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Festa della donna a Bolzano: il messaggio delle assessore Martha Stocker e Waltraud Deeg

martedì, 8 marzo 2016

Bolzano –  Giornata della donna, impegno per conciliazione lavoro-famiglia. Negozi aperti sette giorni su sette, orari lunghi sino alle 22, contratti caratterizzati da grande flessibilità. In occasione della giornata della donna che si celebra domani, 8 marzo, le assessore Martha Stocker e Waltraud Deeg sottolineano l’importanza di “impegnarsi sempre di più per la conciliazione fra i tempi del lavoro e quelli della famiglia”.

“L’evoluzione del mercato del lavoro in diversi settori, ma in particolar modo nel commercio – sottolineano Stocker e Deeg – rende sempre più difficile la conciliazione lavoro-famiglia: pensiamo soprattutto alla condizioni di chi opera nelle grandi catene, con aperture dal lunedì alla domenica, festivi compresi, e orari di chiusura che arrivano anche alle 22″. Proprio nel commercio, tra l’altro, si registra un elevato tasso di occupazione femminile, il che rende inevitabile l’insorgere di problemi legati alla gestione della vita familiare: poco tempo libero per attività da svolgere assieme al marito, al compagno e ai figli, difficoltà nel gestire organizzativamente gli orari di ingresso e uscita da scuola.

Sempre restando nel mondo del commercio, e in particolare nelle grandi catene di vendita, l’assessora Martha Stocker ricorda il problema dell’esclusione quasi sistematica delle lavoratrici in gravidanza. “Purtroppo – denuncia la Stocker (nella foto sotto a destra) - riscontriamo un numero sempre maggiore di casi nei quali non vengono messe in campo le necessarie misure organizzative per far fronte alla presenza di lavoratrici madri, alle quali viene richiesta una flessibilità eccessiva, con conseguenze negative sulle retribuzioni e sui contributi previdenziali. In situazioni limite, inoltre, ciò porta alla nascita di veri e propri casi sociali”.

assessore stocker 1

Per garantire un’inversione di rotta, l’assessora alla famiglia Waltraud Deeg punta ad un cambiamento sociale, con una maggiore presenza di donne nelle posizioni chiave. “In democrazia – spiega la Deeg – deve essere garantita ad ogni gruppo la parità di accesso ai processi decisionali nel campo della politica, della società, dell’economia e della cultura”. Sempre secondo la Deeg, inoltre, la discriminazione nei confronti delle donne inizia proprio dal mondo del lavoro dove si registra elevata precarietà, stipendi più bassi e una maggiore difficoltà nel fare carriera. “Nel 2013 – conclude l’assessora – solo il 9% delle posizioni apicali nel settore privato era ricoperto da donne, e anche in politica siamo lontani anni luce da una presenza paritaria”.

I DATI SUL LAVORO FEMMINILE

Secondo l’ultima ricerca di  Astat, la distribuzione dei ruoli tra uomini e donne, per quanto riguarda i lavori di casa, in Alto Adige ha ancora una connotazione tradizionale: alle donne spetta la gran parte della gestione della casa e della famiglia (in media 25 ore settimanali contro 9 degli uomini), spesso in aggiunta alla loro attività lavorativa.

Dall’analisi dei dati dell’Indagine multiscopo sulle famiglie 2015, scaturisce che il 66,2% dei maschi svolge meno di 10 ore a settimana di lavori domestici. Per contro più di un terzo (35,1%) delle donne lavora più di 30 ore settimanali all’interno delle proprie mura domestiche. L’impegno dei maschi è in effetti leggermente aumentato dal 2010 al 2015 (la media maschile è passata da 7 ore e mezza a quasi 9 ore), ma ciò non ha alleggerito il carico della donna, aumentato anch’esso. Anche restringendo l’analisi alle sole persone occupate emerge che le donne che hanno un lavoro retribuito hanno comunque 22,2 ore settimanali di impegni casalinghi. Sommando le ore di lavoro retribuito a quelle di lavoro domestico (limitatamente alle fasce centrali di età), scopriamo che le donne lavorano quasi 3 ore a settimana in più degli uomini. Confrontando la situazione altoatesina con quelle degli altri paesi OCSE, si nota che la provincia di Bolzano è vicina alla media dei paesi membri, sia come differenza di lavoro retribuito (le donne lavorano 13,4 ore in meno degli uomini), sia come lavoro non-retribuito (17,0 ore in più degli uomini). In questo caso l’analisi è fatta nella fascia di età 15-64 anni. Dal lavoro domestico, inoltre, non si va mai in pensione; infatti, a parte le ragazze “under 30″ che riescono abbastanza a “contenere” tali fatiche, l’impegno nei lavori di casa rimane quasi costante a tutte le età della vita della donna. Ancora oltre i 70 anni la media in ore è di 23,6 a settimana. Il maggiore impegno delle donne nei lavori domestici non ha ripercussioni significative sul rischio che si verifichi un incidente in casa. Nel corso di un anno il 2,9% delle donne, contro l’1,8% degli uomini, ha subito un incidente domestico che ha compromesso le sue condizioni di salute con ferite, fratture, ustioni, contusioni, lussazioni o altre lesioni. In media ogni anno quasi 10.000 persone (in due casi su tre si tratta di donne) rimangono vittime di incidenti domestici. Da un’analisi di regressione logistica risulta che la variabile che incide di più sulla probabilità di farsi male è l’età della persona; l’incidente domestico infatti può avvenire anche in assenza di attività lavorativa domestica. Il maggior numero di infortuni delle persone di sesso femminile sarebbe pertanto una conseguenza della loro più lunga vita media.


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