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Arco, si restaura l’antico gonfalone

ARCO (Trento) - Da tanti anni è lo sfondo immancabile delle foto istituzionali scattate in sala Giunta: il gonfalone antico della città di Arco, risalente al 1700 con rifacimenti risalenti all’inizio del Novecento, sarà restaurato. Un intervento atteso (le condizioni del gonfalone da tempo non sono buone) e delicato (si tratta di un manufatto molto antico realizzato con numerosi materiali diversi e più volte riparato o modificato) che il Comune di Arco ha affidato al laboratorio arcense di Katia Brida.

Alto 160 centimetri e largo 114, è certamente di manifattura italiana, probabilmente realizzato da una bottega trentina. Oltre che molto antico, è anche particolarmente raffinato e prezioso: il fondo è a base di seta, a taffetà o gros de tours, di colore azzurro-grigio ricamato con filati in seta policromi e metallici in argento, argento dorato, rame argentato, rame dorato e cotone multicolore. Gallone e canutiglia sono in cotone e filato metallico, con la fodera in cotone di colore rosso mattone, mentre barra e pomoli laterali sono in ottone.
La scritta «Città di Arco» che svetta al centro è in filato d’argento.

Il gonfalone presenta una serie di problemi tipici di questo tipo di manufatti tessili, in particolare esiti delle condizioni climatiche, alterazioni chimiche e indurimento delle fibre in presenza di sedimentazione di polveri. È presente un considerevole deposito di pulviscolo superficiale e di particellato non coeso, causa di addensamenti dislocati sull’intera superficie. Numerose le gore, le abrasioni, le lacerazioni e le lacune, con mancanze parziali nel tessuto di fondo, soprattutto nella parte inferiore e lungo la profilatura delle bandinelle inferiori. I ricami eseguiti in filato metallico presentano diversi stadi di ossidazione, e sono visibili interventi di rammendo eseguiti manualmente negli angoli superiori di destra e sinistra eseguiti con filato di cotone non coerente. Anche il manicotto superiore, di colore azzurro vivido e la fodera in cotone, sembra un intervento postumo, eseguito in sostituzione delle fascette originali presumibilmente nel medesimo tessuto e colore del drappo originale. Nelle lacune si nota la presenza di una controfodera interna di colore bianco.

«I simboli di una comunità rappresentano le sue radici e la sua identità più profonda -dice l'assessore alla cultura Massimiliano Floriani- per questo preservarli e restaurarli significa prendersi cura della nostra memoria collettiva. Abbiamo nei mesi scorsi avviato l'iter formale ottenendo le necessarie valutazioni e l'autorizzazione da parte della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia, affidando ufficialmente l'incarico per l'intervento. Un atto concreto di rispetto e valorizzazione verso uno dei simboli più importanti della nostra città.»
Ultimo aggiornamento: 12/09/2026 12:06

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