TRENTO - Eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Trento, su richiesta della Procura Distrettuale della Repubblica.
I carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana e della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Trento hanno arrestato e condotto in carcere un cittadino italiano di origine pakistana, S. U., 50 anni, indagato per i reati di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

Gli accertamenti scaturiscono dalle violente aggressioni ad opera di connazionali, denunciate nel corso del 2025 da parte di due coraggiosi e giovani cittadini pakistani, operai in aziende vitivinicole del Trentino, entrambi giudicati dall’indagato “colpevoli” di prestare la propria manodopera senza aver usufruito della sua intermediazione, sì da indurli a far parte delle sue “squadre di lavoro”, spesso impiegate “in nero” presso terzi nei fine-settimana.
In particolare, nel primo fatto denunciato, un giovane bracciante era stato dapprima aggredito verbalmente sul luogo di lavoro dall’indagato, per poi essere affrontato fisicamente, dopo qualche giorno, in strada, quando, picchiato da un gruppo di 6 connazionali (incaricati a tale scopo dallo stesso indagato in qualità di “mandante”) con calci e pugni (anche mediante bracciali in ferro, utilizzati a mo’ di tirapugni) era stato trasportato in ospedale e successivamente dimesso con una prognosi di 30 giorni per le lesioni subite. Per di più, un terzo individuo che aveva assistito al fatto (collega e connazionale della vittima), era stato minacciato (con un coltello puntato al petto) di gravi ritorsioni nel caso in cui avesse rivelato alle autorità il pestaggio a cui aveva assistito.
Nel secondo episodio, l’altra vittima aveva subìto minacce e insistenti richieste di denaro, nonché un’aggressione mediante l’utilizzo di spray urticante e di un paio di forbici da potatura usate come arma impropria.
Le indagini, anche con intercettazioni, svolte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Borgo Valsugana e dai colleghi della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Trento hanno documentato come la condotta dell’indagato si sia protratta dal maggio del 2025, senza soluzione di continuità, sino ad oggi.
L’indagato, esperto del settore poiché anch’egli da anni dipendente di un’azienda agricola, si dedicava in maniera “imprenditoriale” all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro “in nero” dei propri connazionali, talvolta con l’uso di minacce e violenze varie, che esercitava direttamente o per delega, incaricando all’uopo connazionali di fiducia. Il reclutamento della manodopera era finalizzato a svolgere lavoro agricolo in varie aziende della Provincia di Trento, per lo più in vigneti e frutteti, in condizioni di sfruttamento e assoggettamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri (spesso con una scarsa conoscenza della lingua italiana e la necessità di sostenere le famiglie nel paese d’origine), costretti a lavorare anche 11 ore al giorno, con riposo settimanale non garantito, mezz’ora di pausa per fruire del pasto sul posto e misure di sicurezza scarse o assenti, in spregio delle garanzie e delle tutele sancite nel Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e nello Statuto dei Lavoratori.
L’indagato corrispondeva ai lavoratori da lui reclutati una paga oraria di 8 euro, trattenendo per sé una cospicua percentuale sugli emolumenti orari corrisposti per ogni ora lavorata dai titolari delle imprese agricole. Tutti coloro i quali fruivano della sua intermediazione illecita erano costretti a pagare profumatamente sia la stessa mediazione che i servizi “extra” offerti dall’indagato, come il trasporto da e per i luoghi di lavoro, a bordo della sua autovettura. Inoltre, egli obbligava gli operai a lavorare anche il sabato e la domenica, per tutto il giorno, anche contro la loro volontà: in caso di rifiuto, li minacciava di immediate ritorsioni, anche in danno di parenti dimoranti nella nazione di origine.
Nel corso delle indagini è emerso che a seguito di un infortunio sul lavoro subìto da un operaio da lui reclutato (caduto dall’alto), l’indagato gli abbia corrisposto la somma di circa mille euro per il pagamento di cure al di fuori dei canali ufficiali, inducendo la vittima (costretta a casa dai dolori alla schiena, senza potersi muovere) a non denunciare l’infortunio, per evitare il rischio di fare emergere le irregolarità e le condotte illecite.