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In Trentino 118 esemplari di orso e 22 branchi di lupi

Il servizio faunistico della Provincia di Trento ha pubblicato il rapporto 2025

TRENTO - Grandi carnivori, pubblicato dal servizio faunistico della Provincia di Trento il rapporto 2025.
In Trentino e nei territori limitrofi sono presenti 118 esemplari di orso; per quanto riguarda i lupi, nel 2025 sono stati censiti 12 branchi nel Trentino orientale e 10 in quello occidentale. La presenza dello sciacallo dorato risulta in aumento e diffusa su gran parte del territorio provinciale, con 4 nuclei riproduttivi accertati. Dopo le anticipazioni ai componenti del Tavolo presieduto dall’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni, ora è stato pubblicato il report con un quadro completo sul Trentino.

“La parola chiave è gestione – osserva l’assessore Failoni –. Una gestione che non si limita all’osservazione, ma che si fonda su quattro pilastri: monitoraggio continuo, prevenzione, informazione e, quando necessario, interventi mirati sugli esemplari problematici”.

Prosegue, quindi, la distribuzione dei cassonetti anti-orso sul territorio, con l’obiettivo di ridurre il rischio che gli animali selvatici si avvicinino ai centri abitati in cerca di cibo. Allo stesso tempo, la protezione di allevamenti, apiari e strutture contribuisce a limitare i danni e a garantire maggiore serenità a chi lavora in montagna.
Dove le opere di difesa – in primis le recinzioni elettrificate concesse gratuitamente dalla Provincia – sono presenti e utilizzate correttamente, i risultati sono evidenti.

Il PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali) rappresenta il documento di riferimento per la gestione delle emergenze anche nella provincia di Trento (così come in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte e nella Provincia autonoma di Bolzano). Su questa base, il Trentino ha individuato, formato e attrezzato il personale forestale.

Per quanto riguarda i lupi che mostrano particolare confidenza con l’uomo o frequentano abitualmente aree urbanizzate, si applica un protocollo di intervento elaborato da ISPRA, basato su documenti tecnici della LCIE (Large Carnivore Initiative for Europe). Tale protocollo definisce i comportamenti indesiderati e le condizioni per l’attivazione di misure di dissuasione o rimozione. La rimozione gestionale di un lupo, effettuata lo scorso autunno, si inserisce in questo contesto: un intervento circoscritto e fondato su dati oggettivi.

Nel 2025 non sono stati registrati comportamenti problematici da parte di esemplari di orso. “È verosimile – si legge nel rapporto – ritenere che a questo risultato abbia contribuito anche il fatto che, nel 2024, tutti e tre gli esemplari problematici individuati sono stati prontamente rimossi mediante abbattimento, in applicazione del PACOBACE. Resta comunque possibile che nuovi soggetti pericolosi o responsabili di danni ripetuti si manifestino anche in futuro, indipendentemente dalle attività di prevenzione e comunicazione messe in campo”.

Sul fronte della comunicazione e dell’informazione, sono oggi migliaia i cartelli con le regole di comportamento da adottare nelle aree di presenza degli orsi, distribuiti capillarmente sul territorio. Tuttavia, circa il 30% di questi ha subito almeno un episodio di rimozione o manomissione, con punte di cinque interventi consecutivi nello stesso sito. Chi rimuove i cartelli, magari trasformandoli in souvenir, ostacola un importante processo di diffusione delle regole di sicurezza, promosso dall’Amministrazione anche attraverso spot televisivi e campagne stampa. Questi comportamenti sono sanzionati ai sensi dell’articolo 635 del Codice penale.
Ultimo aggiornamento: 30/04/2026 23:53:49

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