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Anche al Passo Tonale inizio di fase 2 con diverse contraddizioni

lunedì, 4 maggio 2020

Passo Tonale – Il confine tra Lombardia e Trentino Alto Adige simbolo della situazione paradossale della fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia.

Il Passo del Tonale, località al confine tra Valle Camonica e Val di Sole, sta vivendo una situazione particolare, emblematica al pari di tante altre località di confine tra regioni in tutta Italia: pur essendo limitati i residenti la località è di fatto divisa a metà. Sul territorio bresciano sono in vigore regole emanate da Regione Lombardia, molto più restrittive rispetto a quelle decise dalla Provincia di Trento ma il collegamento tra i due territori è vietato, esclusi alcuni casi limitati di necessità.

Tra le tante contraddizioni delle regole introdotte in questa fase di emergenza coronavirus, gli abitanti in territorio bresciano possono oltrepassare il confine per raggiungere gli esercizi commerciali sul territorio trentino, non viceversa. Paradossale ma esplicativa la situazione venutasi a creare per organizzare la Messa al sacrario nel weekend appena trascorso, con l’impedimento di oltrepassare il confine di pochi metri da parte di alcuni fedeli e chierichetti.

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Tra le altre contraddizioni emerse in questa ripartenza, l’ordinanza della Provincia di Trento dà la possibilità di raggiungere il paese confinante se non ci sono i prodotti richiesti, ma l’interpretazione finora data è che dal Tonale si può andare fino a Ossana, ma non a Pellizzano.

Inoltre gli sport individuali: alcune strutture per i residenti del Tonale e Vermiglio sono distanti alcuni chilometri ma non è prevista dall’ultima ordinanza provinciale la possibilità recarsi in auto. Quindi chi vuol fare certi sport individuali – ad esempio il tennis – può farlo, ma deve andarci a piedi o in bici, percorrendo i diversi chilometri del Passo.

La ripartenza è in salita ovunque e molto probabilmente servirà, oltre al buon senso, rivedere qualche ordinanza, con disposizioni ad hoc per le zone di confine. Era già stato consigliato da diversi esponenti la possibilità di muoversi entro un certo raggio di azione dalla propria abitazione (20/30 km), abolendo i confini regionali viste le numerose situazioni borderline per la conformazione del territorio, ma le autorità hanno preferito agire diversamente.

Una situazione paradossale che si ripropone a mesi di distanza dall’inizio dell’emergenza: domenica 8 marzo, ultimo giorno di sci visto il lockdown deciso a notte fonda dal governo Conte, gli impianti sul territorio bresciano (compresa la cabinovia Paradiso) erano chiusi, mentre quelli sul territorio trentino (Valena e Valbiolo) erano aperti, con diverse persone che a piedi hanno raggiunto la base della seggiovia Valbiolo partendo dal suolo lombardo, eludendo i contemporanei controlli sulla sede stradale.



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