POZZOLENGO (Brescia) - Ironman di Cascais, Andrea Bonomelli 226 chilometri dedicati ai ragazzi della Comunità Lautari. Il presidente della Comunità Lautari ha affrontato in Portogallo 3,9 chilometri a nuoto, 180 in bicicletta e una maratona di corsa: "Ho dimostrato ai nostri ragazzi che con impegno e determinazione si possono raggiungere traguardi che sembrano impossibili".

Tre chilometri e 900 metri a nuoto, 180 chilometri in bicicletta e 42,195 di corsa. Andrea Bonomelli ha partecipatop all’Ironman di Cascais, in Portogallo, una delle prove più impegnative del triathlon. Il presidente della Comunità Lautari ha 37 anni e ha affrontato questa sfida anche per lanciare un messaggio ai ragazzi che ogni giorno intraprendono un percorso di recupero dalle dipendenze.
"Non è stata soltanto una sfida sportiva. Voglio dedicare questa esperienza ai ragazzi della nostra comunità, che ogni giorno si mettono alla prova per cambiare vita. So quanto sia difficile affrontare un percorso del genere, quanto impegno richieda e quanta determinazione serva per non mollare nei momenti più complicati", spiega
Bonomelli.
La preparazione è cominciata a gennaio, con mesi di allenamenti e distanze crescenti.
Bonomelli ha percorso centinaia di chilometri in bicicletta, nuotato per diverse migliaia di metri e affrontato lunghe sessioni di corsa, cercando di conciliare la preparazione atletica con gli impegni quotidiani. «Ho iniziato con un allenatore personale e, settimana dopo settimana, ho aumentato i carichi di lavoro. Ci sono stati allenamenti impegnativi, anche con temperature difficili, e momenti in cui la fatica si è fatta sentire. Ma fa parte della preparazione: bisogna imparare a conoscere i propri limiti e lavorare per superarli». Anche la bicicletta gli ha permesso di scoprire nuovi percorsi e paesaggi, dal Garda al Mincio, affrontando salite e lunghe distanze. Un allenamento fisico, ma anche mentale, in vista di una gara nella quale la gestione delle energie sarà fondamentale.
"L’Ironman ha richiesto preparazione, disciplina e capacità di affrontare la fatica. Non basta partire con entusiasmo: bisogna avere un obiettivo, lavorare ogni giorno e accettare che ci siano momenti difficili. È un insegnamento che vale nello sport, ma anche nella vita". È proprio il legame tra attività sportiva e recupero dalle dipendenze a dare un significato particolare alla gara di Bonomelli.
"Lo sport può essere uno strumento importante perché aiuta a darsi degli obiettivi, a rispettare gli impegni e a capire che i risultati arrivano con la costanza. Nel nostro lavoro vediamo ogni giorno quanto sia impegnativo ricostruire un percorso di vita. Per questo credo che lo sport possa trasmettere valori utili anche a chi sta cercando di uscire da una situazione di difficoltà". L'esperienza di Andrea Bonomelli è stata uno stimolo per i ragazzi della Lautari.