Alla Fraternità Monastica Casa della Madia ad Albiano d’Ivrea (Torino), creata pochi anni fa da Enzo Bianchi dopo l’addio alla Comunità di Bose (Biella) da lui creata, si è svolta la Giornata del Riso.
Alla presenza di un centinaio di persone, nell’intervento di apertura fratello Enzo Bianchi ha ricordato che la giornata, da lui fortemente voluta, “non è una sagra del riso”, ma un atto di riconoscenza verso la terra che da ormai tre anni ha accolto lui e i monaci e le monache della Madia. Alla presenza del sindaco di Albiano d’Ivrea, Rosanna Tezzon, Bianchi ha ringraziato nome per nome tutte le persone che in questi anni con generosità hanno mostrato ai monaci della Madia amicizia e simpatia donando con generosità i loro prodotti. È dunque una festa di gratitudine per questa terra e per la gente che la abita. Una terra dove inizia la coltivazione del riso, attraversata dal Naviglio di Ivrea che percorre campi e risaie fino a Pavia.
Bianchi ha poi dato la parola a Piero Rondolino, uno dei più famosi produttori di riso in Italia. Ricordando il detto popolare secondo il quale “il riso nasce nell’acqua e muore nel vino”, Rondolino si è soffermato in particolare sull’importanza fondamentale dell’acqua per la coltivazione del riso, mostrando poi la differenza tra i risi orientali e quello italico. Le domande del pubblico hanno poi permesso a Rondolino di specificare il rapporto tra la coltivazione del riso e la salvaguardia dell’ambiente, così come le peculiarità del riso più significativo e famoso prodotto dalla sua azienda, l’ Acquerello, a lungo stagionato.
Altro ospite d’onore della giornata è stato Edoardo Raspelli, famoso giornalista, critico gastronomico e conduttore televisivo. Amico personale di Enzo Bianchi, Raspelli ha ricordato il suo primo incontro con il Monastero di Bose quando, nel 1999, vi si recò in incognito e soggiornò due giorni. Da quella sosta nacque un suo articolo pubblicato su La Stampa. Rileggendolo Raspelli ha creato nei presenti un momento di commozione.
“Qui a Casa della Madia ho trovato lo stesso clima e soprattutto la stessa bontà nella cena di ieri sera e nei prodotti che fanno”. Raspelli ha proseguito commentando la modalità con la quale il riso oggi è trattato nei ristoranti.
Enzo Bianchi ha ricordato che la giornata era anche dedicata alla memoria di Carlo Petrini a cui lo ha legato una grande amicizia. Insieme, durante una lunga sosta di Carlin a Bose all’inizio degli anni Novanta, hanno ideato “Terra Madre”. Petrini avrebbe dovuto essere presente quello stesso giorno alla Madia per un incontro con gli ospiti.
In fine, la parola è stata data al fabbro e artista Ernesto Sanguanini, autore della scultura Chicco di Riso, donato alla Madia. La “Giornata del riso” è stata l’occasione migliore per l’inaugurazione dell’opera.
A pranzo è stata servita a tutti i presenti la Panissa, tipico piatto di riso del novarese e vercellese nato per dare energia alle mondine che lavoravano nelle risaie.
PADRE ENZO BIANCHI: DALLA COMUNITA’ MONASTICA DI BOSE
ALLA “CASA DELLA MADIA” DI ALBIANO D’IVREA
Enzo Bianchi è nato a Castel Boglione (Asti) in Monferrato il 3 marzo 1943. Dopo gli studi alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, alla fine del 1965 si è recato a Bose, una frazione abbandonata del comune di Magnano sulla Serra di Ivrea, con l’intenzione di dare inizio a una comunità monastica. Raggiunto nel 1968 dai primi fratelli e sorelle, ha scritto la regola della comunità la quale è giunta a contare 92 membri tra fratelli e sorelle di cinque diverse nazionalità ed è presente, oltre che a Bose, anche a Gerusalemme (Israele) (1981-2016), Ostuni (Brindisi), Assisi (Perugia), Cellole-San Gimignano (Siena) e Civitella San Paolo (Roma). È stato priore della comunità dalla fondazione fino al 25 gennaio 2017.
A causa di dissidi interni alla comunità di Bose negli ultimi anni ha lasciato il luogo da lui fondato per dar vita ad Albiano d’Ivrea a “Casa della Madia”, una fraternità monastica composta da alcuni uomini e donne che condividono stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera comune. Dopo aver vissuto per decenni nella Comunità Monastica di Bose ora continua la vita che ha fatto restando fedele alla vocazione monastica e alla professione dei voti di celibato e di vita comune.
“Con il progetto “Casa della Madia” – spiega Enzo Bianchi - ho seguito la mia vocazione monastica, non ho tirato i remi in barca, nonostante gli 80 anni, ed ho costruito un nuovo inizio. Abbiamo iniziato nuovamente, riprendendo diverse cose abbandonate per due anni: una vita fedele alla semplicità, lavorando per guadagnarci di che vivere. Lavoriamo con le nostre mani la terra e, soprattutto, pratichiamo l’accoglienza di tutti, senza escludere nessuno. Avevo una vigna, vicino al mio eremo, ed anche un orto. Sono sempre stato accompagnato da questo amore per la Madre Terra in un modo molto forte. A “Casa della Madia” questo mio forte legame con la natura ha spazio e modo per continuare”.
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Ultimo aggiornamento:
29/06/2026 18:58:08