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“Fermiamo la tratta e l’indifferenza”: Caritas e Comune di Darfo insieme contro la prostituzione

lunedì, 24 ottobre 2016

Darfo – Prostituzione e sfruttamento. Ben note realtà che si possono ritenere scomode, dolorose e contro le quali spesso si rimane impotenti. Storie di moderna schiavitù, di aspettative violate, di giovani vite già troppo vissute. Baorio Darfo municipioPerò, le tristi protagoniste della notte e delle serate dell’area industriale di Darfo Boario Terme e delle aree vicine oggi hanno una nuova speranza.

Si chiama “Sulla Strada” ed è il progetto animato da CARITAS di Darfo con il sostegno del Comune della Città, della Comunità Montana di Valle Camonica e attivato anche grazie ad una rete di partner costituita dall’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) della Valcamonica, dall’Azienda Territoriale per i Servizi alla Persona, dal Consultorio Familiare G. Tovini e dall’Associazione Resilienza.

Il tema deve essere affrontato in termini complessivi e con l’impegno di tutte le Istituzioni – afferma Oliviero Valzelli, Presidente della Comunità Montana di Vallecamonica che ha sostenuto con forza il progetto - Se è vero che il fenomeno si esplicita nell’area di Darfo, è altrettanto vero che trae origine da tutta la Valle, poiché gli “utenti” provengono principalmente dal nostro territorio. È chiaro, quindi, che le azioni di sensibilizzazione vanno estese a tutto il nostro comprensorio”.

Da anni la CARITAS di Darfo si occupa del tema e, proprio in considerazione di questa importante esperienza, ha un ruolo fondamentale nel progetto “Sulla Strada” – dichiara Luigina Gaioni, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Darfo Boario TermeGli strumenti a disposizione delle Istituzioni sono davvero pochi e il sollecito e prezioso intervento delle forze dell’ordine che negli ultimi tre anni hanno multato circa 350 clienti non basta per fermare questo fenomeno che prima di tutto è un dolore sociale, ma che diventa anche minaccia alla salute e sicurezza pubblica”.

Quindi, multare i clienti non basta. Per questo, da gennaio 2015 ogni venerdì sera Don Danilo Vezzoli e un gruppo di volontari appositamente preparati (unità di strada) avvicina in media 12/15 ragazze che esercitano la prostituzione nell’area industriale cittadina e dei paesi vicini.

In questi 20 mesi abbiamo incontrato circa 80 ragazze per la maggior parte giovani tra i 18 e i 25 anni – dichiara Don Danilo Vezzoli, Responsabile della Caritas di Darfo – Accostandole abbiamo cercato di stabilire con loro un dialogo e provare a costruire un rapporto di fiducia, dare informazioni sui servizi sociosanitari e sulla prevenzione dei rischi connessi. I volontari propongono anche le possibili vie d’uscita dalla prostituzione per recuperare la dignità, la libertà di scelta e un inserimento positivo nella società”.

Tra quelle che frequentano la strada, più della metà di queste ragazze sono nigeriane, un terzo rumene e il estante provenienti da nazionalità diverse, ma si tratta solo della punta dell’iceberg: infatti, si ritiene che  la maggior parte della prostituzione sia praticata “al chiuso”, in appartamenti e locali privati.

Un quadro davvero sconfortante che necessita di un ulteriore passaggio: quello della sensibilizzazione sociale – continua Luigina Gaioni – Infatti, porre freno a questa situazione richiede un cambiamento culturale, una visione diversa. Bisogna diffondere una  cultura di rispetto per le donne e di etica nelle relazioni sessuali. Certamente questo è un processo molto più lungo, ma è indispensabile iniziare”.

A questo proposito, quindi, è stato predisposto materiale video e cartaceo che diffonde le principali informazioni e che contrasta l’indifferenza. Inoltre, sono state previste azioni di informazione e formazione sui temi della prostituzione di strada e della tratta.

È stato realizzato un anche video che dovrebbe essere trasmesso dalle televisioni locali negli spazi riservati alla comunicazione sociale gratuita – conclude Luigina Gaioni – Il video ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto al fenomeno, contrastare l’indifferenza diffusa, sensibilizzare le coscienze rispetto alla condizione di schiavitù in cui le giovani donne sono costrette e mettere l’accento sulla responsabilità che ogni cliente si assume nel momento in cui, usufruendo dei loro servizi, incrementa questo commercio illegale e violento”.

Le responsabilità di questo aspetto deteriore della vita sociale sono tante e diffuse: sono responsabili i clienti che generano l’offerta; sono responsabili la povertà materiale e qualche volta morale delle persone che cercano falsi percorsi di miglioramento sociale; sono responsabili i pregiudizi radicati nei confronti delle persone che non si conoscono. La responsabilità é sociale e sociale deve essere quindi la risposta. Di tutti.


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