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Incendi, quando l’uomo distrugge la natura

giovedì, 2 novembre 2017

I roghi degli ultimi giorni pongono numerosi interrogativi. L’incendio fa parte della dinamica naturale della vegetazione mediterranea e il problema è il danno all’uomo, il pericolo causato dalle fiamme e indiretto, ad esempio l’aumento dell’instabilità del suolo e dei versanti oltre al danno alla natura.

In Italia le accensioni sono al 90% dovute all’uomo, ma non a “piromani”, cioè persone malate, bensì a persone che innescano incendi per dolo o anche per colpa, quando ad esempio il fuoco usato per bruciare residui vegetali sfugge al controllo.

Una volta innescato, il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, se è “secca”, sia viva che morta e distribuita senza soluzioni di continuità, sia in orizzontale che in verticale. L’ondata di calore e siccità del 2017 ha sicuramente reso la vegetazione più infiammabile. I cambiamenti climatici, principalmente causati dall’uomo, aumentano i fenomeni di questo tipo.

Dal 2017 il Corpo Forestale dello Stato è stato dismesso. personale e competenze sono passate in parte ai Carabinieri per la sorveglianza e in parte ai Vigili del Fuoco per la lotta agli incendi. Solo nelle cinque Regioni autonome esistono ancora i Corpi Forestali Regionali.
Le competenze antincendio e quelle di gestione delle foreste in Italia sono in capo alle Regioni, ma devono essere coordinate centralmente sia per quanto riguarda la distribuzione delle risorse economie che per l’invio di mezzi dove si verifica un’emergenza. Dalla dismissione del Corpo Forestale, non è ancora stata attivata la Direzione generale foreste presso il Ministero Politiche Agricole e Forestali, che è il soggetto in grado di garantire tale coordinamento.

L’uomo e la burocrazia rischiano quindi di distruggere la natura. Occorre quindi un’attenzione maggiore, dalle Valli alle zone laghi per arrivare alla pianura così da difendere l’ambiente e l’intero patrimonio boschivo.


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