COSIO VALTELLINO (Sondrio) - Beatificazione di don Roberto Malgesini, il sacerdote originario di Cosio Valtellino, riferimento per gli "ultimi", ucciso a Como il 15 settembre 2020. Il processo di beatificazione è iniziato e oggi nella chiesa di San Bartolomeo a Como, gremita per l'occasione da numerosi valtellinesi, si è svolta la celebrazione alla presenza del vescovo cardinale Oscar Cantoni e i postulatori della causa.
NOTE BIOGRAFICHE SU DON ROBERTO MALGESINI

Don Roberto Malgesini è nato a Regoledo di Cosio (Sondrio) il 14 agosto 1969. Dopo il Diploma da ragioniere, conseguito nel 1988, ha lavorato per tre anni a Lecco, in una filiale di un istituto bancario della provincia di Sondrio.
Nel frattempo, matura la sua vocazione al sacerdozio e, nel 1991/1992, come era prassi in quegli anni per le diocesi di Lombardia, frequentò l’anno di Propedeutica presso il Seminario Vescovile di Brescia. Ufficio stampa della diocesi di Como.
Nel 1992 iniziò il percorso teologico presso il Seminario Vescovile della diocesi di Como. Venne ordinato diacono il 6 settembre 1997 nella chiesa del Sacro Cuore di Sondrio, durante le celebrazioni per l’Anno Eucaristico diocesano. Svolse il ministero diaconale nella parrocchia di Socco e Bulgorello (Como) • Venne ordinato presbitero, nella Cattedrale di Como, dal vescovo monsignor Alessandro Maggiolini, il 13 giugno 1998.
Da novello sacerdote fu destinato, come vicario parrocchiale, alla comunità di Gravedona (Como), dove rimase per cinque anni, fino al 2003. Nei successivi cinque anni, dal 2003 al 2008, fu vicario parrocchiale a Lipomo (Como). Dal 2008, in accordo con l’allora Vescovo monsignor Diego Coletti, si trasferì presso le strutture della parrocchia di San Rocco a Como, dove ebbe inizio il suo apostolato fra le povertà, continuando a collaborare con la parrocchia (poi divenuta, con la parrocchia di San Bartolomeo, comunità pastorale “Beato Scalabrini”, di cui ha continuato a essere collaboratore). Ha vissuto alcune esperienze formative, nell’ambito delle fragilità, maturando conoscenze e affinando sensibilità. Fra le altre ha collaborato con la “Casa della Carità” di Milano, la “Comunità di Sant’Egidio” a Milano e Roma, la “Comunità Esodo” di Bergamo, la “Comunità papa Giovanni XXIII” di don Oreste Benzi. Nei dodici anni di servizio ai poveri, l’attività è stata multiforme, sempre in coordinamento con il Vescovo diocesano (dal 2016 monsignor Oscar Cantoni) e in rete con la Caritas diocesana, il tavolo della grave marginalità, i Centri di Ascolto Caritas della città di Como, il Centro “Porta Aperta” di Caritas Como per l’assistenza a tutte le forme di grave fragilità, l’unità di strada per le donne vittime di tratta, i gruppi di volontariato della provincia di Como, i servizi mensa cittadini, le comunità religiose e le parrocchie presenti in diocesi, le realtà impegnate nell’accoglienza dei senza fissa dimora, dei migranti e dei migranti in transito, l’assistenza spirituale ai detenuti (sezione maschile e sezione femminile) e alla Polizia penitenziaria (femminile e maschile) del Carcere del Bassone di Como. Particolarmente importante l’opera di sensibilizzazione e coinvolgimento dei giovani (“Gruppo colazioni”, “Legami”, oltre ai suoi diretti collaboratori). Significativa la rete di collaborazione costruita a tutti i livelli anche con le forze Ufficio stampa della diocesi di Como, le istituzioni e il mondo civile dell’intera diocesi (non solo nella città di Como).
Il mattino del 15 settembre 2020 don Roberto Malgesini venne ucciso da un senza fissa dimora (Ridha Mahmoudi) a cui il sacerdote aveva sempre assicurato tutto l’aiuto possibile, dall’ascolto agli aiuti materiali (denaro, cibo, vestiti), fino al sostegno di tipo medico e legale (indirizzando l’uomo ai professionisti che lo avrebbero potuto seguire). Il responsabile del gesto si costituì alle forze dell’ordine poco dopo aver colpito mortalmente don Roberto. L’omicidio si consumò nel piazzale antistante la chiesa di San Rocco in Como: don Malgesini aveva appena finito di caricare sulla sua auto tutti i generi di prima necessità necessari alla distribuzione della colazione ai poveri della città.
I funerali di don Roberto, presieduti dal Vescovo monsignor Oscar Cantoni (dal 27 agosto 2022 cardinale Oscar Cantoni), si celebrarono nella nativa Regoledo (So) venerdì 18 settembre 2020. Il giorno successivo, sabato 19 settembre 2020, nella Cattedrale di Como si svolse la Messa esequiale di suffragio presieduta dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, inviato personalmente da papa Francesco. Durante l'udienza generale del 16 settembre 2020 papa Francesco definì don Roberto "testimone della carità verso i più poveri" e nell'omelia del 15 novembre 2020, Giornata mondiale dei poveri, lo ha ricordato come esempio tra i "servi fedeli di Dio, che non fanno parlare di sé, ma vivono così, servendo".
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in data 7 ottobre 2020 ha firmato, su proposta del Ministro dell’Interno, il decreto di conferimento della medaglia d’oro al merito civile alla memoria di don Roberto Malgesini con questa motivazione: «Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno. Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, Ufficio stampa della diocesi di Como da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento. Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all'estremo sacrificio».
La Fondazione Missio (realtà nata nel 2005 come “organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di sostenere e promuovere, anche in collaborazione con altri enti e organismi, la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana), nel marzo 2021, presentò la figura di don Roberto Malgesini fra i “testimoni di Vangelo” nell’ambito della giornata di sensibilizzazione e preghiera per i missionari martiri (24 marzo 2021).
L’Ente Provincia di Como il 15 giugno 2021 ha istituito il “Premio don Roberto Malgesini” assegnato alle realtà che si distinguono nella vicinanza a tutte le forme di fragilità. • Il 15 settembre 2021, nel primo anniversario della morte di don Roberto Malgesini, il luogo dove fu ucciso è stato intitolato alla sua memoria, con la posa di una croce in ferro battuto, la sua foto e una targa con la scritta «… perdonate e sarete perdonati…».
A Roma è stato istituito il “Premio Malgesini”: riconoscimento ad associazioni di volontariato o personalità impegnate nel sociale. Ideato da Giuseppe Scarlato e consegnato alla memoria di don Roberto Malgesini ogni anno a ottobre. Una croce commemorativa è stata posta anche in Valgerola, in località Pescegallo (provincia di Sondrio), a un anno dalla morte di don Roberto.
Il 16 settembre 2022 l'Istituto Comprensivo di Gravedona ed Uniti (con sede in via Guer) è stato ufficialmente intitolato a don Roberto Malgesini.
Per il 2022 il Comune di Como ha consegnato la massima onorificenza cittadina, l’Abbondino d’Oro, alla memoria di don Roberto Malgesini, decidendo di Ufficio stampa della diocesi di Como assegnarlo soltanto a lui, per evidenziare ancora di più il valore della sua testimonianza di vita. L’attribuzione è datata 20 ottobre 2022; la consegna si è celebrata nella Biblioteca comunale di Como il 21 gennaio 2023.
In memoria di don Roberto sono stati pubblicati diversi libri: “Asciugava lacrime con mitezza” (di Eugenio Arcidiacono, edizioni San Paolo); “Il dono di una vita. Giovani autori siciliani rendono omaggio a don Roberto Malgesini” (a cura di Vincenzo Campo, edizioni Palumbi); “Don Roberto Malgesini.
«Vai e prendi loro per mano»” (di Zef Karachi, edizioni Cantagalli); - “Don Roberto Malgesini - Non c'è inizio senza perdono” (di Zef Karachi, edizioni San Paolo); - “Una vita al kebab – Il sogno italiano di Azim” (di Claudio F. Benedetti, edizioni Ares).
Il 2 maggio 2026 è stato pubblicato l’editto, a firma del Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, per «la causa di canonizzazione del Servo di Dio Roberto Malgesini, sacerdote diocesano». Il primissimo annuncio del nulla osta all’avvio del procedimento fu dato ai giovani, il 22 marzo 2026, in occasione del ritiro diocesano di Quaresima (alla presenza dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, in occasione della due-giorni dal titolo “Testimoni di Luce”, dedicato a don Malgesini e al beato Pino Puglisi), la conferma fu condivisa con tutto il clero diocesano, nella Messa crismale di Giovedì Santo, 2 aprile 2026. Nell’Editto il Vescovo Cantoni illustrava il percorso che lo ha portato alla decisione di introdurre la causa di canonizzazione e beatificazione: «confortato dalle espressioni di consolazione e stima formulate da Papa Francesco al termine delle udienze generali del 16 settembre 2020 e del 20 ottobre seguente; avendo chiesto e ottenuto dalla Conferenza Episcopale Lombarda parere favorevole circa Ufficio stampa della diocesi di Como l’opportunità di iniziare la causa (Sessione del 17 settembre 2025); avendo ottenuto il nihil obstat del Dicastero delle Cause dei Santi (lettera prot. n. 3816- 1/25 del 6 marzo 2026)».
La famiglia di don Roberto Malgesini e i suoi compagni di ordinazione, a fine marzo 2026, hanno annunciato l’intenzione di costituire una fondazione in nome di Roberto. La fondazione avrà come compito primo l'approfondimento, la custodia e la divulgazione del carisma di don Roberto, dei valori evangelici e di tutela della dignità di tutte le persone, che hanno caratterizzato la vita di don Malgesini.
Sabato 16 maggio, il vescovo, cardinale Oscar Cantoni, ospite della fondazione Centesimus Annus di Lugano, al Centro pastorale San Giuseppe ha portato la sua testimonianza su don Roberto Malgesini. In occasione del pellegrinaggio diocesano a Lourdes (18-21 maggio 2026), guidato dal Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, la catechesi conclusiva (21 maggio 2026) ha visto la presentazione della testimonianza di vita di due testimoni luminosi per la diocesi di Como: la beata suor Maria Laura Mainetti e don Roberto Malgesini (a parlarne è stato il compagno di ordinazione, don Enrico Broggini). Significativo che la data di apertura della fase diocesana del processo cada il 6 giugno, data del martirio della beata Mainetti e giorno della memoria liturgica diocesana della religiosa “Figlia della Croce”, a cinque anni dalla celebrazione di beatificazione avvenuto allo stadio di Chiavenna il 6 giugno 2021.
IL VESCOVO
Nell'omelia il cardianale Cantoni ha spiegato: "Siamo numerosi per assistere ai primi passi di un processo canonico finalizzato alla beatificazione di don Roberto. Lo sentiamo a noi familiare, uno di noi, mentre siamo certi che egli vigila su ciascuno di noi, ci invita a vivere secondo il Vangelo di Gesù e prega per noi come un nostro fratello maggiore, mite e saggio. Siamo lieti di questo inizio, tanto atteso e desiderato. Ci è stato dato il "via libera" da parte del Dicastero delle Cause dei Santi, con una tempistica sorprendente, anche perché il ricordo di don Roberto, in questi anni, si è mantenuto sempre vivo e la sua memoria si è propagata con molta immediatezza in tutta Italia e oltre i suoi confini. Sono stati scritti libri su di lui, istituiti perfino vari premi in sua memoria.
A lui è stata dedicata una scuola (a Gravedona) e prossimamente un parco (a Lipomo), oltre che il “Largo Malgesini”, nel luogo in cui è stato ucciso: segno evidente di ammirazione per la sua persona, così vicina a tutti, specie ai più poveri, ai più emarginati, agli stranieri, ai più fragili. Innamorato del "suo Gesù" (così lo chiamava!), diventava presto familiare e amico di tutti, anche di chi lo contraddiceva, sempre con animo lieto, pronto a soccorrere a ogni ora del giorno e della notte. Tutti noi, qui presenti, lo sentiamo vivente in Dio, mentre sono certo che don Roberto, in questo momento, avverte un certo imbarazzo per questo nostro evento! Non avrebbe mai voluto far parlare di sé, giacche' non era per nulla autoreferenziale, si scherniva facilmente, dotato come era di una sana autoironia. Egli annunciava il Vangelo con gesti semplici, con i suoi atteggiamenti, rivestiti di tenerezza e di affabilità. Creava amicizia, infondeva fiducia in quanti lo incontravano. Non era facile che don Roberto prendesse volentieri la parola, soprattutto in pubblico, ma proprio attraverso la sua timidezza, manifestava un animo dimentico di sé, libero, e mai alla ricerca di consensi umani. È divenuto, nel tempo, un uomo di Dio, come è stato rappresentato da Gesù, cioè mite e umile di cuore, capace di riconoscere in tutti, soprattutto nei poveri, nella gente di strada, nei prigionieri, dei fratelli e delle sorelle da accogliere, servire ed amare teneramente. A volte accettando anche l'ingratitudine, tanto da essere ferito e ucciso da uno dei suoi protetti. Perciò, amici, ora lodiamo tutti insieme il Signore Gesù. Siamo grati a Lui e benediciamolo perché attraverso il nostro don Roberto".
LA CELEBRAZIONE
Nella chiesa di San Bartolomeo a Como si è tenuta la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sull’offerta della vita e la perdurante fama di santità di don Roberto Malgesini, sacerdote diocesano. Accanto al Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, erano presenti gli Officiali del processo, del postulatore della causa e degli Officiali dell’Inchiesta.
"Pur essendo solo l’inizio dell’Inchiesta diocesana del processo di beatificazione di don Roberto Malgesini – sottolinea il priore don Enzo Ravelli – l’assemblea di questo pomeriggio è stato un momento particolarmente importante per la Chiesa di Como, che sempre è chiamata dal suo Signore ad essere sposa splendente di santità".
Gli Officiali dell’Inchiesta: Postulatore della causa: monsignor Ennio Apeciti; Delegato episcopale: don Enzo Ravelli; Promotore di giustizia: don Alberto Dolcini; Notaio attuario: Giusi Corbetta; Notaio aggiunto: Andrea Gattoni. I membri della Commissione storica: padre Luigi Nuovo; Marco Gatti e don Gianluca Salini
L'EDITTO
Lo scorso 2 maggio 2026 fu pubblicato l’Editto, a firma del Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, per "la causa di canonizzazione del Servo di Dio Roberto Malgesini, sacerdote diocesano". Dopo l’annuncio dato ai giovani, il 22 marzo, occasione del ritiro diocesano di Quaresima celebrato a San Bartolomeo in Como, e la conferma, condivisa con tutto il clero diocesano, nella Messa crismale dello scorso Giovedì Santo, 2 aprile, tre settimane fa è stato pubblicato e diffuso in Diocesi il documento che, di fatto, ha avviato l’indagine sul Servo di Dio don Roberto Malgesini. Nell’Editto si specifica che l’intenzione del cardinale Cantoni è di introdurre «la causa di canonizzazione e beatificazione “super oblatione vitae”», ovvero per il riconoscimento del dono totale della vita. Come sottolinea il documento, esso nasce dall’ascolto di «quel “fiuto” del popolo di Dio» che sa «riconoscere i modelli di santità, testimoni straordinari del Vangelo». Un atto, l’avvio della causa, che vuole «accogliere e interpretare il consenso della gente attorno alla figura di don Roberto Malgesini, testimone della carità verso i più poveri». L’Editto è stato esposto fino alla fine del mese di maggio (per un totale di 4 settimane) nella Curia di Como, nella parrocchia di nascita di don Roberto (Cosio Valtellino, in provincia di Sondrio) e nelle comunità dove il sacerdote ha vissuto il proprio ministero: Lipomo (Co), Gravedona (Co) e Como (nella comunità pastorale San Giovanni Battista Scalabrini, di cui fa parte la parrocchia di San Rocco, dove don Malgesini risiedeva e fu ucciso). Nell’Editto il Vescovo Cantoni ha illustrato il percorso che lo ha portato alla decisione di introdurre la causa di canonizzazione e beatificazione: «confortato dalle espressioni di consolazione e stima formulate da Papa Francesco al termine delle udienze generali del 16 settembre 2020 e del 20 ottobre seguente; avendo chiesto e ottenuto dalla Conferenza Episcopale Lombarda parere favorevole circa l’opportunità di iniziare la causa (Sessione del 17 settembre 2025); avendo ottenuto il nihil obstat del Dicastero delle Cause dei Santi (lettera prot. n. 3816-1/25 del 6 marzo 2026)».
LO SVOLGIMENTO DEL PROCEDIMENTO E COSA SIGNIFICA “CAUSA SUPER OBLATIONE VITAE”
La Causa di beatificazione e canonizzazione riguarda un fedele che in vita, in morte e dopo morte ha goduto fama di santità o di martirio o di offerta della vita. Per l’inizio di una Causa di beatificazione è quindi sempre necessaria l’esistenza di tale “fama” rispetto alla vita della persona. Una fama, specifica l’istruzione Sanctorum Mater, che deve essere «spontanea e non artificiosamente procurata. Deve essere stabile, continua, diffusa tra persone degne di fede, vigente in una parte significativa del popolo di Dio». La procedura, salvo una particolare dispensa papale, non può iniziare prima che siano passati almeno cinque anni dalla morte del candidato. La prima figura a essere individuata, con nomina e approvazione del Vescovo competente, è il Postulatore, ufficio che può essere svolto da un sacerdote, da un membro di un Istituto di Vita Consacrata, di una Società di Vita Apostolica, o di un’Associazione clericale e/o laicale, da un laico e da una laica. Il postulatore è un esperto in teologia, diritto canonico e storia, come pure nella prassi della Congregazione delle Cause dei Santi. Viene scelto dall’attore, cioè dalla persona giuridica o fisica che introduce la causa di beatificazione e canonizzazione. Il Vescovo diocesano, ottenuto il nihil obstat dal Dicastero delle Cause dei Santi, annuncia, attraverso un Editto, l’intenzione di introdurre la causa di beatificazione e canonizzazione del candidato/a, definito, dal momento dell’introduzione della causa, Servo/a di Dio. Con l’Editto si invitano formalmente tutti coloro che fossero a conoscenza di qualche ostacolo, che possa essere discordante circa la fama di santità del candidato/a, a darne notizia al Vescovo o al Postulatore (appositamente nominato). Inoltre, tutti coloro che fossero in possesso di scritti e di ogni altro documento che riguardino il candidato/a, sono invitati a porli a disposizione, consegnandoli, in originale o in copia, presso la sede della Curia Vescovile rivolgendosi al Vescovo o alla Cancelleria. Fase Diocesana Verificate le condizioni preliminari, si passa all’apertura ufficiale di una Inchiesta in Diocesi. Il Vescovo diocesano costituisce un apposito Tribunale, composto da un Delegato del Vescovo, un Promotore di Giustizia e un Notaio. Il Postulatore, sotto l’autorità del Tribunale, propone e coordina la raccolta di documenti e testimonianze che possano aiutare a ricostruire la vita e la santità del Servo/a di Dio. Obiettivo è quello di verificarne l’eroicità delle virtù, ovvero la disposizione abituale a Ufficio stampa della diocesi di Como E-mail: ufficiostampa@diocesidicomo.it compiere il bene con fermezza, continuità e senza esitazioni. La ricostruzione viene fatta seguendo due strade. La prima è l’escussione di testimoni sotto giuramento, ovvero l’ascolto di testimonianze orali delle persone che hanno conosciuto il/la Servo/a di Dio e possono raccontare con precisione fatti, eventi, parole. La seconda è la raccolta di documenti e scritti riguardanti il/la Servo/a di Dio. Una apposita Commissione Storica raccoglie tutti i documenti che riguardano il Servo di Dio e i suoi scritti. Infine, due Censori Teologi devono valutare i medesimi scritti, se vi sia qualcosa di contrario alla fede o alla morale. Tutte le informazioni vengono raccolte e poi sigillate nel corso di una sessione di chiusura, presieduta dal Vescovo. Fase Romana Terminato questo lavoro, si chiude la fase diocesana dell’Inchiesta e tutto il materiale viene consegnato a Roma al Dicastero delle Cause dei Santi che, tramite un Relatore, guiderà il postulatore nella preparazione della Positio, il volume che sintetizza le prove raccolte in Diocesi. La Positio deve dimostrare con sicurezza la vita, le virtù o il martirio e la relativa fama del Servo di Dio. Essa sarà studiata da un gruppo di Consultori Teologi del Dicastero e, nel caso di una “Causa storica” (quella che riguarda un candidato per il quale non vi siano testimoni oculari), anche da una commissione di Consultori Storici del Dicastero. Se il giudizio sarà favorevole (attraverso una valutazione collegiale con voto positivo prevalente), la Positio sarà sottoposta a un ulteriore giudizio dei Vescovi e Cardinali Membri del Dicastero. Se il giudizio di questi ultimi è ugualmente favorevole, il Santo Padre autorizza la Promulgazione del Decreto sull’eroicità delle virtù, sul martirio del Servo di Dio o sull’offerta della vita, che così diviene Venerabile. Le categorie per il riconoscimento della santità sono: il martirio, l’esercizio eroico delle virtù e l’offerta della vita. Se il candidato è riconosciuto martire, può essere beatificato senza il riconoscimento di un miracolo. Altrimenti, negli altri due casi, è necessario che venga riconosciuto un miracolo dovuto all’intercessione del Venerabile. Questo evento in genere è una guarigione ritenuta scientificamente inspiegabile, giudicata tale da una Commissione Medica convocata dal Dicastero delle Cause dei Santi e composta da specialisti, sia credenti sia non credenti. Importante è che la guarigione sia completa e duratura, in molti casi anche rapida. Dopo questa approvazione, sul miracolo si pronunciano anche i Vescovi e i Cardinali Membri del Dicastero e il Santo Padre autorizza il relativo Decreto. Così il Venerabile può essere beatificato. In seguito a questa proclamazione, il Beato è iscritto nel calendario liturgico della sua Diocesi o della sua famiglia religiosa, nel giorno anniversario della morte o in un giorno che si ritenga particolarmente significativo.
DON ROBERTO MALGESINI: LA CAUSA “SUPER OBLATIONE VITAE
Si tratta di una fattispecie introdotta nel luglio 2017 da papa Francesco, con la Lettera apostolica Maiorem hac dilectionem, che riconosce l’offerta della vita come forma specifica di santità. Questa categoria riconosce chi non è necessariamente morto per persecuzione (martirio), ma ha comunque donato la propria vita in modo consapevole e caritatevole. L’articolo 2 della Lettera Apostolica definisce i requisiti necessari affinché l’offerta della vita sia riconosciuta come criterio di santità. Questo atteggiamento non è un atto isolato, ma il culmine di un’esistenza cristiana autentica. Il documento afferma che deve esserci: «offerta libera e volontaria della vita ed eroica accettazione […] di una morte certa e a breve termine». Questo significa che la persona deve essere consapevole del rischio mortale e accettarlo per amore degli altri (espresso con l’espressione latina propter caritatem, cioè “per amore”). Inoltre, sono richiesti altri elementi: «nesso tra l’offerta della vita e la morte prematura»; «esercizio delle virtù cristiane fino alla morte»; «esistenza della fama di santità e di segni»; «necessità del miracolo per la beatificazione».