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L'atleta paraplegico Michel Roccati torna sugli sci

Con una lesione midollare completa si è preparato a sciare in piedi, grazie a un attrezzo realizzato in laboratorio

FOLGARIA (Trento) - Michel Roccati torna sugli sci: test in pista per un'impresa mai tentata prima. L'atleta paraplegico con lesione midollare completa, ha effettuato i test in pista con un attrezzo progettato per consentirgli di sciare in piedi e in autonomia.
Se il progetto Beyond Human Potential arriverà a compimento, Roccati potrebbe diventare il primo atleta al mondo con lesione midollare completa a sciare in piedi su pista (foto credits Carlo Perazzolo).

Il progetto
Guidato da Tommaso Balasso, originario di Schio, già medaglia d’oro alle Paralimpiadi invernali di Torino, oggi impegnato in progetti di inclusione nello sport. Nel 2011 fondò Scie di Passione a Folgaria – Sport Experience, scuola di sci certificata FISI specializzata nell’insegnamento delle discipline alpine, nordiche e snowboard a persone con disabilità.

Le piste dell’Alpe Cimbra hanno fatto da teatro a Beyond Human Potential: l’impresa di portare Michel Roccati, paraplegico con lesione midollare completa, a sciare in piedi. La struttura che manovra gli sci per Michel sono il risultato di un percorso fatto di prove successive e test anche in pista, necessari per verificarne l’effettiva performance in relazione all’impresa che dovevano sostenere.

“Finalmente, dopo tanto lavoro, siamo scesi in pista con Michel", racconta Tommaso Balasso, fondatore di Scie di Passione e precursore, insieme a Michel Roccati, di questa impresa. "È un traguardo importante, lo renderà il primo paraplegico al mondo a scendere in pista con un attrezzo progettato per permettergli di sciare in piedi”.

Durante la prova in pista, Michel Roccati ha sciato con il nuovo attrezzo, segnando un passaggio chiave del progetto: entrare nella fase di sviluppo avanzato. E’ stato il momento che ha permesso di individuare alcuni accorgimenti tecnici da perfezionare prima della fase finale.
Su questi elementi è ora concentrato il lavoro del team, che nelle prossime settimane tornerà sulle piste di Alpe Cimbra per collaudare insieme a Michel la versione ultimata dell’attrezzo, con l’obiettivo di sciare in piedi in autonomia.
Scendere in piedi non significa tornare a prima dell’incidente - riferisce Michel Roccati - significa accettare che il movimento può cambiare forma e che, con il tempo e la ricerca, anche ciò che sembra interrotto può trovare un altro modo per esistere”.

La scienza
Il Politecnico Federale (EPFL) e l’Ospedale Universitario di Losanna (CHUV) attraverso un upgrade dei programmi che hanno già permesso a Michel dal 2020 di camminare, salire le scale e recuperare schemi motori complessi grazie alla stimolazione neuromodulata.
Per questa impresa le ricerche in ambito di neurotecnologia, biomeccanica e analisi del movimento si integrano con l’impianto di elettrodi spinali che Michel ha nella sua schiena, che permettono con un sistema di algoritmi e sensori una stimolazione personalizzata.

L’attrezzo plasmato sul corpo di Michel
Un progetto innovativo con una genesi che ha messo insieme una squadra appassionata, multidisciplinare tra ingegneri, meccanici e ricercatori. “I ragazzi hanno creduto nel progetto Beyond Human Potential mettendo il loro ingegno al servizio di questa impresa – racconta Balasso, che guida il team – passando intere giornate a capire come risolvere i limiti della macchina”.

Il primo prototipo nasce da un attrezzo iniziale modificato, testato in ambiente controllato e progressivamente evoluto. Il cuore del progetto è un sistema altamente tecnologico che integra: una struttura integrata agli sci, collegata e costruita rispettando la fisicità e le esigenze sul corpo dell’atleta; un meccanismo frenante intelligente con doppia funzione: sicurezza e controllo; attuatori posteriori elettrici, alimentati a batteria, che regolano in tempo reale l’apertura degli sci; un manubrio che consente a Michel di mantenere equilibrio e controllo attivo del gesto.

L’obiettivo non è solo la stabilità, ma la possibilità di scelta, di guida e di progressione naturale del movimento.
“La macchina non è solo tecnologia: è il risultato di competenze, passione e collaborazione, asserisce Balasso - e rappresenta un esempio emblematico di come corpo, scienza e tecnologia possano riscrivere i limiti del possibile”.
Ultimo aggiornamento: 12/03/2026 00:19:59

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