BRESCIA - Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di
Federcaccia con l'
avvocato Lorenzo Bertacchi sulla riforma.
"Da giurista particolarmente preparato in materia venatoria e ambientale, sono francamente stanco di leggere continuamente notizie distorte sulla riforma delle norme che disciplinano la caccia in Italia Sinistra e animalisti vari hanno scatenato una guerra sul testo in discussione definendolo “legge sparatutto”, ma basterebbe confrontare il testo della legge oggi vigente e quello che risulterebbe dalla modifica per comprendere che si tratta di una campagna di mistificazione. Ma leggere e informarsi costa sforzi e conoscenza della lingua italiana: per molti cittadini è più semplice affidarsi agli slogan.

Di sicuro non si può parlare di “legge sparatutto”: nella proposta troviamo l’aggiunta alle specie già cacciabili di due sole altre: il Piccione di città e l’Oca selvatica. Si tratta di specie che per le direttive comunitarie sono liberamente cacciabili in tutta Europa. Ovunque. Tranne che in Italia. Il Piccione peraltro è già oggetto di interventi di controllo per il contenimento dei danni e se ne abbattono già oggi decine di migliaia. Anche per l’Oca l’inserimento tra le specie cacciabili è prevista a livello Europeo. E l’interesse è più che altro per il contenimento dei danni alle produzioni agricole. Forse per il Governo è più conveniente, nell’interesse pubblico generale, rendere cacciabili queste specie (i cacciatori non solo intervengono gratis, ma addirittura pagano) piuttosto che pagare straordinari agli agenti o appaltare gli interventi a ditte specializzate.
Di certo non è prevista la caccia al lupo. Nella proposta si trova solo il passaggio del lupo da “particolarmente protetto” a “non cacciabile”, come previsto dalle normative europee. E parallelamente è però prevista la triplicazione delle sanzioni (penali) previste per l’abbattimento di specie non cacciabili: In sostanza l’abbattimento del lupo rimane atto di bracconaggio e non cambia nulla rispetto ad oggi.
Nel testo originario diveniva cacciabile (in selezione e dunque secondo piani scientificamente approvati) lo stambecco, come del resto previsto dalla Direttiva Habitat e dal nostro Testo Unico sull’Ambiente, ma la politica ha fatto retromarcia e ha stralciato la previsione. Continuerà ad essere cacciato In Svizzera, Austria e Slovenia dove la specie è stata reintrodotta attraverso esemplari catturati in Italia e… espatriati.
Dicono che la riforma consentirà la cattura indiscriminata dei richiami vivi. In realtà anche qui la riforma non cambia nulla in concreto, ma unicamente riordina una materia che si è pasticciata negli anni e che andava allineata alle direttive comunitarie.
La modifica prevede che possano essere utilizzati per le catture solo metodi non vietati dalla direttiva uccelli (e la direttiva vieta ogni tipo di rete e trappola, colla, vischi etc etc); altrimenti bisogna attivare la complicata e difficilissima procedura di deroga alla direttiva: né più né meno di quanto non avvenga già oggi, con la differenza che si scrive nella legge quelle che sono le decisioni dei Giudici Amministrativi degli ultimi vent’anni. Inoltre è previsto che gli anelli identificativi dei richiami debbano rispondere alle caratteristiche indicate dal Ministero con proprie linee guida, ponendo fine ai più disparati provvedimenti regionali.
Viene eliminato il termine ultimo della caccia al 10 febbraio, cui oggi si può arrivare a particolarissime condizioni rispetto al termine generale del 31 gennaio. Sinistra e animalisti han già parlato di caccia durante la migrazione, caccia nei nidi e durante gli accoppiamenti… Nulla di più falso: il termine rimane quello del 31 gennaio: andare oltre si potrà solo alle medesime strettissime condizioni di oggi e ferma restando la previsione di legge che vieta sempre, comunque e in ogni caso la caccia all’avifauna durante il periodo di migrazione prenuziale, riproduzione e allevamento della prole. In sostanza i calendari devono e dovranno sempre rispettare i principi temporali comunitari derivanti dalla Direttiva Uccelli. La previsione è sostanzialmente inattuata oggi e resterà inattuata domani: riguarda essenzialmente la caccia di selezione agli ungulati.
Si parla di caccia di notte perché vengono autorizzati gli strumenti ottici elettronici nella caccia di selezione. In realtà però non cambiano gli orari di caccia! Questi strumenti in realtà sono consentiti e usati da anni in tutto il resto d’Europa (dove gli ungulati li cacciano davvero anche di notte) perché comunque all’alba e al tramonto consentono di cacciare in sicurezza e consentono di individuare esattamente le caratteristiche del capo, consentendo così di attuare con la massima precisione gli abbattimenti autorizzati dell’ISPRA!
E da ultima la ciliegina sulla torta: la caccia in spiaggia in mezzo agli ombrelloni. Una menzogna rivoltante. Partiamo da un concetto: il “demanio marittimo” non comprende solo i lidi attrezzati e in concessione o le spiagge dove trascorriamo le vacanze. Il “demanio marittimo” comprende per esempio anche le foci e i delta dei fiumi, le lagune. Da sempre il “demanio marittimo” è territorio oggetto di pianificazione venatoria. La norma attuale rispetto al demanio marittimo rimane invariata e nessuno vedrà, come non ha mai visto sino ad oggi, una battuta di caccia in mezzo agli ombrelloni: al di là dei periodi di caccia ci sono norme relative alle distanze di sicurezza, al porto di armi in determinati luoghi, e ci sono i divieti del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e del Codice Penale.
Cosa cambia davvero per i cacciatori: vengono razionalizzate alcune norme sugli appostamenti di caccia, vengono – finalmente – abrogate le “opzioni esclusive di caccia” (lo sa che oggi se Lei scegliesse di praticare la caccia da appostamento fisso alle anatre, per tutto l’anno potrebbe fare solo quello e non potrebbe andare a caccia con il cane? E che se va a caccia in montagna non può andare in pianura?) e viene consentita la caccia al cinghiale anche quando c’è neve sul terreno. E non ultimo viene riconosciuto in legge il ruolo ecologico ed ecosostenibile della caccia e così viene (ri)data dignità anche ai cacciatori".