TRENTO - Durante la prima giornata del
Festival dell'Economia di Trento, al teatro Sociale, l'intervento del premio Nobel per l'Economia nel 2010
Christopher Pissarides - Regius professor di Economia alla London School of Economics ed inoltre docente di European Studies presso l’Università di Cipro, nonchè cofondatore e già co-presidente dell’Institute for the Future of Work - si è concentrato sul ruolo dell'intelligenza artificiale oggi, sul suo impatto nel mondo del lavoro, su timori e, dati alla mano, applicazioni concrete. Unico cipriota ad aver mai ottenuto il premio Nobel,
Pissarides ha ribadito quanto, ancora in tempi moderni, le "soft skills" rappresentino un pilastro della nostra società.

Workforce skills in demand in the age of AI/ Domanda di lavoro e competenze nell’era dell’intelligenza artificiale. (
Giulia Crivelli; Christopher Pissarides (da remoto) foto credit Alessandro Eccel - Archivio Ufficio Stampa PAT)
La fondamentale importanza delle cosiddette “soft skills”. Le attività, competenze, abilità e capacità forse date per scontate, ma che ricoprono oggi un ruolo ancora determinante nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni. Anche e soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale.
Lo ha ribadito con convinzione Pissarides, con alcuni esempi molto pratici: “Parliamo di un termine orribile, perché ‘soft’ significa qualcosa di facile da fare come occuparsi di un paziente oppure accudire o educare un bambino, ma stiamo davvero parlando di cose facili da gestire? Certo è che l’intelligenza artificiale oggi sta crescendo ed è molto diversa rispetto al passato: prima le macchine avevano semplicemente dei pulsanti, ora invece utilizzano anche il linguaggio. Resta però il fatto che per gestire certe dinamiche servirebbe un aspetto psicologico che, attualmente, la macchina non possiede. Perchè? Semplicemente perché non è umana”.
Spazio poi ad un ragionamento sull’applicazione dell’intelligenza artificiale in campo economico e, di conseguenza, ai suoi riflessi sulla produttività: “Sicuramente l’IA avrà un impatto, ma solo su alcuni specifici settori dell’economia complessiva. Qualche comparto, come quello manifatturiero in Italia, potrebbe vedere miglioramenti. Ma, in generale, solo alcuni segmenti beneficeranno dell’applicazione dell’intelligenza artificiale. Grandi investimenti nell’IA? Non credo siano giustificati, almeno non al momento. Io non ci scommetterei”.
Il futuro dunque resta incerto: “Attualmente sono poche le società che utilizzano in modo efficace l’intelligenza artificiale, eppure ogni suo strumento è disponibile anche con pochi click - ha concluso Pissarides. - Questo significa che non tutti vogliono investirci, perché c’è un problema di adattamento del proprio business a questi strumenti. Ed ecco allora che processi e applicazioni che coinvolgono gli esseri umani, oppure semplici computer, sono ancora i più importanti. Non sappiamo in che direzione stiamo andando e quindi le società, in questa incertezza, sono preoccupate da investimenti milionari. Il meglio che possiamo fare è affidarci a dati e numeri, così come a materie come matematica, ingegneria e scienza. L’IA, in fondo, resta solo uno strumento per quanto estremamente facile da utilizzare”.