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Trento, proposta Pattini (Patt): “Al Pronto Soccorso corsia preferenziale per gli anziani”

sabato, 25 gennaio 2020

Trento – Riorganizzazione del Pronto Soccorso al Santa Chiara di Trento, la proposta di Alberto Pattini (capogruppo Patt in Consiglio comunale a Trento): “Corsia preferenziale per gli anziani”.

L’ultimo Rapporto Istat 2019 informa che ci sono 168,9 over 65, ogni 100 giovani. Il dato, di per sè negativo, è ulteriormente acutizzato dal fatto che sono in costante aumento gli over 75 con malattie croniche, che spesso ricorrono agli ospedali con 1,3 milioni di ricoveri annui e una degenza media di 9 giorni.

A fronte di questo impatto, però, si registra una mancanza di posti letto che attualmente, in geriatria sono appena 3.560: mancano corsie preferenziali per i pazienti anziani e mancano anche i geriatri (appena 2500). Insomma, tanti anziani sempre più complessi, pochi medici con una specializzazione ad hoc e pochi posti letto per prendersi carico di una popolazione che ha bisogno di risposte di cura su misura.

INTERVENTO DI ALBERTO PATTINI (Capogruppo PATT)

Alberto Pattini - Patt“E’ noto all’opinione pubblica il caso clamoroso di fine 2018: “Dieci ore di attesa al Pronto Soccorso del Santa Chiara di Trento per una donna di 94 anni. Denuncia l’episodio il figlio della signora che era un codice verde e non ci sono corsie preferenziali per gli ultranovantenni”.

Sia chiaro da parte nostra nessuna critica per gli operatori sanitari ma pensiamo che la gestione operativa del pronto soccorso di Trento con 118.278 abitanti (l’età media è sempre più alta, tanto che il 23% degli abitanti sono over 65) si dovrebbe adeguare alla crescita esponenziale della popolazione anziana.

Ai nostri anziani quando arrivano in triage (accettazione) vengono prelevati i parametri vitali e in base alla gravità assegnato il codice. Avrebbero bisogno di una linea preferenziale come per il pronto soccorso pediatrico, essere sistemati su una barella in un’astenteria e non lasciati per 10 ore o più su una carrozzina senza acqua o cibo, avrebbero bisogno di una stanza un po’ protetta e essere assistiti a vista invece che aspettare in luogo d’attesa con sbalzi di temperatura e in compagnia del solo parente. Anche perché le condizioni potrebbero cambiare e non sempre il familiare è attento.

L’infermiera s’attiene ai protocolli e non li adatta alle esigenze dell’anziano. E così arrivano a stancarsi e in alcuni casi pure a disidratarsi.

Scomodi sulla sedia a rotelle con la volontà di ritornare a casa. Ecco perché ci sembra opportuno organizzare diversamente la permanenza dell’anziano al Pronto Soccorso di Trento”.



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