STRASBURGO - Il Consigliere Alberto Mazzoleni, rappresentante di Uncem al Consiglio d’Europa a Strasburgo, è stato eletto vicepresidente del Gruppo ECR Conservatori europei. Intervenendo all’assemblea plenaria ha portato all’attenzione del consesso il tema della dispersione scolastica.

«Nessun bambino dovrebbe avere meno opportunità educative perché vive in una valle, in un piccolo Comune o in un territorio periferico. È il messaggio che ho portato a Strasburgo sul tema del contrasto all’abbandono scolastico e della tutela del diritto allo studio.
Il rapporto affrontato in Assemblea individua correttamente strumenti importanti, come i sistemi di allerta precoce e il sostegno coordinato a studenti e famiglie. Ho voluto sottolineare un aspetto che merita maggiore attenzione nelle politiche europee e nazionali: la condizione geografica può trasformarsi in una disuguaglianza educativa quando mancano trasporti adeguati, servizi di prossimità e collegamenti digitali efficienti.
È una questione che conosciamo bene in Lombardia e, in particolare, nelle nostre valli e nelle aree interne. Per molti ragazzi raggiungere la scuola significa affrontare tragitti lunghi, coincidenze difficili, strade condizionate dal maltempo e tempi di percorrenza che incidono sulla vita quotidiana delle famiglie. In questi contesti, la disponibilità di un servizio di trasporto scolastico affidabile e la presenza di una scuola vicina sono elementi essenziali per rendere effettivo il diritto allo studio.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione della sfida. Secondo il Rapporto Montagne Italia 2025 di UNCEM, i 3.500 Comuni montani italiani ospitano complessivamente 10 milioni di abitanti, oltre il 16% della popolazione nazionale.
Parliamo quindi di una parte rilevante del Paese, non di una realtà marginale alla quale riservare risposte eccezionali.
Il rapporto evidenzia inoltre come il rafforzamento dei servizi essenziali, tra cui istruzione e mobilità, sia decisivo per consolidare la presenza delle famiglie e contrastare lo spopolamento. La scuola, in particolare, non è soltanto il luogo in cui si apprende: nei piccoli Comuni rappresenta un presidio di comunità, un punto di riferimento per le famiglie e una condizione concreta per continuare a vivere e investire nel territorio.
Per questo ho richiamato la necessità di integrare le strategie contro l’abbandono scolastico con misure capaci di affrontarne anche le cause territoriali: valutare lo svantaggio geografico nella programmazione dei servizi, sostenere le piccole scuole di qualità, garantire collegamenti scolastici adeguati e investire nella connettività digitale e nella continuità didattica anche nelle località più isolate.
Una politica educativa efficace deve saper leggere le condizioni reali nelle quali gli studenti vivono e studiano, riconoscendo che le stesse soluzioni organizzative non producono necessariamente gli stessi risultati in città e in montagna.
C'è poi una questione che riguarda il futuro delle nostre comunità. Quando una famiglia non trova risposte adeguate all’istruzione dei figli, può essere indotta a trasferirsi altrove. La perdita di residenti indebolisce ulteriormente i servizi locali e rende più difficile attrarre nuove famiglie, innescando un circolo che dobbiamo interrompere.
Il mio intervento a Strasburgo nasce proprio da questa convinzione: la montagna deve essere considerata a pieno titolo quando si progettano le politiche europee per l'istruzione e l'inclusione, nel pieno rispetto del RIGHT TO STAY, del diritto a restare, ovunque si sia nati. Garantire ai ragazzi delle nostre valli le stesse opportunità dei coetanei che vivono nelle aree a maggior urbanizzazione impone di investire nella scuola, nella mobilità e nella qualità dei servizi. Significa, soprattutto, dare alle famiglie una ragione concreta per restare e ai giovani la possibilità di scegliere liberamente dove costruire il proprio futuro».