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Anarchici: operazione Bialystok, donna trentina arrestata a Roma

venerdì, 12 giugno 2020

Trento – Una donna trentina di 31 anni, Francesca Cerrone, è finita in carcere nell’operazione “Bialystok” con l’accusa di aver costituito una cellula eversiva di matrice anarchica insurrezionale, avente base presso il centro sociale “Bencivenga Occupato” di Roma.

I carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma ed emessa dal Gip del Tribunale, nei confronti di sette militanti anarco-insurrezionalisti, ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico.

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa avviata a seguito dell’attentato esplosivo alla Stazione carabinieri di Roma San Giovanni, compiuto il 7 dicembre 2017 e rivendicato dalla sigla terroristica “Cellula Santiago Maldonado-Federazione Anarchica Informale–Fronte Rivoluzionario Internazionale”.

L’ordigno artigianale, occultato all’interno di un termos di metallo, contenente un chilo e 600 grammi di esplosivo, aveva provocato ingenti danni all’ingresso della caserma e per poco non aveva investito con la sua esplosione una passante, elemento che conferiva all’attentato una estrema pericolosità derivante dall’accettazione del rischio di colpire vittime collaterali.

Le persone arrestate: Claudio Zaccone, 33enne messinese, Roberto Cropo, 34enne torinese, Flavia Di Giannatonio, 39enne romana, Nico Aurigemma, 30enne romano, Francesca Cerrone, 31enne trentina, sono finiti in carcere con l’accusa di aver costituito una cellula eversiva di matrice anarchica insurrezionale, avente base presso il centro sociale “Bencivenga Occupato” di Roma, dove gli stessi gravitavano. Si tratta di un nuovo gruppo d’azione, che aveva elaborato e portato a compimento un programma eversivo cristallizzato in un documento clandestino dal titolo “Dire e sedire”, destinato solamente ai compagni affini per ideologia, con cui portare avanti una “conflittualità viva e accesa”. Il gruppo mirava poi a riorganizzare il movimento anarchico superando “ogni localismo”, per avviare una nuova fase dell’insurrezionalismo, che avvicinasse i diversi gruppi, così da colpire l’organizzazione democratica e costituzionalmente organizzata dello Stato. Nel progetto, gli arrestati volevano altresì sostenere, con atti di terrorismo, gli imputati nel processo cd. “Panico”, conclusosi a Firenze nel luglio 2019 con pesanti condanne nei confronti degli imputati, accusati, tra l’altro, dell’attentato alla libreria “Il Bargello” (area CasaPound Italia) di Firenze, compiuto il 1° gennaio 2017. Tra gli imputati del processo Panico, grande attivismo solidale era rivolto al detenuto Pierloreto Fallanca, oggi destinatario della misura degli arresti domiciliari.

Il gruppo eversivo disarticolato nell’odierna operazione si rifaceva ai dettami strategici di Alfredo Cospito, ideologo della FAI, attualmente detenuto presso il carcere di Ferrara per partecipazione alla FAI-FRI (Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario Internazionale), oltre che per la gambizzazione dell’ingegnere Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova il 7 maggio 2012.

E a Alfredo Alfredo è legato il nome dell’indagine, con riferimento al libro clandestino dal titolo “Anarchici di Bialystok 1903-1908”, edito con la collaborazione degli anarchici FAI detenuti. La prima presentazione del libro venne fatta proprio a Roma, il 25 marzo 2018, ed erano presenti Nico Aurigemma e Daniele Cortelli.

Il libro clandestino contiene una inedita introduzione di Alfredo Cospito, che sottolinea in chiave istigatoria come le gesta degli anarchici russi, fatte di omicidi, attentati e forme di terrorismo in danno dei padroni, debbano trasmettere “forza, tenacia, coerenza, esperienza viva”, ispirando le azioni degli anarchici di oggi.

Il collegamento con l’ideologo Cospito emergeva anche dal suo documento strategico dal titolo “L’autismo degli insorti”, diffuso nel 2018, che portava, proprio la rivendicazione dell’attentato alla Stazione Carabinieri di San Giovanni, come esempio della nuova strategia dell’alternanza tra azioni anonime e rivendicate nella lotta distruttiva contro il sistema.

Per tale attentato è stato arrestato Claudio Zaccone, membro dell’associazione eversiva disarticolata, nei cui confronti sono stati raccolti numerosi e gravi indizi di colpevolezza.

Numerosi gli atti terroristici esecutivi del programma criminale addebitati alla cellula eversiva, compiuti in diverse località del territorio nazionale, da La Spezia a Roma, passando per Firenze e Teramo, tutti finalizzati a portare solidarietà agli anarchici coinvolti a Firenze nel citato processo “Panico”. Manifestazioni di protesa, danneggiamenti, incendi e diffusione di documenti istigatori, reati inseriti in una specifica strategia di lotta all’esterno del carcere, combinata con l’azione intramuraria dell’allora detenuto Pierloreto Fallanca, 33enne teramano, oggi destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari, con lo scopo di costringere l’Amministrazione Penitenziaria a trasferire Fallanca dal carcere di La Spezia, risultato effettivamente ottenuto nel mese di marzo 2019 quando il detenuto venne spostato a Viterbo. Pierloreto Fallanca è oggi sottoposto ad un ulteriore processo, per aver aggredito, nel novembre 2018, dei poliziotti penitenziari durante una traduzione, atto individuato come strumentale a creare l’incompatibilità carceraria e stimolare il trasferimento.

Sempre agli arresti domiciliari è finito Daniele Cortelli, 35 romano, ritenuto responsabile del triplice attentato incendiario avvenuto a Roma, il 28 febbraio 2019, ai danni di autovetture car sharing “Eni-Enjoy”, fatto rivendicato poi nel web in “solidarietà a tutti gli anarchici detenuti” e nell’ambito dell’avversione alla multinazionale Eni, accusata di devastazione della Terra, in quanto “Eni uccide e inquina in italia e all’estero”.

Altri attentati sono stati compiuti, sempre a Roma, ai danni di veicoli “Enjoy”: il 1° dicembre 2017, in viale Jonio, quattro vetture Eni sono state date alle fiamme, sempre con della diavolina posizionata sui pneumatici; il 14 febbraio 2019, altre due vetture sono state date alle fiamme tra via Casilina e il Pigneto; il 28 marzo 2019, ignoti hanno incendiato con lo stesso modus operandi tre vetture nel quartiere Prati Fiscali.

Sotto il profilo dell’operatività del gruppo eversivo, sono emersi contatti tra gli arrestati e gli anarchici greci, Paese in cui è molto attiva la “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, gruppo terroristico aderente al cartello FAI-FRI, responsabile, nel novembre 2010, dell’invio – via posta – di 14 ordigni esplosivi ad Ambasciate straniere in Grecia e a rappresentanti di Governo all’estero. In questo ambito, nel dicembre 2018, è emerso il viaggio di Nico Aurigemma in Grecia proprio per incontrare compagni ellenici.

Contatti qualificati sono emersi anche con il Cile, teatro di cruente devastazioni di matrice anarchica nello scorso mese di ottobre. A proposito del Cile, nel settembre 2018 i Carabinieri del ROS avevano monitorato, presso il centro sociale Bencivenga, un incontro riservato tra gli odierni arrestati e una militante cilena in Italia, cui consegnarono dei documenti d’area da portare e far circolare in Cile.

Inoltre, il militante argentino Santiago Maldonado, cui è dedicata la cellula che ha rivendicato l’attentato alla Stazione Carabinieri di Roma San Giovanni, è morto nell’agosto 2017 a seguito di una manifestazione a difesa del popolo mapuche, tematica di lotta molto cara agli anarchici cileni.

Importanti contatti sono emersi anche con i gruppi anarchici tedeschi. A Berlino, inoltre, nell’ottobre 2018, è stato compiuto un altro attentato rivendicato da una cellula FAI-FRI, che rispondeva con quella azione sempre al comunicato strategico di Alfredo Cospito, “L’autismo degli insorti”, cui si lega la rivendicazione dell’attentato alla caserma dei Carabinieri di San Giovanni.

Dalle indagini è infine emerso come, per sostenersi, Roberto Cropo, Francesca Cerrone e Flavia Di Giannatonio, ricorressero, attraverso piccoli lavori stagionali in Francia e in Svizzera, all’indennità di disoccupazione da rimpatrio elargita dallo Stato per chi viene licenziato all’estero, allo scopo di sostenersi economicamente nella “comune” del centro sociale Bencivenga e dedicarsi completamente alla causa insurrezionalista.



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