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Trentino, nel 2019 economia stagnante con crescita rallentata e occupazione ferma: i dati della Camera di Commercio

mercoledì, 10 giugno 2020

Trento – Nonostante l’emergenza sanitaria abbia ridisegnato i contorni del contesto economico trentino, rendendolo immediatamente distante da quello con cui eravamo abituati a confrontarci, resi noti i dati che riassumono l’andamento dell’economia della provincia di Trento, rilevati nel corso del 2019, che completano con elementi strutturali la ricostruzione storica del suo tessuto imprenditoriale.

giovanni bort okI dati delle indagini trimestrali sulla congiuntura, rielaborati e sintetizzati dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento, hanno confermato il quadro di rallentamento che si andava delineando già dai primi mesi dell’anno, ma che ha assunto connotati più marcati nel corso del secondo semestre.

Questa frenata è legata in parte alla situazione di stagnazione che ha interessato l’economia italiana nel suo complesso e che, per la prima volta da quasi un triennio, ha prodotto una contrazione del fatturato realizzato fuori provincia e, in parte, da un calo delle esportazioni. Solo la domanda locale ha confermato una discreta tenuta, caratterizzandosi per una crescita moderatamente positiva.

Nel 2019 il valore della produzione è aumentato complessivamente dell’1,1% rispetto all’anno precedente. I settori che si sono caratterizzati per una variazione decisamente positiva del valore della produzione su base tendenziale sono stati il comparto estrattivo (+16,7%), settore che peraltro si è ridimensionato molto negli ultimi anni e i cui valori assoluti sono ormai molto contenuti, il commercio al dettaglio (+5,8%) e il commercio all’ingrosso (+3,2%). Le costruzioni hanno evidenziato una crescita più contenuta (+1,7%), mentre i servizi alle imprese (-3,7%), i trasporti (-1,5%) e il manifatturiero (-1,4%) si sono caratterizzati per una contrazione dei ricavi delle vendite.

Durante lo scorso anno, il fatturato ha segnato una crescita dell’1,7% e i settori che hanno realizzato un incremento tendenziale sono stati soprattutto il comparto estrattivo (+8,7%), il commercio all’ingrosso (+4,9%) e al dettaglio (+4,0%) e i servizi alle imprese (+3,3%). Più contenuta la crescita sperimentata dalle costruzioni (+1,3%); negativa quella dei trasporti (-1,1%) e del comparto manifatturiero (-0,5%).

La distribuzione delle vendite nel corso del 2019 ha interessato il territorio provinciale per il 53,1%, il territorio nazionale per il 29,6% e i mercati esteri per il 17,4%. Il mercato locale incide in misura rilevante per il comparto delle costruzioni, dei servizi alle imprese, del terziario avanzato, del commercio all’ingrosso e del comparto estrattivo. Più orientate ai mercati nazionale ed estero risultano le imprese manifatturiere e quelle di trasporto.

Nel 2019, le esportazioni del Trentino hanno raggiunto quota 3.922 milioni di euro, continuando a crescere per il terzo anno consecutivo, anche se a un ritmo decisamente più lento. Considerando la graduatoria dei principali Paesi per valore di export, al primo posto si conferma la Germania, che assorbe il 17% delle vendite effettuate sui mercati internazionali, seguono a distanza gli Stati Uniti (12,1%) e la Francia (9,7%).

Alla fine dello scorso anno, l’occupazione ha evidenziato una lievissima contrazione (-0,2%). Le performance più positive sono state realizzate dai settori dell’estrattivo (+9,2%) e del commercio all’ingrosso (+1,4%). Si sono invece ridotti gli addetti delle costruzioni (-0,5%), del commercio al dettaglio (-0,5%), dei trasporti (-1,0%) e dei servizi alle imprese (-0,3%). Stabili quelli del manifatturiero.

Le ore lavorate hanno mostrato una tendenza alla graduale decelerazione, per poi contrarsi negli ultimi tre mesi del 2019, pur risultando complessivamente in lieve aumento su base annua (+0,6%).

Il giudizio degli imprenditori trentini sulla redditività e sulla situazione economica della propria impresa ha evidenziato un deciso rallentamento rispetto ai periodi precedenti e ciò al netto delle preoccupazioni suscitate a marzo dall’emergenza sanitaria, che ha aumentato significativamente le probabilità del verificarsi di una recessione, sull’entità della quale è ancora prematuro pronunciarsi.



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