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Trento, commemorato Giannantonio Manci a 82 anni dalla scomparsa

Cerimonia alla Galleria dei Partigiani: "Da lui pensiero moderno su patria e Europa"

TRENTO - «L’antifascismo è il fondamento della nostra Repubblica. Eppure oggi ci capita non di rado di imbatterci in un antifascismo banalizzato, ridotto a una caricatura, semplificato e talvolta delegittimato. Questo anniversario serve a tutti noi anche per tornare a leggere gli scritti di Giannantonio Manci e riscoprire cosa sia stato l’ideale antifascista: un pensiero complesso, sfaccettato, che faceva sintesi di esperienze e culture diverse. Un pensiero moderno, capace di tenere insieme l’autonomia dei territori, l’idea di patria e quella di Europa, la giustizia sociale e la libertà. Pensiamo per esempio all’idea di patria, che nel Ventennio era stata “sequestrata” dai fascisti e trasformata da una retorica nazionalista bellicosa verso l’esterno e opprimente all’interno. Ecco, Giannantonio Manci, forte dei suoi ideali mazziniani e risorgimentali, è decisamente patriottico ma, a scanso di equivoci, condanna la patria fascista intesa come “forza e potenza, da contrapporre ai deboli ed agli inermi”. Manci ci insegna che la patria non è un potere che schiaccia, divide le persone, esclude e ha bisogno di trovare sempre un nuovo nemico per sopravvivere. La patria non è una minaccia contro qualcuno: è il luogo della convivenza, della giustizia e della libertà, è la negazione della violenza e dell’arbitrio. “La patria siamo noi”, dice Manci, e chiunque si riconosca nella democrazia fa parte del ‘noi’».

Con queste parole il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha ricordato la coraggiosa resistenza di Giannantonio Manci, commemorato questa mattina alla Galleria dei Partigiani con la deposizione della corona alla targa che ne rievoca il sacrificio, avvenuto il 6 luglio del 1944 per mano della Gestapo.

In prima fila anche i parenti del partigiano. A loro si è rivolto il presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Mario Cossali: «Il profilo di Giannantonio Manci è di assoluto rilievo: affonda le radici nella tradizione risorgimentale della sua famiglia e si lega strettamente a Cesare Battisti, raccogliendone il lascito ideale e il concreto impegno di militanza, fino all'esperienza come militare di guerra. Da qui si snoda il percorso che lo conduce all'impresa di Fiume e al suo polimorfico significato, un'esperienza da cui sono emersi numerosi antifascisti: oltre allo stesso Manci, figure come Gigino Battisti, Silvio Bettini di Rovereto e altri. Una compagine di valore, unita da un ideale repubblicano che avrebbe poi teso verso il socialismo. Già nel 1924, a soli tre anni dall'impresa di Fiume, Manci era strettamente sorvegliato dal regime a causa della diffusione di volantini repubblicani a Povo. La lapide apposta dal Comune ne sintetizza mirabilmente il valore: 'Ribelle a dittatura, sfidò l'invasore, suggellando con la morte la fedeltà ai compagni'. In passato abbiamo già avuto modo di sottolineare la profonda umanità di questa figura nei confronti dei familiari, dei concittadini e di tutti coloro con cui ebbe rapporti. Egli scelse di non abbandonare mai il campo, persino dopo aver accompagnato in salvo la famiglia Battisti in Svizzera. L'eredità di Manci, tuttavia, non si esaurisce nella sola attività militante, ma si completa con una profonda riflessione teorica che, ancora oggi, ci offre preziosi elementi per conciliare le caratteristiche tipiche della storia trentina con il concetto di patria nazionale».

Alla cerimonia erano presenti anche il vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento Achille Spinelli, il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, Filomena Chilà in rappresentanza del Commissario del Governo Isabella Fusiello, il rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian, l’onorevole Sara Ferrari, i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Alpini e delle forze dell'ordine.

Il Presidente Soini: ricordare Manci per ricordare chi oggi si batte contro dittature e autocrazie.


Il Presidente del Consiglio, Claudio Soini ha partecipato oggi in galleria dei Partigiani al cerimonia in ricordo di Giannantonio Manci nell’ottantaduesimo anniversario del suo sacrificio. Il Presidente con questa nota sottolinea l’importanza di coltivare la memoria di chi ha dato la vita nella lotta al totalitarismo e di farlo ricordando chi oggi combatte contro le dittature e le autocrazie.

"Non possono bastare 82 anni per far cadere nell’ oblio una figura della grandezza di Giannantonio Manci perchè appartiene alla schiera di uomini e donne che devono continuare a vivere nella memoria delle comunità per portare avanti la loro missione, forse la più importante: essere esempi, punti di riferimento morali per l’oggi e per il futuro. Il sacrificio di Manci, la sua tragica scelta fatta per sottrarsi al rischio di cedere alle torture, ci ricorda qual è stato il prezzo della conquista della nostra democrazia. Un prezzo che in questi nostri tempi sono costretti a pagare altri Manci; uomini e donne che hanno il coraggio di mettere in gioco le loro vite per combattere le molte, troppe, autocrazie e dittature che opprimono i loro popoli. La corona posta oggi in memoria dell’ eroe e martire trentino penso sia giusto dedicarla anche a loro, a chi oggi, come lui 82 anni fa, ha scelto la via del coraggio e del sacrificio per la libertà e per la dignità umana. A chi ha deciso, come si legge sulla lapide dedicata a Manci, di essere “ribelle a dittature”.

Nel corso della cerimonia hanno preso la parola, sottolineando il pensiero e la figura di Giannantonio Manci, il sindaco di Trento Franco Ianeselli e Mario Cossali presidente dell’Anpi del Trentino.
Spinelli: “Giannantonio Manci appartiene al nostro futuro”
“La libertà, la democrazia e l’autogoverno non sono conquiste definitive: vivono solo se vengono difesi e praticati ogni giorno. Ricordare Giannantonio Manci, martire della Resistenza trentina, Medaglia d’oro al valor militare e ufficiale degli Alpini, significa rendere omaggio a chi ha dato la propria vita per la rinascita del nostro Paese secondo ideali di convivenza e rispetto. In questo senso Manci è una figura che appartiene non solo alla memoria, ma al nostro presente e futuro. Il suo sacrificio richiama i valori su cui si fonda la nostra comunità”. È il messaggio affidato dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Achille Spinelli alla cerimonia commemorativa dedicata a Giannantonio Manci, organizzata dal Comune di Trento in collaborazione con ANPI del Trentino e ANA Sezione di Trento, presso la Galleria dei Partigiani.

“Questa ricorrenza - ha aggiunto Spinelli, intervenuto in rappresentanza del presidente Fugatti e della Giunta -, a 82 anni dall’uccisione di Manci, assume un ulteriore significato nell’ottantesimo anniversario della Repubblica nonché dell’Accordo De Gasperi-Gruber, pilastro della nostra Autonomia che è espressione di una cultura del dialogo e della responsabilità. Una consapevolezza che ci richiama all’impegno di custodire questo patrimonio e di affrontare con responsabilità le sfide del presente”.

Alla cerimonia hanno partecipato fra gli altri il sindaco di Trento Franco Ianeselli, il presidente del consiglio provinciale Claudio Soini, il presidente dell’Associazione italiana partigiani del Trentino Mario Cossali, il rettore Flavio Deflorian oltre alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma e ai familiari di Manci.

Un momento di raccoglimento e memoria presso la lapide dedicata ad una delle figure chiave della Resistenza trentina. Manci, nato nel 1901 e di professione rappresentante di commercio, venne richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre 1943, con il Trentino annesso al Terzo Reich, Manci entrò nelle file della Resistenza, contribuendo all’organizzazione del movimento partigiano trentino. Arrestato e sottoposto a torture, preferì sacrificare la propria vita piuttosto che mettere a rischio i compagni e la causa della libertà.
Ultimo aggiornamento: 06/07/2026 19:59

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