BRENNERO (Bolzano) - I recenti avvenimenti lungo l’asse del Brennero – non ultima la protesta ambientalista dello scorso 30 maggio che ha portato al blocco temporaneo dell’autostrada – impongono una riflessione seria, pragmatica e priva di ideologie.
Andrea Pellegrini (
nella foto), presidente di Fai Conftrasporto Trentino, interviene per fare chiarezza: "Premetto che riconosciamo e rispettiamo profondamente le preoccupazioni dei cittadini e dei manifestanti che hanno a cuore la tutela dell'ambiente e della salute nei territori in cui vivono; sono temi che stanno a cuore anche a noi che siamo imprenditori ma anche padri di famiglia. Al tempo stesso, però, chiediamo lo stesso identico rispetto per il lavoro di migliaia di imprese e di autisti che ogni giorno garantiscono la tenuta economica del Paese. Se manca questa reciprocità, crolla ogni possibilità di dialogo".
"Proviamo per un attimo a ragionare per assurdo: se passasse il principio per cui ogni singolo territorio attraversato da strade e autostrade trafficate avesse il diritto unilaterale di imporre divieti, blocchi o barriere per proteggere il proprio "giardino di casa", cosa succederebbe? Quali sarebbero le conseguenze per la collettività? Vivremmo in un'Europa frammentata, paralizzata, feudale, dove ogni regione blocca le merci dirette a quella vicina. Sarebbe il caos logistico, l'isolamento dei territori e, in ultima analisi, il collasso economico della società moderna. La libertà di movimento e di transito è un pilastro comunitario che non può essere sacrificato sull'altare dei localismi", prosegue Pellegrini.
"Anche perché i dati di realtà ci dicono che quasi i tre quarti delle merci (il 73,8%) esportate dal Trentino-Alto Adige viaggiano su gomma, muovendo un volume imponente di 3,5 milioni di tonnellate all'anno. Tradotto in parole semplici: senza i tir, l'economia del nostro territorio, le nostre fabbriche, i nostri negozi e le tavole dei nostri cittadini si fermerebbero nel giro di pochi giorni. L’autotrasporto non è un accessorio, è il sistema circolatorio del Trentino e dell'intero Paese - aggiunge - Eppure, questo motore economico continua a subire attacchi e limitazioni insostenibili.
I dati diffusi da Uniontrasporti parlano chiaro: i divieti unilaterali imposti dal Tirolo – tra divieti notturni, festivi e i famigerati "dosaggi" – causano un danno economico diretto alle nostre imprese pari a ben 370 milioni di euro all'anno. Queste misure riducono artificialmente la capacità di trasporto del 50%. E il paradosso è che, bloccando e spezzettando i flussi, non si protegge l'ambiente, ma si aumentano le code, la congestione e, di conseguenza, l'inquinamento".
"Ogni limite ideologico imposto ai camion non è una vittoria per l'ambiente, ma un costo aggiuntivo che si scarica inevitabilmente sui prezzi dei beni e, quindi, sulle tasche dei consumatori finali - continua Pellegrini - Dobbiamo smetterla di dipingere l'autotrasporto come il "nemico" della sostenibilità. Come ha giustamente ricordato l’Amministratore Delegato di Autobrennero, Diego Cattoni, i moderni mezzi Euro 6 che compongono le flotte delle nostre aziende hanno livelli di emissioni bassissimi, arrivando a inquinare meno di un vecchio ciclomotore a due tempi. Il nostro settore non sta fuggendo dalla transizione ecologica; al contrario, ne è il protagonista principale. Siamo i primi partner nella costruzione del futuro Green Corridor europeo. Dietro ogni parabrezza, dietro ogni viaggio, ci sono imprenditori e lavoratori che meritano rispetto. Oggi "fare impresa" nell'autotrasporto significa affrontare rischi finanziari enormi, costi del carburante altissimi, una burocrazia asfissiante e una cronica carenza di manodopera. Nonostante tutto, le nostre aziende continuano a garantire gli approvvigionamenti quotidiani con un orgoglio e una resilienza straordinari. Lo fanno per il bene dell'intera collettività".
"Fai Conftrasporto Trentino non cerca lo scontro, cerca soluzioni. Non difendiamo lo status quo, guardiamo avanti. Siamo assolutamente favorevoli al potenziamento della ferrovia e guardiamo con speranza all'apertura del Tunnel di base del Brennero, prevista per il 2032. Ma la politica non può chiederci di fermarci in attesa del 2032. Fino ad allora, servono soluzioni transitorie intelligenti e condivise a livello di Euregio: una gestione coordinata e pianificata in accordo con la gestione delle imprese e dei territori, affinché il peso della transizione non gravi esclusivamente sulla strada e sulle spalle delle nostre imprese - conclude Pellegrini -. Il Brennero deve tornare a essere un grande corridoio di connessione, fondato sul rispetto reciproco, e non un muro ideologico. Noi siamo pronti a fare la nostra parte al tavolo istituzionale, forti dei nostri dati e dell'orgoglio del nostro lavoro. Ci auguriamo che anche le altre parti in causa scelgano la via del pragmatismo e del dialogo".