Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad
Ad


“Avere un futuro è un diritto di tutti”: pubblici esercizi trentini in condizioni drammatiche

sabato, 14 novembre 2020

Trento – Già in primavera era ampiamente prevedibile come – per la struttura del sistema-Italia – senza un ritorno quantopiù immediato alla vera normalità, la catastrofe socio-economica generata dalla gestione anti-Covid sarebbe stata devastante. Regole contraddittorie, inefficaci e controproducenti e la mancanza di reali risarcimenti sommate a un’incertezza sul futuro hanno fatto il resto, giungendo alla situazione di stallo totale che si ha oggi.

montagne trentino dolomiti gdvL’atteggiamento filo-governativo di molti ‘illusi’ da fantomatiche promesse di brevi restrizioni e da annunci di miliardi arrivati solo in minima parte nelle tasche dei cittadini, le scelte e gli appelli di istituzioni, esperti, scienziati, i numeri del contagio e il clima chiusurista instaurato nel Paese hanno portato alla proroga (non si sa fino a quando) di insostenibili limitazioni, arrivando al punto di darle quasi per scontate (le mascherine all’aperto in strada anche in condizioni isolate, il divieto di sport individuale lontano da casa ne sono un esempio lampante, senza alcuna motivazione scientifica), nascondendosi dietro alla dicitura di “attività non essenziali”, senza considerare la crisi generata da chiusure e norme di vario tipo per molte attività.

Dall’assuefazione, una parte del Paese è passata ora all’esasperazione, sentimento palpabile nei “non garantiti”, non compresi a fondo invece dai “garantiti” che continuamente invocano chiusure e lockdown in nome di una presunta “sicurezza sanitaria” ma che non vogliono sentir parlare di tagli del proprio salario, dimostrando non un atteggiamento proprio coerente.

La richiesta è sempre la stessa: “Tu ci chiudi, tu mi paghi”. Non essendoci soldi per tutti i risarcimenti, sempre più esercenti hanno virato su una semplice, tardiva ma più realistica linea di opposizione alle limitazioni.

Tante le proteste anche in Trentino, dove nelle ultime ore è giunto l’ennesimo appello dei pubblici esercizi che vedono davanti a sè mesi drammatici dopo le ennesime decisioni di chiusure e limitazioni.

“SITUAZIONE DRAMMATICA PER I PUBBLICI ESERCIZI: AVERE UN FUTURO È UN DIRITTO DI TUTTI”

“Le tre organizzazioni di rappresentanza del settore della somministrazione di bevande e alimenti chiedono interventi rapidi e significativi. Le restrizioni introdotte dagli ultimi DPCM mettono in stato di lockdown l’intero comparto della somministrazione. La chiusura alle ore 18.00, significa rendere impossibile o quasi il proseguimento dell’attività. Molti clienti lavorano in modalità smart working ormai da mesi e da lunedì scorso, con l’inizio della didattica a distanza, abbiamo pochissimi studenti. Ci sono dei bar/bistrot/ e ristoranti nella nostra Provincia che lavorano solo la sera e non dimentichiamo la chiusura totale di sale giochi e simili. Questo DPCM ha messo ulteriormente in ginocchio tutto il comparto. Riteniamo che Governo e Provincia debbano intervenire subito: servono ristori adeguati, soluzioni per gli affitti e per il credito, una cassa integrazione che possa essere utilizzata in maniera uniforme, per tutti i dipendenti (anche per quelli che sono stati assunti nel periodo estivo) e anche per i lavoratori atipici. Il DL Rilancio, il DL Ristoro, hanno previsto interventi di contribuzione a fondo perduto. Si tratta di un impegno assolutamente da non sottovalutare , ma che rappresenta in termini reali un’incidenza trascurabile del fatturato annuo, non in grado di sostenere i costi delle imprese. Non c’è più tempo da perdere: bar, ristoranti e pub hanno già raggiunto il limite dopo un anno disastroso, lo stop decretato dal DPCM rischia di far chiudere migliaia di attività e contratti di lavoro. Inoltre è impensabile in questo periodo chiedere alle attività economiche di essere in regola con i pagamenti contributivi (DURC) ed altre dichiarazioni obbligatorie, che in alcuni casi permettono di proseguire con dei servizi dell’Ente Pubblico” dice il presidente della categoria FIEPET del Trentino Massimiliano Peterlana.

“Ricordiamo che le nostre aziende – prosegue Peterlana – sono e vogliono continuare ad essere dei posti sicuri. Abbiamo seguito e rispettato fin da subito i protocolli di sicurezza, concordati a suo tempo con Governo e Provincia, fatto tutti gli investimenti necessari e di recente ne abbiamo fatti anche degli altri (come l’acquisto di funghi riscaldanti da poter mettere all’interno dei nostri plateatici) per salvaguardare le nostre attività e la nostra forza lavoro nel periodo autunnale ed invernale”. Alle parole di Massimiliano Peterlana si associa la presidente dell’Associazione Pubblici esercizi del Trentino aderente a Confcommercio, Fabia Roman: “Siamo assolutamente consapevoli di essere nel mezzo di una pandemia a livello globale e non vogliamo assolutamente deresponsabilizzarci di fronte ad un valore come quello della salute pubblica. Ma la soluzione non può essere la chiusura parziale o totale delle nostre attività. Occorre un piano di rilancio serio che garantisca la sopravvivenza delle nostre aziende e assicuri un futuro al paese”.

“Troppo spesso – dichiara Marco Fontanari presidente dell’Associazione ristoratori di Confcommercio Trentino – le nostre imprese sono ritenute attività non essenziali. Noi rigettiamo con forza quest’impostazione che troviamo profondamente sbagliata nel merito. Per far sopravvivere il settore serve un cambio di paradigma che deve partire da un aspetto essenziale: serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese e serve subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese di sopravvivere e riuscire a rialzarsi”. “Pongo inoltro l’attenzione – conclude Fontanari – sul fatto che molte aziende rischiano di perdere il diritto alla decontribuzione prevista dal decreto Agosto. E’ fondamentale un tempestivo intervento al fine di evitare alle imprese di perdere di fatto il beneficio acquisito con D.L. Agosto”.

“Siamo pronti a condividere l’impegno nazionale finalizzato alla salute pubblica – in sintesi, il messaggio delle tre rappresentanze della categoria – ma abbiamo bisogno di una pronta erogazione dei sostegni economici. Necessitiamo di tempi certi per poter programmare il futuro”.

Si legge nella nota di Fiepet del Trentino – Confesercenti TrentoAssociazione pubblici esercizi del Trentino – Confcommercio TrentinoAssociazione ristoratori del Trentino – Confcommercio Trentino.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136