TRENTO - Si è tenuta, presso la sala InCooperazione della Federazione della Cooperazione, l’Assemblea di CIA-Agricoltori Italiani del Trentino.

L’Assemblea, chiamata a rinnovare gli organi dirigenti, ha eletto i membri del nuovo Consiglio direttivo:
Albertini Daniele, Baldo Mara, Bezzi Danilo, Bronzini Simone, Calovi Paolo, Fedele Federica, Fedrigoni Moreno, Gervasi Gabriele, Giuliani Gianni, Gramola Lorenzo, Ioriatti Loris, Piffer Emili, Pilati Carlo, Tavonatti Emanuele, Zambotti Cristiano.
Sarà il Consiglio ad esprimere, nelle prossime settimane, il nuovo Presidente dell’Associazione. Si è conclusa infatti con l’appuntamento odierno l’esperienza di
Paolo Calovi, per tre mandati al vertice di CIA.
La sua relazione ha aperto i lavori della sessione pubblica dell’Assise. “L’agricoltura è, a tutti gli effetti, un bene comune - ha detto il presidente di CIA-Agricoltori Italiani Trentino
Paolo Calovi. Noi siamo agricoltori di montagna, e lo siamo con orgoglio. Quel paesaggio da cartolina che tanto attrae il turismo non è casuale: è il risultato di un lavoro quotidiano, faticoso, costante. È un patrimonio che ha un valore economico, sociale e culturale enorme. Non dobbiamo mai perdere di vista ciò che conta davvero: garantire un reddito adeguato a chi vive e lavora nei campi”. Calovi ha ricordato come, soprattutto nei momenti di crisi, sia fondamentale permettere alle imprese di lavorare con serenità: “Negli anni - ha spiegato - si è costruita una rete sempre più fitta di vincoli burocratici che mal si adatta alla realtà delle nostre aziende, soprattutto quelle di montagna, spesso di piccole dimensioni. Abbiamo bisogno di una vera politica europea per la montagna. Una politica che riconosca il valore strategico di questi territori”. Centrale anche il tema del ricambio generazionale, che “va sostenuto con strumenti adeguati, anche finanziari. Serve semplificazione. Serve chiarezza. Serve coerenza tra le regole. Una burocrazia più semplice non significa minore attenzione alla sostenibilità, ma maggiore capacità delle imprese agricole di investire, innovare e rimanere attive nei territori. “Un altro tema cruciale - ha aggiunto - è quello della manodopera. Sempre più difficile da reperire, sempre più complessa da gestire. Democrazia, autonomia, cooperazione. Non sono quindi solo parole. Sono una responsabilità. Un’eredità che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di mantenere viva. È un impegno nei confronti di chi ci ha preceduto. Ma è anche, e soprattutto, un impegno verso i nostri giovani. A loro dobbiamo consegnare non solo un sistema economico funzionante, ma una comunità coesa, capace di guardare al futuro con fiducia”.
Al termine della relazione sono intervenuti gli ospiti coinvolti dall’Associazione per un confronto sul futuro dell’agricoltura trentina alla luce delle sue specificità in un contesto globale complesso e in grande evoluzione.
Herbert Dorfmann, europarlamentare, e
Pietro Patton, Senatore della Repubblica, hanno dialogato con
Calovi a proposito di temi di respiro internazionale come l’accordo tra Europa e Mercosur, la nuova architettura della Pac, la gestione dei grandi carnivori. "Siamo all'inizio di un anno cruciale per la politica agricola comunitaria - ha detto
Dorfmann -. In questo 2026 si prenderanno tutte le decisioni importanti che saranno in vigore fino alla metà del decennio prossimo. Se vogliamo combattere per una politica agricola che vada bene per il nostro territorio e per la montagna dobbiamo unire le forze adesso e cercare di creare regole che possano dare una mano ai nostri agricoltori per gli anni a venire". "L'agricoltura di montagna e in particolare quella trentina - ha evidenziato
Patton - non ha bisogno di nuove leggi ma di semplificazione burocratica e amministrativa. È invece urgente la definizione di una chiara strategia che partendo dalle aree di creazione del valore punti a una integrazione con i settori dell'ospitalità, della ristorazione e dell'accoglienza. La crescita della capacità imprenditoriale delle aziende diventerà un fattore fondamentale per la sopravvivenza delle imprese".
Alla visione del sistema locale per il futuro dell’agricoltura in Trentino è stato dedicato invece il talk che ha avuto per protagonisti, insieme a
Calovi, l'Assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione
Mario Tonina e
Giulia Zanotelli, Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali.
Foto @Basso.
Sugli interventi specifici per l’agricoltura messi in campo dall’amministrazione provinciale è intervenuta l’assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica ed enti locali,
Giulia Zanotelli, evidenziando come “stiano partendo progetti importanti, che si aggiungeranno alla possibilità di scambio di manodopera tra aziende agricole, annunciata nei giorni scorsi e che diventerà operativa nel corso del 2026”. “Stiamo inoltre lavorando – ha affermato – a un importante provvedimento dedicato ai giovani e stiamo strutturando, insieme a Cooperfidi, una misura per l’abbattimento dei tassi di interesse, con l’obiettivo di sostenere il ricambio generazionale e gli investimenti sul territorio. In collaborazione con Trentino Marketing e con numerosi attori istituzionali e territoriali, stiamo inoltre sviluppando il turismo enogastronomico, per rafforzare ulteriormente il connubio tra turismo e agricoltura. Prosegue infine l’impegno costante sul fronte della gestione del rischio legato all’acqua e alle fitopatie”.
"La cooperazione trentina si trova oggi davanti a un passaggio decisivo: può limitarsi a difendere il passato oppure diventare sempre più uno strumento di sviluppo per il futuro. Io sono convinto che la strada sia chiara e si fondi su tre parole: cooperazione, qualità e visione. La cooperazione è ciò che permette di tenere insieme i produttori e rafforzare la filiera; la qualità è il vero punto di forza del Trentino; la visione è ciò che deve guidare le politiche pubbliche, tra innovazione, sostenibilità e ricambio generazionale. Quando parliamo di futuro della cooperazione, parliamo delle nostre radici. Il modello trentino nasce dall’intuizione di don Lorenzo Guetti e si fonda su un equilibrio tra autogoverno e cooperazione che ha reso possibile lo sviluppo del nostro territorio. Oggi però questo modello va evoluto: serve maggiore unità strategica, meno frammentazione e più capacità di affrontare insieme le sfide globali. Ecco perché il futuro della cooperazione agricola non è solo economico, ma sociale e ambientale. Significa riconoscere all’agricoltore il ruolo di custode del paesaggio, investire in innovazione, sostenibilità e indipendenza energetica, e fare della montagna non un limite ma un marchio di qualità distintivo. Infine, la vera sfida è coinvolgere le nuove generazioni. La cooperazione deve tornare ad essere percepita come uno spazio di protagonismo, un modo moderno di fare impresa e di costruire comunità. Perché la cooperazione non è solo un modello economico: è un modo di stare insieme e di costruire futuro”, così
Tonina.
A chiudere i lavori
Stefano Francia, presidente di Cia- Emilia Romagna. “É urgente rivitalizzare le aree rurali e d’alta quota italiane - ha spiegato -. Fondamentale rendere le montagne autosufficienti, resistenti ai cambiamenti climatici e attrattive per le nuove generazioni, riconoscendo la centralità dell’agricoltura e della sua multifunzionalità. Nello Stivale il 48,9% della superficie è montana e ospita il 31% delle aziende agricole. Imprese e produttori spesso eroici, che svolgono un ruolo primario nella conservazione del patrimonio forestale e della biodiversità, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella valorizzazione di prodotti tipici e attività tradizionali come la pastorizia.
Per Cia, dunque, bisogna lavorare per sensibilizzare politica e società sul ruolo chiave delle montagne e implementare interventi più efficaci e mirati a risolvere l’annoso gap tra aree rurali e città, valorizzando l’unicità dei territori e mettendo tutti nelle stesse condizioni di cogliere le grandi sfide della transizione green e digitale, che vuol dire prima di tutto portare anche in montagna infrastrutture adeguate e nuova mobilità; miglioramento della connettività a beneficio delle imprese e delle famiglie.”
L’Assemblea si era aperta con i saluti di
Roberto Simoni, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione,
Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento,
Franco Ianeselli, sindaco di Trento,
Claudio Soini, presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento.
“Di fronte a mercati instabili e costi crescenti - ha detto
Simoni -, nessuno può affrontare da solo le sfide della zootecnia: serve più unità e capacità di fare sistema. Solo insieme, rafforzando collaborazione e rappresentanza, possiamo difendere il valore del nostro lavoro e costruire un futuro più stabile per le imprese”.
“L’impegno sugli investimenti è fondamentale per un Trentino coeso e competitivo in ogni sua parte - così il presidente
Fugatti -. La programmazione provinciale per le opere ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro, tra interventi in tutte le fasi e ambiti, dalla viabilità alle infrastrutture ambientali, con un’integrazione di 140 milioni di euro attesa a breve. Risorse decisive per infrastrutture moderne, collegamenti sicuri ed efficienti, progettati nel rispetto dell’ambiente, del suolo agricolo e con attenzione ai centri di montagna. L’azione della Giunta prosegue inoltre sulle diverse priorità: il contrasto allo spopolamento delle valli, la natalità e la famiglia, la semplificazione e digitalizzazione dei servizi, la gestione dei grandi carnivori attenta alle comunità locali, accanto all’innovazione, all’equilibrio tra tutela ed economia del territorio, allo sviluppo di tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura all’industria”.
“L’agricoltura di montagna - ha detto
Soini - è un pilastro del Trentino, e l’assemblea legislativa provinciale è consapevole di quanto sia strategico investire nella salute del settore e nel mantenimento di adeguate marginalità per le imprese. La nostra Autonomia deve restare la leva che consente di costruire da vicino risposte aderenti alla realtà delle terre alte. Il Consiglio provinciale segue con attenzione i principali nodi del comparto. Dalle contribuzioni provinciali al tema della mobilità e delle condizioni dei lavoratori, fino all’albo locale e al percorso di costruzione del patto sociale.