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La fuga silenziosa degli infermieri e il rischio di un punto di rottura

Intervento del consigliere provinciale Claudio Cia

TRENTO - Intervento del consigliere provinciale Claudio Cia (Forza Italia), sulla fuga degli infermieri in Trentino:
"Negli ultimi mesi - spiega Claudio Cia - nelle strutture accreditate si sta ripetendo sempre più spesso la stessa scena: professionisti formati, inseriti nei reparti, ormai pienamente operativi, che rassegnano le dimissioni. Non perché non credano nel lavoro che svolgono, ma perché – dopo aver superato un concorso – scelgono (o stanno per scegliere) l’assunzione nel sistema pubblico provinciale, dove le condizioni economiche sono significativamente più favorevoli. È un flusso silenzioso ma costante, che sta diventando un problema strutturale e rischia di mettere in discussione la continuità operativa di una parte essenziale del servizio sanitario trentino".

"Alla base - prosegue - c’è un divario retributivo che alimenta una concorrenza “interna” al sistema sanitario provinciale: le strutture accreditate erogano prestazioni per conto del pubblico, ma con contratti e livelli retributivi fermi di fatto al 2018. Il punto è che il rinnovo contrattuale non dipende dalla buona volontà delle singole strutture: è bloccato dal mancato aggiornamento delle tariffe riconosciute dall’ente pubblico al privato convenzionato. E qui si apre un ulteriore squilibrio: mentre l’ASUIT può contare su interventi di riequilibrio e coperture a bilancio da parte della Provincia, le strutture accreditate non hanno alcuna “ancora di salvezza”.
Vivono delle tariffe legate alle prestazioni erogate; se queste tariffe non sono appropriate rispetto ai costi sostenuti, il sistema si indebolisce in modo inevitabile.

Quando il personale diminuisce, l’effetto non resta confinato “dentro” le strutture: arriva ai cittadini. Diventa più difficile garantire gli standard clinico-assistenziali richiesti dall’accreditamento; si riducono posti letto, attività ambulatoriali e sedute di sala operatoria; le liste d’attesa si allungano ulteriormente, sommando nuove criticità a quelle già note del gestionale CUP; e cresce il rischio di mobilità passiva, perché se sul territorio cala la capacità di risposta, le persone cercano altrove ciò che non trovano qui.

Il segnale di allarme è già scattato: le Organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione e stanno chiedendo verifiche ispettive, richiamando esplicitamente la disparità retributiva e la tenuta dei requisiti organizzativi. Non è un dettaglio: è l’indicatore che la situazione sta arrivando a un punto di rottura.

Altrove, però, si è scelto di non aspettare. In contesti come la Provincia autonoma di Bolzano sono stati adottati interventi per allineare le condizioni economiche del personale delle strutture accreditate a quelle del pubblico, proprio per evitare il travaso di personale e garantire stabilità organizzativa.
Per questo serve ora – non domani – un confronto serio e operativo per definire misure concrete e rapide di riduzione del gap salariale e di tutela della sostenibilità del comparto accreditato, che è parte integrante del servizio sanitario provinciale. Perché il rischio, se si rimanda ancora, è di arrivare quando sarà già troppo tardi: quando competenze e professionisti saranno già usciti dal sistema e la contrazione dell’offerta sarà diventata difficile, se non impossibile, da recuperare. Questa non è una criticità di singole strutture: riguarda l’equilibrio complessivo della sanità trentina e la capacità di garantire continuità e qualità assistenziali ai cittadin".
Ultimo aggiornamento: 21/02/2026 23:58:42

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