TRENTO - Quanto reddito serve oggi a una famiglia per vivere dignitosamente in Trentino? Per sostenere le spese quotidiane e affrontare un imprevisto e conservare un minimo di capacità di risparmio? È la domanda da cui parte un'analisi di Federconsumatori Trentino, realizzata attraverso i dati disponibili sui consumi delle famiglie, sull'andamento dei prezzi, sui redditi e sul mercato degli affitti. Il primo elemento riguarda il costo dell'alimentazione.

Secondo i dati sui prezzi al consumo rilevati a Trento, tra agosto 2023 e agosto 2026 i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono aumentati indicativamente del 7,6%. Un incremento accumulato nell'arco di tre anni che continua a pesare sui bilanci familiari. Tradotto in termini concreti, una famiglia che nell'agosto 2023 spendeva 600 euro al mese per acquistare determinati prodotti alimentari, mantenendo invariati quantità e tipologia degli acquisti, oggi dovrebbe sostenere una spesa di circa 646 euro. Significa oltre 45 euro in più ogni mese e circa 550 euro su base annua. Ma gli alimentari rappresentano soltanto una parte del problema. Secondo i dati ISPAT, nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie residenti in provincia di Trento era di circa 3.194 euro, dei quali 495 destinati all'alimentazione. Abitazione e utenze, alimentari e trasporti rappresentavano complessivamente circa il 65% dei consumi familiari. A incidere in maniera determinante è soprattutto la condizione abitativa, come sottolinea anche Sunia del Trentino. Le quotazioni degli affitti rilevate a settembre 2026 indicavano, per un appartamento di 80 metri quadrati, un canone richiesto indicativo di circa 1.046 euro mensili a Trento e 883 euro a Rovereto. Per un nucleo familiare composto da due adulti e un figlio, con un'abitazione in affitto, un'automobile e le ordinarie spese per alimentazione, utenze, trasporti, salute, scuola e abbigliamento, il fabbisogno stimato può collocarsi intorno ai 3.300–3.500 euro netti mensili, comprendendo anche una quota destinata agli imprevisti e a un modesto risparmio. C'è poi un aspetto che rischia di essere sottovalutato: il rallentamento dell'inflazione non significa che i prezzi tornino ai livelli precedenti.
Anche quando gli aumenti diventano meno intensi, il maggiore costo accumulato negli anni continua a pesare sui bilanci familiari.
Per Federconsumatori e Sunia del Trentino, dunque, il tema del potere d'acquisto non può essere affrontato limitandosi a osservare l'inflazione annuale. Occorre guardare a quanto reddito rimane realmente disponibile dopo aver pagato affitto, bollette, alimentazione e trasporti. La condizione di chi vive in un'abitazione di proprietà senza mutuo è diversa da quella di chi deve sostenere un affitto; così come quella di una famiglia con due stipendi è diversa da quella di un nucleo che dispone di un solo reddito. Il rischio è che vivere dignitosamente diventi progressivamente più difficile per le famiglie che, pur disponendo di un reddito da lavoro, vedono una parte crescente delle proprie risorse assorbita dalle spese indispensabili. Per questo Federconsumatori Trentino ritiene necessario riportare al centro dell'attenzione il rapporto tra redditi, costo dell'abitazione e spese essenziali, con particolare attenzione alle famiglie economicamente più esposte. Ma a questo punto emerge una questione più ampia, che chiama in causa le responsabilità di chi governa e di chi ha governato la Provincia autonoma di Trento: in quale misura lo sviluppo economico e la ricchezza prodotti sul territorio negli ultimi dieci anni si sono tradotti in un effettivo miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini? E quanto di questa ricchezza è stato redistribuita a favore di coloro che, con il proprio lavoro, hanno contribuito alla crescita e alla tenuta del modello trentino? Per Federconsumatori Trentino, non tutto il possibile è stato fatto. Accanto ai fattori esterni che incidono sull'aumento dei prezzi, come i costi dell'energia e delle materie prime, esistono criticità interne al territorio che richiedono risposte più incisive. Tra queste, il costo dell'abitazione, la difficoltà di accesso agli affitti e la necessità di politiche abitative capaci di rispondere concretamente ai bisogni delle famiglie. Il rischio è che l'aumento del costo della vita si sommi a problemi strutturali già presenti, aggravando le disuguaglianze e rendendo sempre più vulnerabili anche quei nuclei familiari che dispongono di un reddito da lavoro. Perché la questione non è soltanto quanto costa oggi vivere in Trentino, ma quanti possono ancora permetterselo e quanta parte della ricchezza prodotta sul territorio ritorna concretamente a chi contribuisce a crearla.