L'Agenda delle Valli

"Quando il lavoro non basta", documento Acli bresciane

Inizio: 01/05/2026 dalle ore 23:00 - Fine: 01/05/2026 alle ore 23:30 IT

In questo Primo Maggio 2026 le Acli bresciane evidenziano la paradossale situazione dell’Italia di oggi, dove il lavoro c’è, ma non basta. Il mercato del lavoro italiano infatti sembrerebbe, quantitativamente, in buona salute, con occupazione in crescita e disoccupazione in calo. I numeri, però, vanno interpretati: non basta la quantità, serve la qualità, proprio ciò che oggi viene pericolosamente a mancare. Di che tipo di lavoro si tratta? Lavoro precario, insicuro, insufficiente per vivere. Insomma un lavoro ingiusto.

“Nella vita il lavoro è una priorità: la speranza di poter lavorare è un sentimento diffuso e intenso, la ricerca di un lavoro entusiasma, genera aspettative, sogni, previsioni – precisa Fabrizio Molteni, vicepresidente delle Acli provinciali con delega al lavoro – lo sanno bene le Acli che nel loro stesso Dna, nel loro stesso nome, hanno la tematica del lavoro. In questi anni continuiamo a notare un preoccupante aumento della classe working poor, di persone che, pur con una occupazione, non riescono a vivere. Una situazione che le Acli non possono e non vogliono accettare, impegnandosi nella ricerca di soluzioni possibili e condivise”.

E’ possibile contrastare la crescita del lavoro povero, gli strumenti base ci sono ed è possibile sperimentare nuove strade, insieme. E’ necessario, per esempio, riformare l’attuale principale strumento di tutela, ovvero la contrattazione collettiva, che, nel nostro Paese è sempre in ritardo (anche con anni di mancati rinnovi), lasciando così scoperte larghe fasce di lavoratrici e lavoratori. Al contempo servirebbe introdurre una misura, articolata e differenziata, che eviti stipendi al di sotto di una soglia minima.

Un altra caratteristica del mondo del lavoro di oggi è il rapporto con la tecnologia e l’intelligenza artificiale, innovazioni che possono portare con sé una sorta di “disoccupazione tecnologica”: “Questi strumenti possono essere utilizzati con responsabilità e discernimento – continua Molteni - da un lato i datori di lavoro devono essere maggiormente responsabilizzati sulla sorte delle persone alle loro dipendenze; dall’altro lato, a fronte di licenziamenti a causa dello sviluppo tecnologico, potrebbe essere introdotto l’obbligo, per l’azienda, di farsi carico dei costi sociali che questi comportano. Andrebbe insomma prevista una specie di assunzione di responsabilità, sociale e ambientale. E in tale contesto il settore privato dovrebbe dare un maggior contributo, integrando ciò che lo Stato riesce a dare”.

Non si tratta di scelte e azioni al di sopra di noi: tutte e tutti, in quanto persone che consumano, possiamo, anzi dobbiamo, fare la nostra parte, nella consapevolezza della forza delle nostre scelte nella vita quotidiana: se cominciassimo a prestare più attenzione nella scelta di acquisto, spingeremmo le imprese ad essere socialmente responsabili e molto più attente alla tutela ed alla difesa dei diritti di chi lavora.

Per disinnescare i meccanismi umilianti per la persona, impoverenti per l’economia e disgreganti per la coesione sociale, occorre costruire un nuovo mondo del lavoro che sappia formare le nuove generazioni e valorizzare le competenze di tutti. E’ necessario mettere al centro una civiltà orientata alla giustizia, al gusto del lavorare insieme, nel rispetto di ogni lavoro e di ogni persona: «In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale… è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità» (Papa Francesco, Lettera apostolica Patris corde, n.1)

Buona Festa del Lavoro!

Ultimo aggiornamento: 29/04/2026 19:46:24