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Trento: ok alla manovra finanziaria dalla Prima commissione in Consiglio provinciale

giovedì, 21 novembre 2019

Trento – Via libera alla manovra finanziaria dalla Prima commissione in Consiglio provinciale a Trento. Opposizioni all’attacco sull’esclusione dall’alloggio Itea di tutto il nucleo familiare se un componente commette un grave reato. Esame finale in Aula in programma a partire dall’11 dicembre.

La Prima Commissione ha approvato nel tardo pomeriggio con i 5 voti a favore della maggioranza e i 4 contrari dei consiglieri di opposizione i tre disegni di legge che formano la manovra finanziaria della Provincia per il 2020 ed il triennio 2020-2022. Ssaurita stamane la discussione generale, i lavori del pomeriggio sono stati dedicati all’esame dei 20 articoli della legge collegata, ai 37 della legge di stabilità e ai 4 della legge relativa al bilancio di previsione insieme al pacchetto di emendamenti, anch’essi tutti approvati, presentati dal presidente della Giunta Fugatti. Ad animare la discussione è stato ancora l’articolo 14 della legge collegata, che introduce la perdita del diritto di un nucleo familiare sia ad accedere ad un alloggio Itea sia a continuare ad abitarvi se un componente abbia subito una condanna ad una pena detentiva non inferiore a 5 anni o abbia commesso uno dei reati particolarmente gravi previsti dal codice di procedura penale. L’esame finale della manovra in Aula inizierà l’11 dicembre e dovrebbe concludersi il 17.

LEGGE COLLEGATA

L’indicatore del grado di sviluppo dei territori sarà pronto la prossima settimana e il regolamento di attuazione verrà sottoposto alla Commissione.

Sull’articolo 2, poi approvato con 5 sì e 4 voti di astensione, il presidente Fugatti ha preannunciato che l’indicatore sul grado di sviluppo dei territori fondato su dati demografici, economici e tenendo conto dell’altitudine di una zona, sarà pronto la prossima settimana. Ugo Rossi (Patt) ha giudicato positivo questo sforzo perché facilita la comprensione possibile capire e “pesare” cosa significa vivere lontano dai maggiori centri del Trentino. Chiaro che vi sarà un regolamento attuativo, ma per Rossi vale la pena valutare concretamente anche il caso contrario: vi sono infatti difficoltà per chi vive al centro anziché in periferia, ad esempio per quanto riguarda la possibilità di trovare un alloggio, sia per la disponibilità di appartamenti sia per i costi più alti. Anche in questi casi occorre una misurazione, altrimenti si rischia di creare delle ingiustizie. Vi sono valli in cui il turismo o l’agricoltura sono floridi e consentono di vivere meglio rispetto ai maggiori centri urbani. Fugatti ha preannunciato che il regolamento attuativo sarà sottoposto alla Commissione consiliare competente. Alla richiesta di Ghezzi se siano stati previste consulenze esterne per definire questi indicatori, il presidente ha risposto che saranno utilizzate solo risorse interne.

Cia, anche se critico sui requisiti di accesso agli alloggi Itea, vota sì confidando nell’impegno di Fugatti di formulare in modo diverso la norma per l’Aula. Ghezzi legge il parere dell’avvocato penalista Giulia Merlo.

Si è poi arrivati al controverso articolo 14 riguardante le nuove disposizioni in materia di politica provinciale della casa. Claudio Cia (Agire) ha ricordato di aver già criticato questa norma, osservando che su questo tema sono emerse alcune ipotesi come quelle di Tonini. Si potrebbe inserire la questione nel regolamento sulla patente a punti riguardante le case Itea. “Non voto tanto questo articolo – ha detto – ma l’impegno preso dal presidente di approfondire per una formulazione che non sia generica, che tenga presente tutte le sensibilità emerse, che a mio parere sono di buon senso”, ha concluso.

Masè (La Civica) ha preannunciato il proprio voto favorevole comprendendo la ratio dell’articolo e tenuto conto dell’impegno del presidente di rielaborare il contenuto.

Rossi ha apprezzato l’apertura fatta stamane dal presidente su questo punto. Si tratta di tutelare chi usufruisce di un bene pubblico e lo usa bene da chi invece lo usa male. Si potrebbe mantenere la ratio della norma rinforzando quel che è già previsto, ad esempio contro chi svolge nell’alloggio pubblico attività illecite accertate dalla polizia. Ha messo però in guardia dal rischio di colpire l’intero nucleo a causa di un solo componente perché occorrerebbe allora analizzare il comportamento di tutti coloro che non rieidono in un alloggio Itea ma percepiscono ad esempio un contributo pubblico integrativo o il reddito di cittadinanza. Nel caso in cui un padre percepisca ad esempio il reddito di cittadinanza ma abbia un figlio delinquente non dovrebbe più godere di questa provvidenza pubblica? Limitando l’applicazione della misura solo ai nuclei che alloggiano in una casa Itea si potrebbero creare delle disparità di trattamento.

Giorgio Tonini (Pd) ha ribadito la sua contrarierà a questo articolo “che così com’è è invotabile”, pur prendendo atto dell’apertura del presidente Fugatti.

Alessandro Savoi (Lega) ha annunciato il proprio “convinto voto favorevole “perché è arrivato il momento di fare sul serio. Col buonismo non si va da nessuna parte. A volte vi è chi finge di non capire che gli alloggi popolari costruiti con i soldi dei trentini occupati da chi – come gli zingari e gli extracomunitari – è arrivato qui con la borsa di nylon senza rispetto per la cosa pubblica che gli è affidata”. Questa per Savoi “è una norma coraggiosa: nel 90% dei casi occorre mettere ordine e fare pulizia sull’utilizzo della cosa cosa pubblica. La sinistra è per gli immigrati e noi contro. Il popolo ci dà ragione e la gente la pensa esattamente come noi”, ha concluso.

Paolo Ghezzi (Futura) ha ricordato che alla sua domanda se su questa norma che pare incostituzionale sia stato consultato almeno un avvocato penalista, la Giunta ha risposto di aver consultato il servizio legislativo della Provincia e che l’articolo è stato copiato dalla Regione Abruzzo che il governo non ha impugnato. Quindi, si è dedotto, la norma è costituzionale. “Avrei pensato che dall’Abruzzo si importassero norme sugli orsi e non sulle case popolare”, ha commentato Ghezzi che ha poi citato il parere giuridico fornito da un’avvocata penalista, Giulia Merlo. A parere della quale “irrogare pene accessorie indirette come questa è incostituzionale da due punti di vista: primo perché la responsabilità penale è solo personale, secondo perché la Costituzione stabilisce che la pena detentiva debba tendere alla riabilitazione del condannato. E tra i diritti di quest’ultimo vi è anche quello ad avere un alloggio popolare. Siccome poi tra i gravi reati previsti dal ccp vi è anche quello dei maltrattamenti in famiglia, se un coniuge fosse violento anche la vittima della violenza perderebbe il diritto all’alloggio popolare.

Mara Dalzocchio, capogruppo della Lega, ha affermato che la norma non riguarda il comportamento di una persona ma il fatto che sia stata condannata ad almeno 5 anni. Gli articoli del codice penale e del codice di procedura penale già prevedono pene accessorie come questa. Non si può dire quindi che non vi sia legittimità costituzionale. Per la consigliera qui si sta parlando di una proposta che tuteli sia l’amministrazione pubblica sia il vicinato, perché le persone che abitano nello stesso stabile possono avere problemi sapendo che tra i residenti nel condominio vi sono delinquenti. Se poi la persona che compie reati gravi si toglie dal nucleo familiare, il problema non sussiste. Diversamente, dei problemi abitativi del nucleo familiare si dovranno far carico i servizi sociali. Il punto per Dalzocchio è che “è giusto che non possa usufruire di case pubbliche pagate con i soldi di tutti e che hanno lo scopo di agevolare le famiglie che si trovano in difficoltà economica, si preveda, chi ha più di 5 anni di condanna. “Non vedo nulla di così grave in questa norma”, ha aggiunto, “a meno che non ci si basi solo sul sentimento. Così si finisce per giustificare tutto e tutti. Certo la norma non va interpretata in chiave negativo, ma a questo dovrà pensare il presidente”, ha concluso.

Sia l’articolo che l’emendamento presentato dal presidente Fugatti a questa norma, riguardante il trattamento dei dati personali, è stato approvato con 5 voti a favore e i 4 no delle minoranze (Tonini, Rossi, Marini e Ghezzi).

Un Comune non può finanziare l’attività commerciale dell’Apt.

Sull’articolo 19 riguardante la promozione turistica, Rossi ha chiesto cosa impedisca oggi alla Provincia di acquisire dai Comuni l’informazione relativa alle somme erogate a favore delle Apt e delle Pro loco. Il dirigente Bettotti ha risposto che nulla vieta questo flusso informativo, ma vi è la necessità di rendere certo e quindi obbligatorio questo passaggio di informazioni per evitare che i contributi vadano a finanziare spese commerciali a favore delle Apt e dei consorzi Pro loco. Anche in questo caso l’articolo ha ottenuto 5 voti favorevoli e 4 di astensione. Esauriti gli articoli il disegno di legge 36, legge collegata ha ottenuto 5 voti favorevoli e 4 contrari, questi ultimi espressi dagli stessi consiglieri di minoranza.

LEGGE DI STABILITÀ

Sconti ridotti sull’addizionale regionale Irpef: per la Pat 9 milioni di euro in più.

Sull’articolo 1 riguardante l’addizionale regionale all’imposta regionale sul reddito delle persone fisiche (Irpef), Rossi ha osservato che chi ha un reddito fino a 19.000 euro, se ieri aveva uno sconto sull’Irpef regionale ora oggi lo perderà mentre chi ha un reddito da 80.000 o 95 mila euro, come i consiglieri provinciali, mentre prima pagava 2-3 ticket all’anno domani non pagherà più. Per questo Rossi si è dichiarato contrario a questa norma per gli effetti negativi che produrrà.

Sullo stesso articolo Tonini ha chiesto la differenza che vi sarebbe stata se lo sconto sull’addizionale Irpef regionale fosse lasciato cessare, come previsto, nel 2020. Fugatti ha risposto che la somma totale dell’Irpef che se non avesse previsto esenzioni nel 2020 la Provincia avrebbe incassato sarebbe di 20 milioni di euro. Con l’esenzione per i redditi da 0 a 15.000 euro invece la Pat non incasserà 15 milioni di euro. Ma con la non esenzione per i redditi da 15 a 20.000 euro vi sarà invece un incasso di 9 milioni di euro. L’articolo è stato approvato 5 voti favorevoli, 3 contrari e uno di astensione.

Rossi: niente Irap per le imprese ma 9 milioni di euro in più di tasse per le famiglie.

 Sull’articolo 2 (Irap), approvato con 5 sì e 4 voti di astensione, Rossi ha notato che per le famiglie la politica fiscale vale 9 milioni di euro in più di tasse, mentre le imprese godono degli stessi sconti fiscali di prima. Dal punto di vista fiscale, questa è la differenza. Fugatti ha segnalato che le categorie avevano chiesto una valutazione dell’impatto reale sulle imprese di tutte le agevolazioni esistenti per valutarne la portata. E ha aggiunto che l’introduzione del fondo per la crescita va proprio in questa direzione. La novità è quindi che parte questa valutazione orientata a capire quali ricadute hanno le attuali agevolazioni nell’interesse delle imprese.

Stop all’obbligo delle gestioni associate delle funzioni comunali. Che però dove vanno bene – chiarisce Fugatti – vanno sostenute.

Sull’articolo 6 relativo alla soppressione dell’obbligo della gestione associata obbligatoria delle funzioni comunali, Rossi ha chiesto a Fugatti se su questo tema condivide la posizione del presidente del Cal Gianmoena. Per Rossi le gestioni associate non sono di per sé negative come invece si tende a pensare. Contro contro questo giudizio negativo sommario la Giunta deve chiarire che non si vuole tornare indietro dalle gestioni associate per una contrarietà di principio. Lo strumento andrebbe utilizzato comunque anche nel futuro e le risorse dovrebbero essere utilizzate per incentivare e migliorare le gestioni associate. Che non sono il male assoluto, ma uno strumento da utilizzare migliorandolo.

Tonini ha citato la relazione tecnica su quest’articolo, che spiega come l’eventuale onere aggiuntivo derivante dal passaggio dalla gestione associata a una gestione autonoma è a costo zero per la Provincia perché grava sui Comuni interessati.

Savoi ha preannunciato di voler votare questo articolo “con grande felicità” avendo combattuto per anni per un simile cambiamento. Fino ad oggi la Provincia ha imposto ai Comuni, pistola alla tempia, le gestioni associate. Meglio delle funzioni associate, che hanno causato disastri, erano perfino le fusioni dei Comuni. Finalmente torna la libertà. Le cose imposte dalla Provincia non vanno mai bene. Quindi anche le fusioni non si possono imporre. Saranno molti ora, per Savoi, i Comuni che se ne andranno via dalle gestioni associate. “E l’anno prossimo – ha concluso – supereremo anche anche le Comunità di valle, che sono solo uno spreco di denaro e causa di rabbia nella gente”.

Masè ha ricordato la coerenza tra questa norma e la volontà programmatica sempre portata avanti dal proprio gruppo.

Fugatti ha poi risposto a Tonini spiegando che l’uscita dalle gestioni associate si finanzia tramite l’accordo tra i Comuni sull’equilibrio delle risorse. Per questo il fondo perequativo è stato rivisto nell’ultimo protocollo di finanza locale riequilibrando le dotazioni finanziarie dei singoli enti. In sostanza i Comuni che anno entrate proprie ricevono meno dalla Provincia che sostiene di più le municipalità con poche entrate proprie. Per ogni singolo Comune vi saranno quindi le risorse necessarie per fronteggiare queste eventuali situazioni. Non sono ancora chiari gli effetti  di eventuali scelte disgiuntive dei singoli Comuni, ma con i risparmi è possibile anche coprire i maggiori oneri che si venissero a creare. Fugatti ha sottolineato il fatto che “la soppressione di quest’obbligo non equivale ad una contrarierà della Giunta nei confronti delle gestioni associate, che dove funzionano vanno mantenute, ma non si possono obbligare i Comuni a farle”. “Da autonomista – ha detto il presidente – mi trovo molto in imbarazzo a non poter rispondere agli amministratori di Comuni che mi chiedono di tornare indietro rispetto alle fusioni già avvenute e contro le quali si schierano più cittadini di quanti prima avevano votato a favore”.

Rossi ha preso atto con soddisfazione della volontà della Giunta di non demonizzare le gestioni associate e di mirare a migliorare la norma.

Cia, anche come assessore regionale agli enti locali, ha confermato la posizione del presidente ricordando che oggi vorrebbero tornare indietro dalle fusioni gli stessi amministratori che all’inizio sostenevano questa soluzione. “In passato vi sono state forzature politiche di cui oggi paghiamo le conseguenze”, ha aggiunto. “Stiamo però attenti oggi a voler tornare indietro da queste fusioni per le quali la Provincia e la Regione hanno speso centinaia di migliaia di euro. Le uniche fusioni da sostenere sono quelle che nascono spontaneamente”, ha concluso Cia.

Savoi ha ricordato che 5 o 6 anni fa le amministrazioni comunali erano state costrette dalla Provincia alle fusioni o in alternativa alle gestioni associate. Non deve quindi stupire se oggi i Comuni si liberano da queste imposizioni. Non la politica, non la Provincia ma il popolo sovrano deve decidere se un Comune deve associarsi ad altri. Una volta i Comuni se avevano bisogno di personale facevano le convenzioni.

L’articolo 6 è stato poi approvato con 5 voti a favore e 4 di astensione.

Tonini sul taglio da 5 a 2 anni del requisito di residenza per l’assegno di natalità: “a volta la saggezza si fa strada”. Rossi: dipendiamo da Roma. Ghezzi: pregiudizio razzista contro chi sembra non avere “una particolarità storica trentina”.

Sull’articolo 22 Tonini ha osservato che la norma merita rilievo perché rispetto all’assestamento emerge la decisione presa dalla Giunta dopo che era stata impugnata dallo Stato, di far scendere da 5 a 2 anni il requisito di residenza del Trentino per poter accedere all’assegno di natalità, mentre resta il requisito dei 10 anni di residenza non in Trentino ma in Italia, che è però legato alla legge dello Stato. Se questa venisse modificata, automaticamente questo requisito verrebbe meno anche nel Trentino. “A volte, ha concluso, la saggezza si fa strada e prima poi arriva”.

Rossi ha ricordato di aver parlato di un vulnus a proposito dell’introduzione di questo collegamento automatico a una norma nazionale per una provvidenza che è totalmente provinciale e da ascrivere ai meriti dell’autonomia. Per due motivi: perché per una norma dell’Autonomia speciale si fa rinvio allo Stato; e perché sul piano della sostanza, l’utilizzo di quella norma sui dieci anni oggi produce l’effetto perverso che i 5 anni di residenza nel Trentino si riducono addirittura a 2, meno dei 3 previsti sempre contestati dal”attuale maggioranza quando era all’opposizione. “Qui abbiamo una norma che non è prima i Trentini, ma prima gli italiani, mentre i trentini passano da tre a due anni”.

Fugatti ha ricordato che il tema delle graduatorie per le case Itea aveva suscitato molto malumore fra i trentini. Per questo la Provincia aveva innalzato il requisito da 3 a 5 anni e che poi abbiamo dovuto riportarlo a 2, ma quel che conta è il vincolo dei 10 anni di residenza in Italia, che non era affatto scontato. Il risultato che volevamo è stato quindi ottenuto. Certo, se dovessero impugnare anche i 10 anni allora torneremo indietro.

Tonini ha replicato che il governo non ha impugnato la norma dei 10 anni semplicemente perché è una norma dello Stato. Questo delicato tema è stato consegnato al Parlamento e il Trentino non è quindi autonomo su questo punto. Se il Parlamento nazionale cambierà quella norma dovrà essere cambiata anche in Trentino. Ma cambiare la platea comporta un problema di spesa significativo. Abbiamo consegnato la definizione della platea alla legge dello Stato, mentre il requisito di residenza in Trentino è stato abbassato.

Il dirigente Sartori ha ricordato che sull’assegno di natalità la Provincia doveva introdurre un intervento nuovo ridefinendo i requisiti di residenza. L’abbiamo fatto con l’aggancio ai 10 anni in Italia e con i 5 anni in Trentino, perché il Tar della Lombardia aveva giudicato legittimo questo requisito. Non si è compressa l’autonomia perché prima la Provincia non era mai intervenuta su questo punto.

Per Rossi la questione politica è che questo nuovo intervento non andava disciplinato non con un rinvio a una legge statale sui 10 anni: bisognava prevedere i 10 anni di residenza ma senza riferimenti alla normativa statale.

Ghezzi ha chiesto se per conoscere il Paese di provenienza delle persone chiedono un alloggio Itea la Giunta si basi davvero sui cognomi o disponga di dati oggettivi.

Fugatti ha risposto che se vi fosse un controllo sulla “particolarità storica trentina” che emerge dai cognomi si avrebbe la conferma dell’impressione che ha la gente circa la provenienza non dal nostro territorio di moltissimi soggetti in graduatoria. Non è detto che i 10 anni di residenza cambino di molto quella graduatoria.

Ghezzi ha ribattuto che questo conferma che ci si basa proprio sull’impressione soggettiva ricavata dai cognomi per sapere se tratta o meno di cittadini con una “particolarità storica non trentina”. Non è molto serio, ha aggiunto, non citare nemmeno un dato. A suo avviso c’è un pregiudizio razzista contro chi viene da altri Paesi.

L’emendamento è stato approvato con 5 voti a favore e 4 di astensione, come anche l’articolo 22.

Olimpiadi invernali 2026: la Provincia garantisce con 79 milioni di euro.

Sull’articolo 26 riguardante disposizioni per le Olimpiadi del 2026, Fugatti ha spiegato che la Provincia si assume gli oneri delle garanzie che con con a 79 milioni di euro sono superiori di tre volte rispetto a Bolzano.

Rossi ha apprezzato la norma avendo creduto fin dall’inizio in quest’avventura molti la consideravano una sciocchezza. Oggi questo evento sembra profilarsi come uno dei fattori di salvezza della macchina degli  investimenti in provincia di Trento. Ci sono in vista anche molte risorse che possono arrivare per quest’iniziativa sulla quale sarebbe bene fare delle valutazioni il più possibile condivise in relazione al loro utilizzo per fini strategici non solo collegati alle Olimpiadi. Le prime informazioni date da Fugatti vanno in questa direzione e il Patt, ha concluso Rossi, è disponibile ad assicurare sostegno anche allo scopo di ottenere il massimo consenso possibile.

Emendamento Fugatti per lo studio di fattibilità della ferrovia Rovereto-Riva.

Sull’articolo 29, da segnalare l’approvazione sempre con 5 sì e 4 astenuti dell’emendamento presentato dal presidente Fugatti per “promuovere l’elaborazione di uno studio di fattibilità tecnica ed economica” della tratta ferroviaria Rovereto-Riva “per ridurre il traffico veicolare e migliorare la situazione della mobilità”.

Tonini contrario alla modifica delle norme di contabilità nella legge di bilancio.

Sull’articolo 33 riguardante il servizio di tesoreria della Provincia e degli enti funzionali, Tonini ha motivato il proprio voto contrario con la necessità, da lui ripetutamente evidenziata, che non si devono modificare le norme di contabilità nelle leggi di bilancio. L’articolo ha ottenuto 5 voti favorevoli, 2 contrari e 3 di astensione.

Per la disabilità previsto 1 milione e 100.000 euro.

Sull’articolo 36 Ghezzi ha chiesto il perché dell’emendamento presentato dal presidente per aggiungere 1 milione e 100 sulla disabilità Fugatti ha risposto che per la disabilità ci siamo accorti che le risorse che avevamo messo in assestamento non erano sufficienti: serviranno per i veicoli speciali e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

La legge di stabilità è stata approvata con 5 voti favorevoli, 3 contrari e un astenuto (Marini dei 5 Stelle),

BILANCIO DI PREVISIONE

Il ddl 38 sul bilancio di previsione 2020-2022 ha ottenuto 5 voti favorevoli e 4 contrari.



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