, dove andrà in scena “Pompei. Persone di gesso”, lezione recitata scritta da Valentina Cabiale e interpretata da Chiara Galliano. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Lo stagno di Goethe, prende spunto dai calchi di Pompei e dallo svelamento di come nacquero per riflettere sul presente, sui desideri, sulle paure e sul rapporto con il dolore e i sentimenti altrui, andando oltre il puro ambito archeologico per esplorare terreni letterari, storici, antropologici e filosofici.
Tutto questo in modo brillante, grazie a una originale drammaturgia, che spazia attraverso i tempi e i generi - dai testi storici di Plinio il Vecchio alla musica di Freddie Mercury. Il recital sarà preceduto alle ore 16.30 da una visita guidata alla mostra "I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana", allestita nel sito e visitabile fino al 31 ottobre prossimo. La proposta è dei Servizi Educativi dell'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento. L’ingresso e la partecipazione alla visita e allo spettacolo sono gratuiti fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Nel caso archeologico eccezionale che è Pompei, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. non ha pietrificato soltanto l’ultimo giorno di vita di una città, con le sue strade, le abitazioni, la cultura materiale degli abitanti. La città sepolta conserva anche i resti e le impronte di molti degli uomini e donne che vi morirono.
Giuseppe Fiorelli, ispettore degli Scavi, nel 1863 ebbe la geniale intuizione di colare del gesso liquido nelle cavità che si conservavano all’interno degli strati deposti dall’eruzione vulcanica; in questo modo dalle impronte in negativo fu possibile ricreare il volume dei corpi umani, che si erano decomposti dopo che gli strati si erano già induriti. Così furono ottenuti i famosi calchi di Pompei, che ci permettono di vedere gli uomini e le donne pompeiani nell’istante in cui morirono. La morte “colta sul fatto”, come scrisse il letterato svizzero Marc Monnier nel 1864. Sin dall’inizio i calchi sono stati un oggetto da esposizione e una delle principali attrattive di Pompei: attraggono almeno quanto spaventano e la loro esposizione solleva questioni di etica, come nel caso delle mummie o di altri resti umani ma in misura anche maggiore, perché i calchi mostrano uomini e donne in agonia. È eticamente corretto mostrarli pubblicamente? Esiste un modo di esporli più dignitoso di un altro? I calchi di Pompei, reperti archeologici senza confronti, ci interrogano nel profondo su come porci davanti al dolore degli altri.
Chiara Galliano è violoncellista e attrice. Diplomata al Conservatorio di Torino, si perfeziona a Parigi dove frequenta il Master di creazione teatrale dell’Università Sorbonne Nouvelle. Ha partecipato a svariati progetti teatrali e musicali. È co-fondatrice della compagnia teatrale Collectif Merci pour la tendresse. Dal 2022 fa parte dell’equipe di mediazione del Théâtre des Quartiers d’Ivry (CDN du Val-de-Marne).
Valentina Cabiale, archeologa specializzata in archeologia medievale a Firenze, dal 2004 lavora in attività di scavo archeologico e archeologia preventiva e dal 2013 è direttore tecnico di un’azienda specializzata nel settore. In parallelo, partecipa a progetti in ambito teatrale, scrive recensioni, articoli, testi drammaturgici tra i quali le “Lezioni recitate” della compagnia teatrale “Lo stagno di Goethe”. Uno dei suoi principali interessi è lo studio dei molteplici modi attraverso i quali il passato è attivo e influenza il presente.