-

Trento, il Consiglio provinciale approva il rendiconto 2025

Approvato il documento (19 sì, 14 no); l'opposizione attacca su Dolomiti Energia, case Itea vuote e inceneritore

TRENTO (TN) - Il pallottoliere si ferma a 19 favorevoli e 14 contrari. Il Consiglio provinciale licenzia così il rendiconto consolidato 2025, ma la seduta di ieri pomeriggio è stata tutt'altro che una tranquilla formalità estiva. L'Aula si è trasformata nel ring dove l'opposizione ha messo all'angolo la Giunta sui veri nodi irrisolti del Trentino.

Al centro del mirino è finita subito Dolomiti Energia. Filippo Degasperi (Onda) ha rotto gli indugi accusando il presidente Maurizio Fugatti di reticenza sulla possibile quotazione in borsa della società. "Non si può svendere il patrimonio dei trentini", ha tuonato in Aula, denunciando il pressing mediatico di "accademici e cattedratici" a favore dell'operazione. E se le barricate sulla borsa si alzano, anche la gestione operativa finisce sotto accusa. Per Walter Kaswalder (Patt) la strategia di distribuire dividendi milionari sta prosciugando le risorse per le infrastrutture: il bacino di Stramentizzo, ormai intasato dai sedimenti, è il simbolo di una manutenzione che langue. "Le dighe e le turbine hanno bisogno di investimenti, non possiamo sempre rincorrere le emergenze", è stato il suo monito.

L'emergenza si respira forte anche sul fronte abitativo. Paolo Zanella (Pd) ha smontato pezzo per pezzo la narrazione della Giunta sulle case popolari, snocciolando numeri impietosi: 1.200 alloggi Itea inutilizzati su 10.600 totali, il 71% del patrimonio bisognoso di restauri profondi e stranieri che occupano, in realtà, solo il 9% delle abitazioni. "Servono mille nuove case, comprarne cento all'anno è inutile", ha tagliato corto.
A fargli eco è stata Chiara Maule (Campobase), che ha gettato un'ombra sui trionfalismi contabili: i 230 milioni di euro non spesi non sono un tesoretto da celebrare, ma la triste certificazione di cantieri fermi in un Trentino che vede frenare export e manifattura. L'Autonomia, ha avvertito, "non può vivere di rendita".

Il nervo sempre scoperto resta però quello dei rifiuti. Sulla destinazione dell'utile di esercizio, ancora Degasperi e Roberto Stanchina (Campobase) hanno inchiodato l'esecutivo all'impasse: dopo quattro anni l'ipotesi del nuovo inceneritore resta uno spettro senza contorni chiari su localizzazione e tecnologie, in un vuoto di programmazione aggravato dalla chiusura dell'essiccatore di Villa Agnedo. Sul fronte ambientale ha rincarato la dose Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra), richiamando l'urgenza di misure contro il caldo estremo che minaccia ormai il 22% della popolazione trentina composta da anziani.
Stanchina ha affondato il colpo anche sui grandi carnivori, stigmatizzando l'ipocrisia di chi, come i vertici degli allevatori, grida all'emergenza orsi sui propri profili social per poi far finta di nulla durante le audizioni ufficiali. C'è stato spazio anche per la memoria storica, con la richiesta del Patt di acquisire l'ex Casino di bersaglio per salvarlo dal degrado e farne la sede degli Schützen.

Successivamente, su spinta della maggioranza, il presidente del Consiglio Claudio Soini ha staccato la spina e chiuso i lavori, nonostante le proteste di Claudio Cia (Misto-FI) che avrebbe preferito proseguire a oltranza. La vera resa dei conti è solo rimandata a domani alle 10.00, quando sul tavolo arriverà il peso massimo dell'assestamento di bilancio 2026-2028.
Ultimo aggiornamento: 27/07/2026 19:54

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE