L'Agenda delle Valli

Ad Educa Immagine focus sul ruolo della fotografia nella società

Inizio: 11/04/2026 dalle ore 23:00 - Fine: 11/04/2026 alle ore 23:30 IT


Prosegue con grande partecipazione la seconda giornata del Festival Educa Immagine, promosso da Trentino Film Commission e dedicato quest’anno al tema “Miraggi”, una riflessione critica sul ruolo delle immagini nella società contemporanea. Oggi pomeriggio al Mart di Rovereto si è tenuto l'incontro “Ritratti di classe: immagini, identità, memoria”.
A inaugurare il dibattito è stata l’assessore provinciale all'istruzione e cultura Francesca Gerosa, che ha offerto una riflessione ampia sul ruolo delle immagini nella formazione delle nuove generazioni e nella società contemporanea: "Le immagini oggi permeano profondamente la nostra quotidianità e influenzano il modo in cui costruiamo relazioni, identità e visioni del mondo. Proprio per questo diventa fondamentale educare i più giovani a leggerle e interpretarle, sviluppando strumenti critici che permettano di distinguere tra rappresentazione e realtà".
Nel suo intervento, Gerosa ha ribadito come l’educazione all’immagine rappresenti una priorità culturale: "Le immagini possono trasmettere messaggi positivi, ma anche distorcere o semplificare la complessità. È quindi necessario accompagnare ragazze e ragazzi in un percorso di consapevolezza, affinché possano diventare cittadini attivi e responsabili".
L’assessore ha dato qualche anticipazione su FotoFesta, il nuovo progetto previsto per novembre 2026, promosso dall’Assessorato all'Istruzione e Cultura della Provincia autonoma di Trento: "L’obiettivo è valorizzare gli archivi fotografici storici del territorio, riportando al centro immagini che fanno parte della memoria collettiva, come i ritratti di classe. Vogliamo restituire a queste fotografie il loro valore, non solo come documenti del passato, ma come strumenti capaci di generare nuove riflessioni nel presente. Il progetto - ha concluso Gerosa - nasce con l’intento di essere partecipato e diffuso, per creare un primo approccio condiviso all’educazione all’immagine, che coinvolga non solo il mondo scolastico ma l’intera comunità".

In apertura anche l'introduzione del direttore artistico e direttore della Film Commission Luca Ferrario, che ha spiegato il pubblico al senso del festival, attraversare le immagini per comprenderle, decifrarle e non subirle.
Il confronto, moderato da Roberta Opassi, ha visto il contributo di studiosi e professionisti della cultura visiva, che hanno offerto prospettive complementari sul tema: "Il ritratto di classe è un dispositivo narrativo potente: dentro un’unica immagine convivono identità individuali e senso di appartenenza. Rileggerlo oggi significa mettere in dialogo memoria e contemporaneità, interrogando il modo in cui costruiamo e rappresentiamo noi stessi come gruppo", ha spiegato Opassi.
Il docente di antropologia Rosario Perricone ha quindi evidenziato il valore degli archivi fotografici in un’epoca segnata da un flusso continuo e rapido di immagini: "Le fotografie non sono la realtà, ma costruzioni di senso, relazioni tra elementi visivi. È proprio osservando più immagini insieme che possiamo coglierne la grammatica, le trasformazioni, i codici. In questo scenario, gli archivi fotografici diventano strumenti essenziali per recuperare profondità e consapevolezza, opponendosi alla fugacità dello sguardo contemporaneo".
La photo editor, autrice e docente Alessia Tagliaventi ha approfondito il ruolo educativo della fotografia, soffermandosi in particolare sul libro fotografico come dispositivo di apprendimento: "La fotografia non è mai uno specchio neutro, ma un costrutto che attiva il pensiero. Il libro fotografico, a differenza del flusso digitale, è uno strumento di lentezza: ci costringe a soffermarci, a costruire connessioni, a pensare attraverso le immagini". Tagliaventi ha inoltre sottolineato la necessità di riportare la fotografia all’interno dei percorsi educativi: "Nella scuola la fotografia è ancora poco presente, soprattutto rispetto ad altri linguaggi visivi come l’illustrazione. Eppure è un linguaggio complesso, capace di mostrare, costruire e mettere in discussione il reale. Educare all’immagine significa anche restituire alla fotografia il suo ruolo formativo".
Dal punto di vista educativo e museale, Diletta Zannelli, responsabile del Servizio educativo del Museo nazionale di Fotografia, ha evidenziato come la fotografia cambi significato a seconda dei contesti e delle pratiche di fruizione: "Un’immagine non è mai la stessa: cambia se la incontriamo in un libro, in un museo o in aula. La fotografia è un’esperienza che coinvolge percezione, emozione e apprendimento, e proprio per questo è uno strumento fondamentale nei percorsi educativi". Zannelli ha inoltre portato esempi concreti del lavoro svolto dal museo con le scuole, presentando alcuni progetti realizzati dai ragazzi: "Lavorare sul ritratto e sull’autoritratto permette ai giovani di interrogarsi su identità e rappresentazione. Nei laboratori emergono sguardi consapevoli, capaci di utilizzare la fotografia non solo per mostrarsi, ma per raccontarsi e comprendersi".
L’incontro ha riportato al centro il ritratto di classe come pratica simbolica: un dispositivo visivo con regole precise – dalla disposizione dei corpi alla centralità dell’insegnante – capace di raccontare la relazione tra individuo e gruppo e oggi quasi scomparso, ma ancora ricco di significati per interpretare il presente.
In linea con il tema del festival, il dialogo ha ribadito come educare alle immagini significhi trasformare l’apparenza in consapevolezza, fornendo strumenti critici per orientarsi tra i “miraggi” della contemporaneità.

Ultimo aggiornamento: 11/04/2026 20:54:46