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Sanità, Cia sui disservizi informatici in Trentino: "Chi si assume la responsabilità?"

"Un sistema informatico che non funziona può diventare un problema di sicurezza clinica"

TRENTO - "Da dicembre 2025 i malfunzionamenti dei sistemi informatici della sanità trentina sono diventati una presenza ricorrente nelle cronache e nella quotidianità di cittadini e operatori. A ogni nuovo episodio seguono spiegazioni, scuse, rassicurazioni e annunci di interventi risolutivi. Poi, però, il problema si ripresenta.
E allora la domanda è inevitabile: chi si assume la responsabilità di garantire che strumenti ormai essenziali per curare le persone siano disponibili quando servono? Perché non stiamo parlando soltanto di computer che si bloccano o di qualche minuto perso davanti a uno schermo.
In sanità un sistema informatico che non funziona può diventare un problema di sicurezza clinica, per il paziente e per il professionista che deve assisterlo. Pensiamo a un paziente che arriva in pronto soccorso in condizioni critiche, magari privo di conoscenza e incapace di riferire patologie, farmaci assunti, allergie o precedenti clinici. Normalmente il medico può accedere rapidamente alle informazioni disponibili nei sistemi sanitari. Questo può aiutare a orientare la diagnosi, evitare controindicazioni e scegliere tempestivamente il trattamento più appropriato. Ma cosa succede se il sistema è bloccato?
Esistono certamente procedure alternative e i professionisti continuano a fare tutto ciò che è possibile. Ma il medico può trovarsi a decidere con meno informazioni proprio quando ogni minuto conta. Anche l’accesso alla diagnostica d’urgenza può risultare problematico, con possibili ritardi negli accertamenti e nella disponibilità degli esiti. Tutto questo può rallentare una decisione diagnostica o terapeutica e, nei casi più delicati, aumentare il rischio per il paziente.
Ed è qui che un semplice “disservizio informatico” assume tutt’altra dimensione. Se qualcosa dovesse andare storto, chi ne risponderebbe? La questione può assumere anche rilievo civile e, nei casi più gravi, penale. Un guasto non determina automaticamente una responsabilità, che va accertata caso per caso. Ma se un medico o un infermiere è costretto a operare senza poter accedere a informazioni normalmente disponibili, non ci si può fermare a valutare soltanto il comportamento dell’ultimo anello della catena.
Occorre guardare anche a monte: alla manutenzione dei sistemi, alle procedure alternative previste e alle misure adottate dopo i precedenti blocchi. La sicurezza delle cure dipende infatti anche dall’organizzazione e dall’affidabilità degli strumenti tecnologici. Sul piano civile può rilevare anche la responsabilità della struttura; sul piano penale, dove la responsabilità è personale, vanno accertate eventuali condotte o omissioni lungo l’intera catena delle competenze. Non si tratta di cercare un colpevole. Si tratta di evitare di doverlo cercare quando il danno si è già verificato.
E soprattutto non sarebbe accettabile che, davanti a un problema generato a monte, a rimanere esposti fossero soltanto il medico o l’infermiere che in quel momento si trovano davanti al paziente. Medici e infermieri hanno responsabilità importanti. Proprio per questo devono essere messi nelle condizioni di esercitarle con strumenti affidabili e con un’organizzazione capace di sostenerli. L’affidabilità dei sistemi informatici sanitari non è più soltanto un problema tecnico: è parte della sicurezza delle cure". Questo il commento di Claudio Cia, Consigliere di Forza Italia, in merito al tema dei disservizi informatici nel settore della sanità in Trentino.
Ultimo aggiornamento: 22/09/2026 06:02

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