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Zambana ricorda la frana del 1956, sconvolse il Trentino

Quattro giorni di incontri

TERRE D'ADIGE (Trento) - "70 anni Zambana Vecchia”: quattro giorni di incontri, memoria e futuro per il territorio di Terre d’Adige. In occasione del settantesimo anniversario della frana che segnò profondamente la storia di Zambana Vecchia, determinando l’abbandono dell’antico abitato e ridefinendo il rapporto tra comunità e territorio, sono stati promossi eventi. Il primo ieri sera, gli altri proseguiranno oggi e nel weekend.

Per ricordare questo passaggio cruciale e trasformarlo in un’occasione di riflessione e visione futura, il Comune di Terre d’Adige promuove “70 anni Zambana Vecchia”, nei luoghi simbolo della storia locale. L’iniziativa si configura come un percorso condiviso che unisce memoria e progettualità, offrendo uno spazio di approfondimento sulle trasformazioni ambientali e sulle prospettive future del territorio. Attraverso il contributo di esperti, istituzioni e studiosi, l’evento intende non solo ricordare un evento che ha segnato la comunità, ma anche rafforzare una visione consapevole e condivisa del futuro, fondata sulla conoscenza, sulla prevenzione e sulla valorizzazione della memoria collettiva (foto credit Trentino Marketing).

I FATTI STORICI DEL 1956 - A settant’anni esatti di distanza, resta forte il desiderio di ricordare l’evento che, in più fasi, minacciò e infine travolse l’antico abitato di Zambana, segnando in modo indelebile la storia della comunità. Era l’8 settembre 1955 quando i giornali titolavano “Zambana raggiunta dalla frana della Paganella”. Il materiale franoso aveva già invaso la stazione della funivia, interrompendo il servizio di trasporto; quattro abitazioni erano state sgomberate, mentre sul posto erano presenti reparti militari, tecnici e autorità, affiancati dall’instancabile lavoro dei vigili del fuoco. Nelle settimane successive, sopralluoghi e strumenti di monitoraggio evidenziarono una situazione di grave e imminente pericolo. Il 24 novembre 1955 i tecnici osservarono che un grande masso si stava muovendo. Durante la notte si udirono continui boati e il giorno seguente - il 25 novembre - il masso si staccò dalla parete: un violento spostamento d’aria investì l’abitato, mentre una densa nube di polvere avvolse l’intero paese.

A seguito di questi eventi, arrivò l’ordinanza del Presidente della Provincia, Albertini, che impose lo sgombero completo del paese entro 36 ore. Durante tutto l’inverno, squadre di operai volontari e Vigili del fuoco lavorarono senza sosta nel tentativo di arginare e deviare il lento ma inesorabile avanzamento della fanghiglia, che aveva già sommerso le prime abitazioni e la stazione di partenza della funivia. Con l’arrivo di marzo e le violente precipitazioni, la situazione peggiorò ulteriormente: Zambana venne dichiarata totalmente inabitabile e l’accesso fu vietato a chiunque, ad eccezione dei tecnici e degli addetti ai lavori agricoli. Fu infine nell’aprile del 1956 che si verificò un’ulteriore e imponente caduta di materiale: l’urto violento travolse anche le ultime case rimaste in piedi. Si salvarono soltanto la chiesa, la scuola elementare, la scuola materna e alcune abitazioni periferiche. Non vi furono vittime, grazie all’evacuazione tempestiva della popolazione, ma l’evento lasciò un segno profondo nella comunità. Il dolore fu grande: nostalgia e rimpianto segnarono a lungo gli animi di chi, in quel luogo, aveva costruito la propria vita, cresciuto la propria famiglia e condiviso un forte senso di solidarietà e appartenenza.

IL PROGRAMMA - La serata inaugurale di ieri, al Teatro di Zambana, è stata dedicata al tema “Dalla frana al Piano di Protezione Civile”, proponendo un percorso di approfondimento che mette in dialogo memoria storica, conoscenza tecnica e organizzazione della sicurezza territoriale.

La giornata odierna - venerdì 17 aprile - si articola in due momenti: al mattino, ore 9.30, il Teatro accoglierà un’attività riservata alle scuole, centrata su una mostra fotografica del territorio e su una riflessione guidata sulle immagini, con il contributo dell’archeologa Rosa Roncador, direttrice del Consorzio Turistico Rotaliana-Königsberg, che accompagnerà i più giovani in un percorso di lettura del paesaggio e della sua evoluzione.
Nel pomeriggio, alle 17, presso Casa Casetti a Zambana Vecchia, sarà inaugurata la mostra “Il governo del territorio in Trentino. Costruire lo spazio di vita della comunità anticipando il futuro”, curata da TSM-STEP. Interverranno Umberto Anesi, della Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, l’architetto e urbanista Bruno Zanon, già presidente del comitato scientifico TSM-STEP, Alessandro de Bertolini della Fondazione Museo storico del Trentino e la visual designer Maria Eletta Baroni.
L’esposizione, pensata come strumento di lettura e consapevolezza delle dinamiche territoriali, sarà visitabile sia a Zambana Vecchia sia successivamente a Zambana secondo il calendario previsto.

La serata di domani - sabato 18 aprile, alle ore 20 - presso il Teatro di Zambana, sarà dedicata al tema “Alla ricerca di una storia identitaria”, un percorso articolato che accompagnerà il pubblico alla scoperta delle radici più profonde del territorio, intrecciando archeologia, storia, arte e trasformazioni ambientali. Ad aprire l’incontro sarà Francesca Gerosa, Assessore della Provincia Autonoma di Trento, che introdurrà il valore della ricerca storica e culturale come elemento fondamentale per la costruzione dell’identità delle comunità locali. A seguire, Rossella Duches, archeologa del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, guiderà i presenti in un viaggio nel tempo fino al Mesolitico, raccontando la scoperta e il significato della cosiddetta “donna di Vatte”, una testimonianza preziosa per comprendere le prime frequentazioni umane del territorio. Il racconto proseguirà con Alessandro de Bertolini della Fondazione Museo storico del Trentino, che offrirà una lettura delle trasformazioni del paesaggio nel corso dei secoli, illustrando il passaggio dagli ambienti naturali ai paesaggi culturali modellati dall’azione dell’uomo. Su questa linea si inserirà anche l’intervento di Paolo Dalla Torre, storico dell’arte e socio della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, che ricostruirà le vicende storiche di Nave San Rocco, restituendo uno spaccato della vita e delle dinamiche sviluppatesi lungo il fiume Adige. A chiudere la serata sarà Arrigo Bini, ingegnere civile ambientale, che riporterà l’attenzione su Zambana Vecchia e sul suo conoide, offrendo una chiave di lettura tecnica e ambientale capace di collegare gli eventi naturali alle trasformazioni insediative e alla storia più recente del territorio.
La manifestazione si concluderà domenica 19 aprile a Zambana Vecchia con una giornata all’insegna della comunità e della valorizzazione del territorio. A partire dalle ore 10.30 si terrà il concerto delle bande di Terre d’Adige: la Banda Sociale di Zambana e il Gruppo The Nautilus Band. Seguirà poi alle 11.30 l’incontro “Recuperare un territorio tra storia e memoria”, con gli interventi di Matteo Zandonai, Presidente della Comunità Rotaliana Königsberg, e Armando Tomasi, direttore del Museo Etnografico Trentino di San Michele. La giornata proseguirà con un pranzo curato dalle due Pro Loco di Terre d’Adige e, nel pomeriggio, con una visita itinerante alle coltivazioni degli asparagi, esperienza che permetterà di riscoprire il legame tra produzione agricola e identità locale.

IL PROGETTO
Il sindaco del Comune di Terre d’Adige, Fabio Bonadiman, spiega che “ l’intento dell’Amministrazione è stato quello di riprendere, anche in chiave di unitarietà, una vicenda traumatica come la frana dell’aprile 1956 per elaborarla all’interno di una riflessione che ne colga delle caratteristiche più attuali. In questo senso si è voluta proporre una doppia lettura: da un lato inserire l’evento catastrofico in un percorso di conoscenza e prevenzione, riconducendolo al tema della protezione civile; dall’altro recuperare quella citata e improrogabile visione unitaria dei due ex Comuni, così da valorizzare i precedenti storici del territorio”.

Nel quadro di questa visione unitaria si inserisce la mostra “Il governo del territorio in Trentino. Costruire lo spazio di vita della comunità anticipando il futuro”, progettata dalla TSMstep-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e la Fondazione Museo Storico del Trentino. La mostra presenta il percorso storico e tematico sugli ultimi cinquant’anni di governo del territorio del Trentino, affrontando il tema della pianificazione quale momento di costruzione di una visione condivisa del futuro per le comunità locali e le giovani generazioni in uno spazio ben attrezzato e rispettoso dei valori ambientali e paesaggistici. Questa iniziativa si collega inoltre al recente workshop di tre giorni, svoltosi nel marzo scorso, che il Comune ha condiviso con gli studenti del Politecnico di Milano. Provenienti da diverse parti del mondo, gli studenti hanno esplorato e analizzato il territorio di Terre d’Adige, con l’obiettivo di restituire nel mese di luglio i risultati del loro lavoro. “Non mancherà poi un forte richiamo alla prospettiva storica – conclude il sindaco Bonadiman – simbolicamente rappresentata anche nell’immagine della locandina. La serata di sabato 18 aprile riprenderà infatti l’inquadramento storico dell’epoca, a partire dalla “Donna di Vatte”, lo scheletro più antico del Trentino, una figura straordinaria che ci riporta indietro di oltre ottomila anni. La sua storia, emersa sotto un riparo roccioso a Zambana, racconta quella di una donna che raggiunse un’età eccezionalmente avanzata per il Mesolitico, superando i cinquant’anni, e che visse una vita segnata dal lavoro e dalla sopravvivenza in ambiente alpino. Il rito che accompagnò la sua sepoltura, con il corpo deposto supino e protetto da un tumulo di pietre, rivela una dimensione simbolica profonda e un riconoscimento sociale significativo, che suggerisce il ruolo e il prestigio delle donne adulte nelle comunità preistoriche del territorio. A partire da questa testimonianza, la serata offrirà una riscoperta delle nostre radici più antiche e di una cultura viva che già animava il territorio di Terre d’Adige nel Mesolitico. A seguire, lo sguardo si estenderà lungo il tempo per raccontare i cambiamenti intervenuti nel nostro territorio, con un’attenzione particolare ai due paesi che oggi costituiscono il nuovo Comune”.
Ultimo aggiornamento: 17/04/2026 08:48:02

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