TRENTO - Mentre procedono verso la conclusione i lavori di riqualificazione e restauro della stazione ferroviaria di Trento, promossi da Rfi, si è tenuta ieri di prima mattina la visita dell’assessore alla cultura della provincia Francesca Gerosa, insieme alla Soprintendente per i beni culturali Angiola Turella, il dirigente generale Paolo Fontana e l’architetto Fabio Campolongo, per visionare il restauro di un significativo esempio dell'architettura moderna, che ha visto il costante impegno della Soprintendenza trentina.
“Sembra di fare un tuffo nella storia - ha dichiarato l’assessore Gerosa - questo restauro rappresenta un intervento di grande valore anche culturale e simbolico per la nostra comunità, un lavoro di riscoperta e restituzione di un luogo che custodisce una parte importante della nostra storia e della nostra identità. Grazie al lungo lavoro della Soprintendenza per i beni culturali e al contributo documentale dell’Archivio del ’900 del Mart, è stato possibile riportare alla luce materiali, colori e linguaggi artistici che raccontano il Novecento Trentino e il dialogo tra architettura, arti applicate e territorio. Questa stazione, principale porta di accesso alla città, torna oggi a essere non solo un’infrastruttura essenziale, ma uno spazio culturale vivo, capace di accogliere cittadini e visitatori come testimonianza viva della nostra memoria e come primo luogo di incontro con la storia, la cultura e il patrimonio di Trento e di tutto il Trentino”.

Un intervento di recupero particolarmente complesso, che ha cercato di contemperare le esigenze di tutela e valorizzazione con le necessità di sicurezza e aggiornamento della stazione agli standard imposti dalle norme e dalle esigenze funzionali.
La Soprintendenza per i beni culturali, con il supporto di conoscenza e documentazione dell’Archivio del 900 del Mart, ha collaborato sia in fase di progettazione sia in fase di realizzazione a questo recupero mettendo a disposizione il personale e le informazioni raccolte in circa trent’anni di studio.
Con l’intervento di riqualificazione e restauro si sono anche ripuliti da intonaci e tinte i mosaici originari conservati sulla pensilina del primo binario, negli originari bar-ristoranti e nella sala d’attesa tra il secondo e terzo binario. Ai colori delle pietre ocra, bianche, verde cupo, si affiancano ora le tessere musive blu, rosa, verdi, beige, grigie e i colori dei serramenti in alcuni ambiti verniciati di rosso.
Il blu dei mosaici delle pensiline e l’ocra dei marmi delle pareti verso i binari, tornano oggi ad accogliere l’ospite tra i colori della bandiera di Trento. Il porfido delle pavimentazioni salda la stazione alla città, gli ottoni di corrimani e insegne, con il gioco dei riflessi offerto della luce naturale e artificiale, qualifica gli ambienti e i percorsi. Il cantiere, nel quale in alcune giornate hanno lavorato un centinaio di lavoratori, ha visto il coinvolgimento anche di ditte locali che per alcune lavorazioni hanno reimpiegato i materiali utilizzati negli anni Trenta e in particolare le pietre provenienti dalla cave trentine.
La stazione ferroviaria di Trento inaugurata nel 1936 e intitolata a Luigi Negrelli è un’opera di grande interesse sotto il profilo storico, architettonico e ingegneristico. Venne progettata da Angiolo Mazzoni architetto e ingegnere che aveva aderito al movimento futurista e autore di molti progetti per stazioni ferroviarie e palazzi postali, compreso quello di Trento. La stazione sorge in sostituzione di quella realizzata a metà Ottocento dall’Impero austro-ungarico e contribuisce a rafforzare il programma di italianizzazione della regione annessa al Regno a seguito della Prima Guerra mondiale. Fanno parte di questo programma la trasformazione del citato Palazzo delle Poste, la costruzione del monumento a Battisti sul Doss Trento, il restauro del Castello del Buonconsiglio, lo sventramento del quartiere del Sass, la realizzazione delle Scuole Raffaello Sanzio e del Grand Hotel Trento. Nella realizzazione della stazione peraltro, che nasce come luogo di servizi per la comunità, la scelta delle pietre provenienti dalle cave trentine è parte di un piano strategico a sostegno dell’economia locale e per la promozione anche turistica del territorio.
Dopo le Olimpiadi è programmato il completamento di alcune lavorazioni anche alla luce delle esigenze che si sono manifestate nel corso dei lavori.