TRENTO - Ridurre le asimmetrie di genere attraverso il cambiamento istituzionale e culturale, creare le condizioni affinché ciascuna persona possa essere valorizzata per ciò che è e per il contributo che offre, in un contesto di lavoro equo e inclusivo. Si possono sintetizzare così gli obiettivi cardine del nuovo Gender Equality Plan (Gep) approvato oggi dal Consiglio d’amministrazione dell’Università di Trento.
Il piano della parità di genere è un documento di programmazione introdotto dalla Commissione europea nel 2012 e oggi requisito necessario per le istituzioni che vogliano accedere a finanziamenti nell’ambito dei bandi Horizon Europe e dei programmi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Quella licenziata nella giornata di oggi è la seconda edizione. Come il precedente, anche il nuovo Gender Equality Plan è stato strutturato sulla base delle indicazioni dell’Unione europea e secondo i criteri stabiliti dalla Conferenza dei rettori delle università italiane.
Il Gep si colloca all’interno di un quadro più ampio di strumenti dell’Ateneo, quali il Piano triennale di azioni positive e il Bilancio di genere approvato dal Cda dell’Università lo scorso marzo. Il documento rafforza l’attenzione alle disuguaglianze multiple e si colloca nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Il piano individua in totale 19 obiettivi di equità di genere e 52 azioni da intraprendere e li articola in cinque principali aree di intervento.
La prima è relativa all’equilibrio tra vita privata e lavorativa e alla cultura del benessere nell’ottica delle differenze. Prevede un’analisi del contesto, seguita da una programmazione di interventi a supporto, formazione e sensibilizzazione. Tra le azioni rientrano, ad esempio, la previsione di nuove misure di conciliazione e la definizione di raccomandazioni per un’organizzazione family friendly, con il rafforzamento ulteriore delle politiche in atto già riconosciute con la certificazione Family audit executive.
La seconda area è dedicata all’equilibrio di genere nelle posizioni di vertice e negli organi decisionali.
Tra le azioni previste si trovano quelle volte a promuovere una maggiore presenza delle donne nelle posizioni di responsabilità e nei ruoli apicali, l’equilibrio di genere in organi e comitati, o a rafforzare le competenze manageriali e di leadership in ottica di gestione e valorizzazione delle diversità.
Un altro fronte, il terzo, riguarda poi l’uguaglianza di genere nel reclutamento e nelle progressioni di carriera. L’obiettivo è quello di sostenere eque prospettive per dottorande e dottorandi, per il personale pre-ruolo, per i docenti e le ricercatrici e i ricercatori dove vi siano asimmetrie di genere. Particolare attenzione viene prestata all’equa composizione delle commissioni valutatrici e al contrasto agli stereotipi di genere nei processi di selezione e valutazione.
Il quarto ambito è rivolto all’integrazione della dimensione di genere nella ricerca e nei programmi di insegnamento, anche attraverso la promozione di iniziative didattiche dedicate e interventi di formazione e informazione.
Il contrasto alla violenza di genere, al mobbing, alle molestie e alle molestie sessuali è il focus della quinta area che prevede interventi mirati supportati da un’attività di comunicazione, di disseminazione e di lavoro in rete.
Il nuovo Gender Equality Plan mette in campo una programmazione che si spinge fino al 2027 e vede infine una novità rispetto alla scorsa edizione. L’attività di monitoraggio, già attuata in passato a riscontro delle azioni previste dal piano, diviene ora un impegno strutturale con l’istituzione di un ulteriore modulo trasversale relativo all’autovalutazione del Gep.
Il sì di oggi del Consiglio d’amministrazione rappresenta un momento importante, di coronamento di un processo un processo partecipativo che ha coinvolto tutte le componenti dell’Ateneo. In questo contesto è nato il piano, sotto la supervisione di un tavolo di coordinamento dedicato. Le azioni che propone sono rivolte a tutte le componenti della comunità universitaria e muovono dal «riconoscimento centralità delle persone» che la compongono, «intese come individui portatori di competenze, aspirazioni, identità e percorsi differenti».