CINTE TESINO (Trento) - Via libera all'attuazione di una nuova strategia per contrastare lo spopolamento e valorizzare il patrimonio abitativo inutilizzato a Cinte Tesino. L'assessore alle politiche per la casa, Simone Marchiori, il vicepresidente di Itea Spa, Salvatore Ghirardini, il presidente della Fondazione Demarchi, Paolo Decarli, il sindaco di Cinte Tesino, Leonardo Ceccato, e il presidente della Comunità Valsugana e Tesino, Claudio Ceppinati, hanno sottoscritto oggi lo schema di accordo di programma per l’attuazione di un progetto di coliving nell'abitato della Conca del Tesino. L'iniziativa si inserisce nelle proposte messe in campo dalla Provincia, in collaborazioni con le Comunità di Valle, la Fondazione Franco Demarchi e gli enti locali per contrastare lo spopolamento nei territorio montani a maggiore rischio di fuga da parte dei giovani. Si tratta del quarto progetto di coliving avviato in Trentino, dopo Luserna, Canal San Bovo e Vallarsa, come ha sottolineato Marchiori.

“Negli anni, queste esperienze - ha chiarito l’esponente di Giunta - hanno mostrato di poter rispondere in modo efficace al bisogno di casa, contribuendo al tempo stesso a rafforzare i legami sociali nei territori coinvolti. Un risultato reso possibile dal coinvolgimento diretto delle persone nella vita comunitaria e dal recupero di immobili pubblici oggi non utilizzati.
Nel territorio del Tesino il progetto prende avvio in via sperimentale con la messa a disposizione di otto alloggi di proprietà del Comune di Cinte Tesino, con la possibilità di ampliare successivamente l’offerta abitativa. Le azioni previste saranno coordinate dai soggetti firmatari, con l’obiettivo di facilitare l’inserimento dei nuovi nuclei familiari e rafforzare la coesione sociale della comunità locale.
L’intesa rappresenta l’esito di un percorso di confronto tra i soggetti coinvolti e si inserisce nel quadro delle politiche provinciali per l’abitare collaborativo. Alla base dell’iniziativa vi è la consapevolezza che lo spopolamento sia strettamente legato all’emigrazione dei giovani in età lavorativa, alla ricerca di migliori opportunità, con conseguenti ricadute sull’invecchiamento della popolazione e sul calo della natalità. In questo contesto, il coliving si propone come una risposta concreta, volta a generare valore attraverso il riutilizzo del patrimonio immobiliare esistente, spesso inutilizzato o scarsamente attrattivo.
“Il progetto prevede il recupero di uno stabile già esistente all’ingresso del paese, in via dei Perteganti, con l’opportunità di destinarlo alle nuove famiglie che sceglieranno di vivere in Tesino. Un apporto decisivo che contribuirà a contrastare lo spopolamento, a dare nuova energia alla comunità e a mantenere servizi fondamentali, come gli asili, sul territorio”, le parole del sindaco di Cinte Tesino
Leonardo Ceccato.
“La firma dell’accordo di oggi rappresenta un passo concreto per il futuro delle nostre comunità. Il nostro territorio ha bisogno di case, ma dall’altra parte ha bisogno anche di famiglie che abbiano la volontà di investire nelle nostre comunità con un vero progetto di vita.
Non si tratta semplicemente di venire a vivere qui, ma di credere nella possibilità di costruire un futuro nei nostri paesi e di partecipare alla loro crescita”, afferma il presidente della Comunità Valsugana e Tesino Claudio Ceppinati.
“Per la nostra Fondazione, il nuovo progetto di Coliving a Cinte Tesino non è un punto di partenza, ma il naturale coronamento di una linea di ricerca e di progettualità che le nostre ricercatrici seguono con dedizione da anni. Siamo felici di mettere a valore e a disposizione dei decisori pubblici e degli amministratori locali il patrimonio di competenze che abbiamo maturato sul campo: sia nelle passate edizioni del coliving, sia nelle attività quotidiane di accompagnamento, monitoraggio e valorizzazione del welfare montano e dell’abitare. Crediamo fortemente che la ricerca debba trasformarsi in uno strumento concreto al servizio del territorio”, ha affermato Paolo Decarli.
Il progetto promuove un modello abitativo collaborativo in cui la dimensione della condivisione assume un ruolo centrale, pur nel rispetto degli spazi privati dei singoli nuclei familiari. L’abitare diventa così un’esperienza comunitaria, costruita attraverso percorsi partecipati e attività di formazione finalizzate allo sviluppo di competenze sociali e relazionali.
“Con la firma di questo nuovo protocollo rendiamo possibile dare ulteriori risposte allo spopolamento dei nostri piccoli comuni, attraverso la progettazione di modelli innovativi di welfare e di abitare condiviso. Il progetto Coliving è esattamente questo. Abbiamo già dimostrato, e continuiamo a confermare nei fatti, che questa progettualità può rappresentare una leva di sviluppo importante per le aree più svantaggiate, che soffrono maggiormente la lontananza dai grandi centri e l’invecchiamento della popolazione – fa presente il vicepresidente di Itea Spa, Salvatore Ghirardini, al momento della firma. - Con questa iniziativa prendiamo il patrimonio abitativo già esistente sul territorio, oggi inutilizzato perché non attrattivo, e lo trasformiamo in un’opportunità per nuove energie e nuove famiglie. In questo disegno strategico ITEA è pronta a mettere a disposizione le proprie competenze, accogliendo nel patrimonio da gestire ulteriori alloggi di proprietà del Comune, destinati al progetto. Con azioni così concrete dimostriamo come l’edilizia sociale, oltre a rispondere alle emergenze, possa essere un motore attivo di rigenerazione per le nostre comunità montane”.
“Progettare e monitorare queste iniziative è essenziale, ma il vero cuore del nostro lavoro è l’accompagnamento delle comunità: quella di chi arriva e quella che da sempre vive il territorio. Vogliamo far sbocciare sinergie autentiche. Per questo, accompagniamo le persone affinché si insedino con la giusta consapevolezza e aspettative chiare su cosa significhi vivere in montagna; è prezioso che imparino a conoscere il territorio prima di stabilirvisi, cogliendo quanto la condivisione del loro tempo e delle loro competenze sia vitale per l’iniziativa. Allo stesso tempo, è quanto mai opportuno e funzionale che anche la comunità già residente sia accompagnata e ben informata. Solo condividendo tutti i passaggi si può coltivare un’accoglienza serena, che permetta di vivere questo incontro non come uno stravolgimento, ma come una bellissima e reciproca opportunità di crescita”, ha spiegato Valentina Chizzola, ricercatrice Fondazione Franco Demarchi e referente del progetto.