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Castel Tirolo: incontro tra i presidenti Mattarella e Van der Bellen

sabato, 23 novembre 2019

Castel Tirolo – Una giornata speciale a Castel Tirolo, con l’incontro tra i presidenti Mattarella e Van der Bellen, il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ha parlato di pacifica convivenza e di dialogo basato sul rispetto reciproco e parlato di “Autonomia, bene comune”. Presenti le autorità trentine e alto atesine, tra cui il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, e del Tirolo, Günther Platter.

Kompatscher discorso a Castel Tirolo © foto ASP-DaldosIl presidente Arno Kompatscher durante il discorso a Castel Tirolo nella foto © ASP- Daldos. In occasione della cerimonia ufficiale di Castel Tirolo in ricordo dei 50 anni dall’approvazione del pacchetto di norme che ha dato vita al secondo Statuto di autonomia e dei 100 anni dal trattato di pace di Saint-Germain, il presidente Arno Kompatscher ha sottolineato il grande onore nel poter dare il benvenuto ai presidenti Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen, i due Capi di stato dei Paesi firmatari del Trattato di Parigi. La divisione del Tirolo e l’adozione del Pacchetto “sono due eventi decisivi ed epocali per la nostra storia”, ha affermato Kompatscher.

Pacchetto momento chiave dell’autonomia e della democrazia

Il presidente altoatesino ha quindi ripercorso le tappe principali della storia locale a partire dal 1919. Riferendosi all’approvazione del Pacchetto da parte dei delegati della Südtiroler Volkspartei esattamente il 22 novembre di 50 anni fa, ha parlato di “un momento chiave per la democrazia”. “La serietà e la profonda convinzione – ha sottolineato – ma anche il rispetto dell’opinione altrui, l’accettazione e la condivisione del risultato, che trovarono piena espressione nella storica stretta di mano fra Silvius Magnago e Peter Brugger, sono ancora oggi un esempio e un insegnamento per la nostra generazione”. “L’autonomia non à caduta dal cielo – ha aggiunto – ma è il frutto di negoziati difficili”. Il presidente altoatesino ha quindi affermato che “l’autonomia deve essere costantemente perfezionata e adeguata alle nuove esigenze” e si è detto “fiducioso che anche in futuro sarà possibile concordare e attuare, in uno spirito di equità e armonia, e con la prassi già consolidata dell’accordo bilaterale tra Italia e Austria, i necessari interventi di adeguamento e di ammodernamento”.

Autonomia e convivenza per superare le controversie

Il presidente si è detto inoltre sicuro “che anche noi, nella nostra provincia, possiamo superare le controversie che sono ancora d’ostacolo alla pacifica convivenza, se le affrontiamo attraverso un dialogo improntato al rispetto reciproco. Ciò ci consentirà anche in futuro di avvalerci dell’autonomia come di un efficace strumento di tutela e di sviluppo, che ci permetta di rafforzare le identità e al tempo stesso trarre beneficio dal valore aggiunto della pluralità del nostro territorio”. Nel proprio discorso Kompatscher ha affermato quindi che “grazie all’autonomia così ottenuta l’Alto Adige si trova oggi in una buona situazione culturale ed economica”.

Dalla coesistenza alla convivenza fondata su rispetto e stima

Secondo il presidente gli strumenti di tutela previsti, come la parificazione delle lingue, il criterio della proporzionale nell’assegnazione dei posti nel pubblico impiego, l’insegnamento nella propria madrelingua, hanno prodotto i loro effetti positivi per tutti i gruppi linguistici. “Questa tutela e questa sicurezza – ha aggiunto – costituiscono una solida base per venire incontro gli uni agli altri e per trasformare una pacifica coesistenza in una convivenza fondata sulla reciproca stima”.

Dialogo e compromesso antidoto alle provocazioni

Questa evoluzione positiva, ha ammonito il Landeshauptmann “è però compromessa, messa a repentaglio, ogni qualvolta qualcuno si diverte a giocare col fuoco e a provocare. Quando questioni non ancora risolte in modo soddisfacente, come la toponomastica o la gestione dei simboli del nostro travagliato e ancora opprimente passato, sono strumentalizzate per anteporre ciò che ci divide a ciò che ci unisce, per alimentare il risentimento e l’odio, creare nemici e sostenere posizioni radicali, allora significa che non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia. Soluzioni e sviluppi positivi per la nostra provincia sono stati raggiunti solo quando siamo riusciti a far prevalere il dialogo, la volontà di intesa, il rispetto e la disponibilità al compromesso sulla legge del più forte e sulla violenza fisica e verbale”.

Autonomia bene comune

Il presidente, pur ponendo l’accento sul fatto che “l’autonomia dell’Alto Adige non è un’autonomia territoriale, ma un’autonomia a tutela dei gruppi etnici tedesco e ladino”, ha rimarcato che essa “al tempo stesso essa rappresenta il nostro bene comune, che nessun gruppo etnico può arrogare solo a sé. L’autonomia – ha concluso – è una casa comune, nella quale non vi è un solo padrone, con tutti gli altri considerati solo ospiti. La grande sfida politica, che ci troviamo a fronteggiare tutti assieme, consiste nel procedere a misura d’uomo e nel rendere comprensibili le scelte politiche, senza spalancare le porte a del banale populismo”.

L’INTERVENTO DI  VAN DER BELLEN

L’Austria rimarrà anche in futuro al fianco dell’Alto Adige, lo ha assicurato il presidente austriaco Alexander van der Bellen nel suo discorso di oggi a Castel Tirolo.

Presidente Van der Bellen Castel Tirolo © foto ASP- DaldosIl presidente Van der Bellen al suo arrivo a Castel Tirolo nella foto © ASP-Daldos. Il presidente austriaco Alexander Van der Bellen nel suo discorso odierno in occasione della cerimonia ufficiale a Castel Tirolo per i 100 anni dal Trattato di pace di Saint-Germain ed i 50 anni dall’approvazione del Pacchetto di norme che ha dato vita al secondo Statuto di autonomia ha ribadito il ruolo dell’Austria in qualità di garante nei confronti dell’Autonomia dell’Alto Adige.

Ha preso la parola dopo il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, per celebrare, assieme al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ed agli altri ospiti “l’approvazione del Pacchetto per l’Alto Adige avvenuto il 23 novembre di 50 anni fa”.

Il Pacchetto inteso come momento di svolta
“Il Pacchetto è stato fondamentale per la moderna Autonomia dell’Alto Adige – ha sottolineato nel suo intervento il presidente austriaco – assieme siamo riusciti a superare le forze distruttive della contrapposizione ed a rendere l’Alto Adige la terra fiorente e pacifica che oggi possiamo ammirare”. “Grazie al Pacchetto – secondo Van der Bellen – la politica dell’Alto Adige ha compiuto una svolta, passando dalla fase conflittuale, portata avanti anche con violenza, a quella del dialogo e dell’impegno corretto nella ricerca di soluzioni”.

Superata la divisione
Van der Bellen ha quindi toccato nel suo intervento le conseguenze del Trattato di pace di Saint-Germain parlando dei “regimi inumani instaurati dal fascismo e dal nazionalsocialismo, che hanno causato sofferenze indicibili alla popolazione, come le opzioni di Hitler e Mussolini, di 80 anni fa, che hanno contrapposto le persone tra loro ed hanno lacerato la società”.

Una sinergia di forze che cooperano tra loro
Più volte il presidente austriaco ha quindi sottolineato che “le soluzioni proficue possono essere raggiunte solamente attraverso la coraggiosa collaborazione tra forze che cooperano tra loro” e che “la ricerca di ciò che ci accomuna porta al successo”. Ciò vale, ha detto, per i cittadini di tutti i gruppi linguistici, per i politici provinciali così come per i rappresentati dell’Italia e dell’Austria.

Un modello riconosciuto a livello internazionale
Un capitolo nuovo in questo contesto è stato inaugurato nel 1946 dall’Accordo Degasperi – Gruber con il suo quadro multilaterale. La chiusura della controversia tra Austria ed Italia nel 1992, l’entrata dell’Austria nell’accordo di Schengen, l’Euro e la creazione dell’Euregio sono state quindi citate da Van der Bellen come tappe dell’avvicinamento, che hanno contribuito a rendere l’Alto Adige ciò che è oggi “un modello riconosciuto a livello internazionale di un’efficace tutela delle minoranze”.

Garantire lo sviluppo autonomo dell’Alto Adige
“La principale funzione dell’Autonomia è e resta la tutela della popolazione di lingua tedesca e ladina, così come delle loro peculiarità linguistiche, culturali, sociali ed economiche” ha affermato il presidente austriaco. A questo proposito, secondo il presidente austriaco, è reponsabilità comune dell’Austria e dell’Italia garantire lo sviluppo autonomo dell’Alto Adige per la tutela della lingua, della cultura e della tradizione.

Privilegiare ciò che unisce rispetto a ciò che divide
Il compito è ora quello di “sviluppare ulteriormente questa Autonomia e di adeguarla alle attuali condizioni di vita ed esigenze. Assieme, nel rispetto reciproco e privilegiando ciò che unisce a ciò che divide”.

OMAGGIO ALLE VITTIME DEL NAZI-FASCISMO

La seconda parte della visita ufficiale dei presidenti della Repubblica di Italia e Austria, Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen, si è svolta a Bolzano. Su invito del presidente della Provincia, Arno Kompatscher, accompagnati anche dal sindaco del capoluogo, Renzo Caramaschi, i due presidenti hanno visitato due luoghi simbolo delle sofferenze che il nazi-fascismo ha portato con sè nel corso del ’900. Prima tappa la Residenza Stillendorf, in via dei Vanga, dove venne ucciso il maestro Franz Innerhofer, quindi la visita al muro del lager di via Resia.

Gesto di riconciliazione e comprensione reciproca

“Il fatto che i due presidenti abbiano voluto sostare in questi due luoghi – sottolinea Arno Kompatscher - ha un enorme valore simbolico: si tratta di un segnale politico importante e di un gesto di riconciliazione e comprensione reciproca che rispecchia in pieno lo spirito europeo. Abbiamo voluto in questo modo ricordare che, nel periodo compreso tra il 1919 e il 1969, ovvero le date che abbiamo voluto ricordare nella giornata odierna, questa terra ha vissuto due dittature che hanno provocato grandi sofferenze alla popolazione locale. Sudtirolesi e altoatesini sono stati innanzitutto vittime, ma in alcuni casi anche fiancheggiatori di fascismo e nazionalsocialismo“.

Franz Innerhofer, la prima vittima sudtirolese del fascismo

La prima tappa della visita bolzanina dei presidenti Mattarella e Van der Bellen è stata alla Residenza Stillendorf di via dei Vanga. Fu in questo luogo, infatti, che il 24 aprile 1921 il maestro di Marlengo Franz Innerhofer perse la vita. In quel giorno, a Bolzano, vi era una sfilata in costume tradizionale tirolese per celebrare l’inaugurazione della fiera di primavera, che fu preso d’assalto dalle squadracce fasciste. Il maestro Innerhofer, sceso nel capoluogo con i propri alunni, fu ucciso mentre cercava di proteggere i suoi ragazzi dalle violenze, pagando con la vita un atto di grande coraggio.

Migliaia di persone nel lager di via Resia

La nuova installazione del muro dell’ex lager di via Resia, ultima tappa della visita dei presidenti di Italia e Austria in Alto Adige, è invece il simbolo di un altro momento storico per l’Alto Adige. Dal luglio 1944 al maggio 1945, a Bolzano fu creato un campo di concentramento nazista, da cui transitarono migliaia di persone fra ebrei, membri delle resistenza, renitenti alla chiamata alle armi o semplici oppositori del regime nazi-fascista. Una parte dei prigionieri transitò per Bolzano prima di essere portata nei campi di sterminio, dove molti di essi persero la vita. Tra il 1921, anno dell’uccisione del maestro Innerhofer, e il biennio 1944-1945, l’Alto Adige visse poi un altro momento storicamente centrale, quello delle opzioni che, secondo Kompatscher, “ha lasciato nella società sudtirolese delle ferite che per lungo tempo sono state difficili da curare”.

Rispetto e comprensione come risposte alle provocazioni

Facendo riferimento a queste vicende, il presidente altoatesino ribadisce che anche ai giorni nostri, pur se le situazioni non risultano comparabili, è importante “imparare dalla propria storia per non ricadere negli errori del passato. Le provocazioni cercano scientemente di gettare benzina sul fuoco di ciò che ci può dividere: la posta in gioco è il modello di pacifica convivenza tra i gruppi linguistici raggiunto grazie alla nostra autonomia figlia di quel pacchetto che ha rappresentato una svolta epocale per questa terra. Ecco perchè la società altoatesina deve essere in grado di rispondere all’odio e alla violenza, fisica o verbale, con il rispetto, la comprensione reciproca e la capacità di giungere a compromessi. Vogliamo che sia questo il messaggio che passa attraverso i due luoghi della memoria visitati dai presidenti Mattarella e Van der Bellen”.



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