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Lockdown dello sci in Italia, il commento di Coldiretti sull’ipotesi di quarantena e tampone per chi rientra dalle vacanze all’estero

giovedì, 26 novembre 2020

Trento – L’ipotesi della quarantena obbligatoria per chi torna dall’estero scoraggia i 2,1 milioni di italiani che lo scorso anno hanno trascorso almeno parte delle vacanze di Natale e Capodanno all’estero. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento alle possibili misure anti-Covid. Il Governo infatti, nel caso non si riesca a giungere a un lockdown europeo dello sci – possibilità che cresce di ora in ora vista la posizione scettica sulle chiusure di Svizzera, Austria e Slovenia – sta valutando un obbligo di tampone e/o una misura di quarantena per chiunque rientri dalle vacanze sulle piste da sci all’estero. Preoccupa le istituzioni il possibile fenomeno di ‘pendolarismo’ degli sciatori, specie nel Nord Italia verso Oltralpe. Da capire ancora le modalità, con la decisione che verrà presa entro inizio dicembre: meno praticabile la chiusura dei confini viste le problematiche che genererebbe per lavoratori e frontalieri.

“Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un provvedimento rilevante dal punto di vista sanitario ma importante anche dal punto di vista economico per la necessità di valorizzare le realtà produttive nazionali in un momento di grave difficoltà e pur tenendo conto delle limitazioni. In questo contesto va evidenziato che i limiti alle vacanze sulla neve in Italia rischiano di avere effetti non solo sulle piste da sci ma sull’intero indotto del turismo in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi già duramente colpiti dal lockdown di primavera e dall’assenza dei turisti stranieri secondo Campagna Amica. Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento”.

“La montagna è la destinazione privilegiata (38%) degli oltre 10 milioni di turisti di Natale e Capodanno che lo scorso anno hanno trascorso in media sei giorni fuori casa per una spesa complessiva di 4,1 miliardi di euro. A pagare il prezzo più salato alle limitazioni – sottolinea la Coldiretti – sono le strutture impegnate nell’ alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir secondo l’analisi della Coldiretti con 1/3 della spesa destinata alla tavola.

A preoccupare sono però anche i vincoli a cenoni e pranzi in casa e fuori. La riduzione dei commensali è infatti destinata a provocare un taglio – sottolinea la Coldiretti – nei consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno.

Un Natale in famiglia per pochi significa infatti anche – continua la Coldiretti – maggiore sobrietà con meno brindisi ed una netta riduzione delle portate senza contare i tanti italiani, spesso anziani, che saranno costretti a trascorrerlo da soli. Il Natale senza pranzi e cenoni rischia infatti di far saltare il posto a tavola ad 1 italiano su 3 in una situazione in cui lo scorso anno la tavolata media per gli appuntamenti di fine anno degli italiani era composta di ben 9 persone, secondo l’analisi Coldiretti/Ixè.

Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nell’intero 2020 – conclude Coldiretti – fanno segnare un crollo storico del 12% con una perdita secca di 30 miliardi di euro, raggiungendo il valore minimo degli ultimi 10 anni”.



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