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Aprica ha ospitato l’incontro tra i Panathlon Club di Vallecamonica e Sondrio

martedì, 27 settembre 2022

Aprica – ‘Un interclub che testimonia la vicinanza, l’affinità territoriale e culturale intorno ad un tema, i rifugi e le montagne, che unisce la Vallecamonica e la Valtellina e Sondrio: le montagne sono il nostro punto d’incontro e i rifugi i punti saldi di chi va in montagna’: così il presidente del Panathlon Club di Sondrio Nicola Tomasi ha aperto la conviviale che univa presso il Ristorante Ambrosini di Aprica una cinquantina tra soci e ospiti del Club di Vallecamonica e quello di Sondrio. Ed in effetti la serata ha posto l’accento con varie modalità sulla vita in montagna, sull’importanza dei rifugi, sulla bellezza del camminare e salire verso le vette.

‘Essere in montagna è bello – ha poi ribadito Ottavio Bonino, presidente del Club di Vallecamonica – così come camminare tra paesi e paesaggi che hanno una storia, e il Panathlon unisce nella montagna, nella cultura e  nello sport che è una scuola per la vita’. Sono stati poi presentati i relatori della serata mentre il Club di Sondrio ha presentato e accolto un nuovo socio, anzi socia al suo interno: presentata dal consigliere Rina Forni ha fatto il suo ingresso nel Club Nicoletta Cavanna, nuotatrice, facente parte dello staff di Andrea Oriana, nuotatore ad alti livelli negli anni ’90 e 2000 ed ora specializzato sulle grandi distanze (Alicudi Milazzo e prossimamente Genova Montecarlo).

La lettura degli ideali del Panathlon e del Fair Play e la consegna del simbolo del Panathlon ha sancito l’ingresso nel Club presieduto da Nicola Tomasi della nuova socia. E’ seguita una gustosa cena con piatti tipici valtellinesi e quindi la serata ha visto prendere la parola i diversi relatori che hanno trattato il grande tema ‘I nostri rifugi’. Il primo a parlare, con l’ausilio anche di coloratissime slides, è stato Gino Baccanelli, presidente dell’Associazione Rifugi Lombardia che ha descritto l’evoluzione dell’idea di rifugio negli ultimi decenni. ‘Il rifugio, sia quello alpinistico che quello escursionistico è sempre un presidio del territorio ma si è passati dal rifugio come punto di partenza per raggiungere una vetta, al rifugio come punto di arrivo di un’escursione e quindi anche il gestore del rifugio ha modificato i suoi comportamenti e la gestione del rifugio stesso’. E mentre scorrevano le immagini delle decine e decine di rifugi alpini lombardi, Baccanelli ha raccontato anche la storia e l’evoluzione del rifugismo, passato dall’equazione rifugio-albergo al rifugio in quanto tale, ha parlato delle tante e diverse ristrutturazioni che i rifugi hanno subito negli ultimi anni proprio per rispondere alle esigenze degli escursionisti ma anche per i grandi cambiamenti climatici avvenuti, ha citato i costi di manutenzione, di approvvigionamento, ha descritto le diverse tipologie di rifugio.

Il rifugio è punto di ristoro ormai, è accoglienza, informazione, soccorso, ma è diventato anche un valore culturale per vivere la montagna come possibilità di benessere fisico e mentale, è comunque un luogo di socializzazione dove sei comunque obbligato a condividere uno spazio con qualcuno che magari non conosci nemmeno’. Il secondo relatore della serata, Franco Capitanio, presidente della Conferenza Stabile del CAI Vallecamonica e Consigliere Nazionale CAI, ha invece tracciato la storia del Club Alpino Italiano, ha snocciolato i numeri del CAI ha individuato la ‘mission’ del CAI che è quella di formare chi frequenta le montagne e di informare su tutto il mondo della montagna. ‘Il CAI in Italia gestisce circa 700 strutture tra rifugi gestiti e non, bivacchi e capanne sociali ma mi preme stasera evidenziare la profonda rivoluzione che la montagna ha subito negli ultimi decenni su due fronti: chi la frequenta e le condizioni ambientali. Oggi si è passati dall’alpinista all’escursionista mentre sul fronte cambiamenti climatici credo che la crisi idrica di quest’estate sia stata il culmine di una serie di sconvolgimenti che coinvolgeranno la montagna nei prossimi anni’.

Capitanio ha poi spiegato l’organizzazione del CAI in Commissioni che si interessano di alpinismo, escursionismo, dei giovani, dei rifugi, della ricerca scientifica, della tutela dell’ambiente montano, della gestione di oltre 100mila km di sentieri di cui 1650 in Vallecamonica, ha parlato del Soccorso Alpino del CAI, delle Guide Alpine e dell’Accademia del CAI e della struttura del Club Alpino Italiano, partendo dalla struttura centrale (presidenza, vicepresidenza, consiglieri) e arrivando al tema delle sezioni che è stato poi ripreso da Paolo Camanni del CAI Valtellina Sondrio. Il relatore ha spiegato ai soci la struttura della sezione di Valtellina, 1500 soci, 5 sottosezioni, una storia di 150 anni con la gestione attuale di 15 strutture ricettive tra rifugi di proprietà, affidati e bivacchi. Anche Camanni ha sottolineato il cambiamento dell’idea di rifugio negli ultimi decenni: ‘Oggi il rifugio non è più solo degli alpinisti, ma punto di arrivo di escursionisti e semplici turisti, è diventato più un ristoro-ristorante, un punto di soccorso che non il punto di partenza per le grandi vette. Oggi le richieste al rifugista sono varie e variegate, non sempre realizzabili perché l’escursionista non sempre conosce la differenza tra il rifugio di montagna e l’albergo di pianura’.

E’ stato poi chiamato a portare la sua esperienza di camminatore Antonio Votino, che nel 2012 sulla base di un progetto esistente, insieme ad Andrea Grava, ha rivalorizzato e rimappato due cammini in Vallecamonica che hanno trovato posto in una vera e propria guida al Cammino di Carlo Magno (secondo la leggenda partenza da Pavia e arrivo in val di Sole a Carisolo, attraverso Bergamo, la Valcavallina e la Vallecamonica) e della via Valeriana (che collega il lago d’Iseo con l’alta Vallecamonica). ‘La guida – ho sottolineato l’autore – non è solo la divisione in tappe delle due vie ma è soprattutto un inno al turismo sostenibile e alla mobilità dolce perché valorizza ogni singolo kilometro del percorso su base culturale, artistica, paesaggistica ed eno-gastronomica’.

Votino ha poi annunciato che Vallecamonca e Valtellina saranno unite da un medesimo cammino con il proseguimento della via Valeriana che da Edolo potrà raggiungere l’Aprica e Tirano e nel 2023 vi sarà una nuova edizione della guida dei due cammini, quello di Carlo Magno e quello della via Valeriana. Ultimo relatore dell’interclub Vallecamonica-Sondrio è stato Fabio Cometti, ideatore ed organizzatore della Valmalenco Ultra Distance Trail, sulla scia della tendenza degli ultimi anni che ha visto il moltiplicarsi di manifestazioni di questo genere.

‘Far nascere una Ultra trail non è semplice; posso dirvi che ho potuto fare questo sulla base dell’esperienza di anni e anni di frequenza della montagna, sulla conoscenza dei rifugi, dei sentieri, quasi metro per metro del territorio della Valmalenco. E posso dire che, cosa non facile in montagna, siamo riusciti anche a far andare d’accordo e a coinvolgere tutti, a lavorare insieme per la buona riuscita dell’iniziativa con l’obiettivo di portare la natura in casa e il tutto in massima sicurezza con un controllo capillare di ogni curriculum dei partecipanti e dei volontari. Bisogna credere a qualcosa e poi i risultati arrivano’. La testimonianza di Fabio Cometti e la consegna dei gagliardetti istituzionali agli ospiti relatori e lo scambio dei gagliardetti tra i due presidenti ha concluso, tra l’approvazione di tutti i presenti, una bella serata di convivialità panathletica.



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