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Val Martello: il Gipeto è tornato a volare nel Parco dello Stelvio. L’assessore Theiner: “Monitoraggio costante”

venerdì, 17 giugno 2016

Val Martello – Il gipeto ha ripreso a volare nel Parco dello Stelvio. A 100 anni dalla sua estinzione nelle Alpi, il gipeto ha ripreso a volare in Val Martello. Il progetto per la reintroduzione del volatile prosegue con successo.

Con un’apertura alare che può raggiungere i tre metri, una lunghezza superiore al metro e un peso che varia tra i 5 e i 7 chili, il gipeto è uno dei volatili più grandi d’Europa. Si ciba quasi esclusivamente di ossa, e per quanto riguarda la riproduzione, una coppia alleva ogni anno un solo esemplare. Dopo l’estinzione all’interno dell’arco alpino, risalente a circa un secolo fa, il Parco nazionale dello Stelvio ha partecipato ad un progetto internazionale di ripopolamento che pare coronato dal successo. Il primo gipeto è stato rimesso in libertà nel 1986, nel 1997, nelle alpi francesi, vi è stata la prima nascita, e dall’anno successivo una coppia di esemplari si è insediata nel Parco dello Stelvio.

Dal 2000 al 2008, in Val Martello, sono stati messi in libertà 11 giovani gipeti, e il 20 luglio 2015 è venuto alla luce il primo giovane “made in Südtirol”. “La reintroduzione di questo volatile nell’arco alpino sta procedendo in maniera positiva – ha sottolineato l’assessore all’ambiente Richard Theiner nel corso di una conferenza stampa – ma c’è naturalmente bisogno ancora di tempo e, soprattutto, di un monitoraggio costante oltre che di adeguate misure di protezione”. “I progressi sono costanti – ha confermato il direttore dell’Ufficio provinciale Parco dello Stelvio, Hanspeter Gunsch – tanto che quest’anno vi è stata la nascita di un secondo esemplare concepito da una coppia che vive in libertà all’interno del Parco. Qui i gipeti trovano un habitat naturale decisamente favorevole, sia per quanto riguarda il volo, sia per quanto riguarda le condizioni climatiche”.

Gipeto Parco Stelvio

Un altro aspetto importante, da questo punto di vista, è rappresentato dalla caccia. “Le munizioni di piombo sono pericolose per la sopravvivenza del gipeto – ha proseguito Gunsch – in quanto, cibandosi di ossa, l’animale può ingerire una sostanza altamente cancerogena e potenzialmente letale. L’utilizzo di munizioni di rame è decisamente preferibile, e vorrei sottolineare che la metà dei cacciatori delle riserve di Laces, Silandro e Lasa hanno rinunciato all’utilizzo del piombo dimostrando un’elevata sensibilità”. Attualmente, nell’interno arco alpino tra Francia e Carinzia, vivono circa 230 esemplari di gipeto, e alcuni di questi, come detto, sono presenti anche nel Parco nazionale dello Stelvio


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