LONATO DEL GARDA (Brescia) - La Rocca di Lonato del Garda
ha ospitato
l’Assemblea 2026 della Piccola Industria di Confindustria Brescia, intitolata
“Generazioni d’Impresa”.
Al centro dell’incontro – che ha fatto registrare il tutto esaurito, con
200 iscritti – uno dei temi più rilevanti per il futuro delle piccole e medie imprese:
il passaggio generazionale, fase cruciale nel ciclo di vita aziendale che richiede consapevolezza, pianificazione e capacità di affrontare il cambiamento.

I lavori – moderati da Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24Ore – sono stati aperti da
Barbara Ulcelli, presidente Piccola Industria Confindustria Brescia; a seguire gli interventi di
Davide Fedreghini, Centro Studi Confindustria Brescia, per la presentazione dei risultati della survey sul passaggio generazionale, e
Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova, sull’evoluzione delle imprese familiari, prima di una case history del territorio, quella di Conveco Srl, con
Lanfranco Veneziani, amministratore delegato dell’azienda, e
Francesco Veneziani, responsabile Gestione Operativa e presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria Brescia. Le conclusioni sono state affidate a
Fausto Bianchi, presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria.
Nel corso dell’Assemblea sono stati presentati i risultati di una ricerca sul tema del passaggio generazionale, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e intitolata
"Le PMI bresciane alla prova del passaggio generazionale". L'analisi ha preso il via da alcune evidenze di carattere generale: in particolare, negli ultimi venticinque anni la governance delle imprese bresciane ha registrato un progressivo invecchiamento. Dal 2000 al 2025 la quota di titolari, soci e amministratori tra i 30 e i 50 anni è scesa dal 55% al 34%, mentre quella degli over 50 è passata dal 35% al 62%.
La fotografia sulle circa 900 imprese della Piccola Industria conferma questa tendenza:
l'età media degli oltre 2.200 amministratori è pari a 58 anni, con appena il 9% di under 40 e quasi uno su cinque con più di 70 anni. Inoltre, l'82% delle imprese presenta un'età media degli amministratori superiore ai 50 anni.
Ancora contenuta la presenza femminile, pari al 23% del totale, sebbene più elevata nelle fasce anagrafiche più giovani.
Partendo da queste evidenze, il Centro Studi ha quindi distinto tra le imprese che hanno già completato o stanno vivendo il ricambio ai vertici negli ultimi quindici anni (Passaggio vissuto) da quelle che prevedono di affrontarlo entro i prossimi cinque anni (Passaggio programmato).
Dalla rilevazione emerge che, in entrambi i casi, la principale motivazione alla base del ricambio è garantire la continuità e la stabilità dell'impresa, mentre gli aspetti di natura familiare risultano secondari. L'indagine sottolinea inoltre come le aziende che stanno programmando il ricambio siano maggiormente orientate ad avvalersi del supporto di figure esterne, in particolare consulenti legali e notarili specializzati, affiancati sempre più spesso da percorsi di coaching dedicati allo sviluppo della leadership.
Infine, l’analisi conferma che il passaggio generazionale, pur rappresentando uno dei momenti più delicati nella vita di un'impresa, costituisce anche una concreta opportunità di crescita. Tra le aziende che lo hanno già affrontato, soltanto l'8% non ha riscontrato cambiamenti significativi, mentre la grande maggioranza segnala benefici legati al rinnovamento strategico, all'apertura verso nuovi mercati, all'introduzione di tecnologie e nuovi processi e al rafforzamento dell'assetto organizzativo.
“Il passaggio generazionale non riguarda soltanto il trasferimento di quote societarie o responsabilità – le parole di Barbara Ulcelli, presidente della Piccola Industria di Confindustria Brescia –, ma la continuità di un progetto imprenditoriale e la capacità di un'azienda di guardare al futuro senza perdere i propri valori. Per questo va affrontato con anticipo, metodo e coraggio: non è un evento, ma un percorso, come testimoniano i dati emersi dall’indagine del Centro Studi e presentati oggi durante la nostra Assemblea. Come Piccola Industria vogliamo accompagnare le imprese in questa fase, mettendo a disposizione strumenti, competenze e occasioni di confronto, perché preparare il futuro significa preparare anche chi quel futuro dovrà guidarlo. Se sapremo costruire un ponte tra esperienza e innovazione, tra chi ha creato e chi continuerà a creare, avremo garantito un futuro non solo alle nostre imprese, ma anche al nostro territorio”.
“Il passaggio generazionale è una delle grandi sfide industriali del nostro Paese, ma può essere affrontato solo se letto insieme al tema più ampio della crescita delle PMI – aggiunge Fausto Bianchi, presidente Piccola Industria Confindustria –. Nei prossimi dieci anni circa un terzo delle aziende familiari italiane ne sarà coinvolto, con una trasformazione che toccherà una parte enorme del sistema produttivo e che richiederà una responsabilità condivisa: delle imprese, chiamate a pianificare per tempo; del nostro Sistema, chiamato ad accompagnarle e sollecitare misure di supporto; e del mondo finanziario e istituzionale, che dovrà mettere a disposizione strumenti adeguati. Territori manifatturieri come Brescia dimostrano ogni giorno quanto il saper fare diffuso delle PMI sia decisivo per la competitività dell’Italia. Per questo servono patrimonializzazione, managerialità, competenze, aggregazioni e governance più strutturate. Il ricambio generazionale, se pianificato con metodo, può diventare un acceleratore di innovazione e rafforzamento competitivo: non solo un passaggio di testimone, ma una leva per costruire imprese più solide, capaci di crescere e competere nel mondo”.