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Sul filo della memoria e del ricordo: ciclo di incontri biennale

Un viaggio sul confine orientale

BRESCIA - Per celebrare la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo, due ricorrenze legate alla memoria storica del Novecento che si celebrano il 27 gennaio e il 10 febbraio - la prima commemora le vittime della Shoah e della deportazione nazi-fascista, il secondo è legato alle tragedie delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata del secondo dopoguerra in Italia - la Fondazione Luigi Micheletti, unitamente ai Comuni di Botticino, Calvagese della Riviera, Castenedolo, Mazzano, Nuvolera e Rezzato, con il contributo di Fondazione della Comunità Bresciana, propone un’attività culturale congiunta che si svilupperà nel 2026-2027. Un percorso che, partendo dalle complesse vicende della frontiera adriatica, crea un legame con il contesto bresciano, facendo riflettere sui tragici e inevitabili rimandi alla contemporaneità.

L’iniziativa beneficia della collaborazione istituzionale e culturale dell’Università Statale di Brescia con la consulenza scientifica a cura del Prof. Carlo Alberto Romano, Prorettore all’Impegno Sociale per il territorio, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Sono coinvolte anche Casa della Memoria, ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Delegazione di Brescia (ANVGD), e Fiamme Verdi (FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà). La partnership è finalizzata alla promozione dei principi fondanti di libertà, giustizia e democrazia, con una profonda consapevolezza civica.

Nel 2026 ci si focalizzerà sul “Confine Orientale: dalla conoscenza al viaggio” con cinque incontri, 4 preparatori e uno conclusivo di riflessione, mentre nel 2027 il titolo del ciclo sarà “Dal Confine Orientale al territorio bresciano”. Il progetto prevede anche una serie di visite guidate a luoghi significativi del territorio. Obiettivi della proposta sono la promozione di una conoscenza integrata e non parziale della storia tragica del Confine Orientale, riconoscendo la complessità e la pluralità delle diverse memorie. La volontà è tradurre la conoscenza storica in consapevolezza critica delle responsabilità (passate e presenti) e in coscienza civica e democratica, riconoscendo che i meccanismi di odio, discriminazione e indifferenza che hanno provocato le tragedie storiche del Novecento sono presenti anche oggi, portando i partecipanti a interrogarsi sul proprio ruolo nel presente.

PROGRAMMA INCONTRI 2026 “IL CONFINE ORIENTALE: DALLA CONOSCENZA AL VIAGGIO” – ORARIO 17-19, ingresso gratuito fino a esaurimento posti:

28/02/2026 Le radici della violenza sulla frontiera adriatica, Raoul Pupo, Univ. degli Studi di Trieste, c/o Botticino, Teatro Centro Lucia;
14/03/2026 Dalla politica fascista di assimilazione forzata degli sloveni all’annientamento nazista di ebrei e oppositori, Tullia Catalan, Univ. degli Studi di Trieste, c/o Nuvolera, Teatro Oratorio;
21/03/2026 Il dramma alla fine della guerra: foibe ed esodo (con visione del docufilm: "La città vuota. Pola 1947. Il suo esodo e la sua storia"), Enrico Miletto, Univ. degli Studio di Torino, c/o Rezzato C.T.M.;
28/03/2026 L’esodo e il travagliato processo di integrazione dei giuliano-dalmati, Giovanni Spinelli, Casa della Memoria Brescia, c/o sala polivalente Biblioteca Comune di Mazzano;
9/05/2026 Il significato della Memoria e dei suoi luoghi: come la storia del confine interroga il nostro presente, Filippo Focardi, Univ. degli Studi Padova, c/o Sala civica dei Disciplini Comune di Castenedolo.
- “Sulla frontiera adriatica, nell’arco di un trentennio, i totalitarismi novecenteschi europei hanno prodotto sanguinose tragedie collettive: è questo l’elemento unificante che giustifica il legame istituito fra le due date del calendario civile nella prima annualità del progetto – spiega il professor Giovanni Spinelli di Casa della Memoria -. Cifra delle vicende storiche che saranno considerate fu la violenza politica, come risulta chiaro sin dal titolo del primo intervento previsto dal ciclo di incontri con gli storici, affidato a Raoul Pupo, massimo conoscitore della storia contemporanea della frontiera adriatica. Seguirà la relazione di Tullia Catalan, esperta di antisemitismo e antislavismo, che affronterà politiche e prassi repressive del fascismo e orrori dell’occupazione tedesca dell’area. A Enrico Miletto toccherà il compito di illustrare le vicende seguite all’affermazione, in questa stessa area, dei poteri popolari jugoslavi, ovvero le foibe e l’esodo degli alto-adriatici d’identità italiana. Il sottoscritto esaminerà il lungo e tormentato processo di integrazione dei giuliano-dalmati nell’Italia del secondo dopoguerra. Filippo Focardi, infine, indagherà i travagliati rapporti fra storia e memoria del confine orientale”.

Gli incontri verranno registrati e resteranno consultabili sui canali dei singoli Comuni.
L’11 e 12 aprile 2026 verrà anche effettuato un viaggio sul confine orientale alla presenza del prof. Spinelli, già al completo (54 iscritti), lungo i luoghi che testimoniano le diverse e complesse matrici di violenza che hanno segnato il Confine Orientale nel Novecento. Ecco le tappe:
- Violenza ideologica e totalitaria: Torviscosa (UD), emblema dell'autarchia fascista, città-fabbrica costruita negli anni Trenta, è un esempio di controllo totale e ideologico del Fascismo sulla vita dei cittadini.
- Violenza fascista: il campo di internamento di Gonars (UD), realizzato nel 1941, documenta la sistematica politica di internamento e annientamento per stenti operata dal regime fascista contro migliaia di civili sloveni e croati, come strategia repressiva di guerra e occupazione.

- Violenza nazifascista e razziale: la caserma “Piave” a Palmanova (UD) e la Risiera di San Sabba (TS). Tra l’autunno 1944 e la fine di aprile 1945, l’ex caserma Piave a Palmanova fu il principale centro di repressione antipartigiana della Bassa Friulana sotto il controllo nazista. Centinaia di persone vennero seviziate e trucidate con la feroce complicità di fascisti repubblichini. È simbolo della Shoah, della deportazione e della repressione degli oppositori politici. Fu un campo di detenzione destinato sia allo smistamento dei deportati razziali e politici, sia alla detenzione ed eliminazione (nel 1944 entrò in funzione anche un forno crematorio) di ostaggi, partigiani e detenuti politici italiani, sloveni e croati.
- Violenza etnico-politica: la Foiba di Basovizza (TS), pozzo minerario in disuso, nel maggio 1945 fu il luogo in cui vennero assassinati civili e militari italiani, arrestati dalle truppe jugoslave. Dichiarata Monumento Nazionale nel 1992, è il principale memoriale e simbolo per i familiari degli infoibati e dei deportati deceduti nei campi in Jugoslavia e delle associazioni degli italiani esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
- Violenza dello sradicamento e della perdita: il Civico Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata (TS). In questa sede espositiva è conservata gran parte delle masserizie, abbandonate dagli italiani costretti a lasciare le loro terre in Istria, Fiume e Dalmazia, per anni custodite nello storico Magazzino 18.

A questo, in autunno, seguirà un secondo viaggio specifico per studentesse e studenti, un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva sul campo per consentire un’esperienza diretta e lo sviluppo della consapevolezza critica, contribuendo a formare giovani testimoni e custodi attivi della memoria del nostro Paese.

“La memoria collettiva fa parte del bagaglio di ogni gruppo sociale. Senza di essa sarebbe come ripartire ogni giorno da zero, con il rischio di commettere sempre i medesimi errori – sottolinea il presidente di Fondazione della Comunità Bresciana Mario Mistretta -. Sentiamo come fondazione di comunità la responsabilità di coltivare la memoria per contrastare l’indifferenza giorno per giorno, favorendo un’autentica cultura della pace”. “Nel ruolo di delegato alla cultura della Fondazione della Comunità Bresciana ho sposato da subito questo progetto di indubbio valore – ha dichiarato il consigliere Giovanni Rizzardi – Mi unisco al ricordo delle vittime di tutte le violenze, in difesa dei valori di una democrazia che oggi sembra vacillare, mettendo tutti a rischio”.

“Come amministrazioni comunali condividiamo la convinzione che la Memoria attiva sia l'indispensabile fondamento di una comunità coesa e democratica – dichiara la vicesindaca di Mazzano Liviana Rocchi -. Questo progetto, reso possibile dal sostegno essenziale di Fondazione della Comunità Bresciana, unisce i nostri sei Comuni in un partenariato di alto profilo, che ci onora, con Fondazione Micheletti, Università di Brescia e Cattolica del Sacro Cuore, Casa della Memoria, ANPI, ANED, ANVGD e Fiamme Verdi. Questa rete di collaborazioni rappresenta un legame significativo che assicura autorevolezza e solidità in termini di condivisione valoriale e rigore storico”.
“Un progetto significativo per il coinvolgimento di vari soggetti istituzionali, ma soprattutto perché affronta un nodo assai spinoso per la storia del nostro Paese, un aspetto dell’eredità dei conflitti del Novecento: segnatamente le vicende storiche legate al tema del Confine orientale che produssero l’esodo dalla frontiera adriatica di varie decine di migliaia di uomini e donne, italiani per lingua, cultura, sentimenti e identità – rimarca Giovanni Sciola, direttore della Fondazione Luigi Micheletti -. Ulteriore elemento di rilievo è che oltre al ciclo di conferenze che vedranno l’intervento di alcuni dei maggiori studiosi italiani esperti di queste tematiche, si proponga anche, per il prossimo anno, un viaggio, o meglio un ‘percorso’, sui luoghi che testimoniano ancora oggi le diverse matrici della violenza che hanno segnato quelle terre e quel confine”.

“L'università di Brescia, nell'ambito del proprio impegno sociale per il territorio, patrocina e collabora con piacere questa proposta, nella consapevolezza che l'approccio scientifico si dimostra ausilio elettivo per affrontare responsabilmente la sfida della preservazione della memoria nella comunità, comprese le generazioni più giovani” sottolinea Carlo Alberto Romano, prorettore all’Impegno sociale per il territorio dell’Università degli Studi di Brescia.

“La sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è ben lieta di offrire il proprio supporto all’importante progetto di cui si dà notizia oggi – aggiunge Pier Angelo Goffi, direttore Biblioteca Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia -. Coltivare la memoria personale e collettiva significa custodire ciò che di più prezioso abbiamo, e contribuisce a definire non solo il singolo individuo, ma tutta una comunità. Fin dalla sua costituzione l’Archivio Storico della Resistenza bresciana e dell’età contemporanea ha promosso iniziative volte a trasmettere in forma attiva e partecipata il valore della testimonianza storica attraverso la ricca documentazione sulla Resistenza di cui dispone. Grazie alla proficua collaborazione con gli enti e le associazioni che promuovono ‘Il filo della memoria e del ricordo’ è oggi possibile ampliare lo sguardo anche alle tragiche vicende che ebbero luogo sul Confine Orientale e offrire molteplici spunti di riflessione soprattutto alle generazioni più giovani”.
Ultimo aggiornamento: 26/02/2026 15:10:18

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