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L’intelligenza artificiale al centro della nuova globalizzazione

Al Festival dell’Economia confronto Sabino Cassese e Paolo Benanti

TRENTO - L’intelligenza artificiale (e le sue sfide) al centro della nuova globalizzazione Al Teatro Sociale, nell’ultima giornata del Festival dell’Economia, Sabino Cassese (giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa) e Paolo Benanti (Università LUISS Guido Carli) hanno discusso di imperi digitali ma, soprattutto, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla “nuova globalizzazione”.

Un processo che vede coinvolti soprattutto Stati Uniti e Cina ma, allo stesso tempo, concentra il potere nelle grandi aziende detentrici delle capacità tecnologiche più moderne. Un tema che non riguarda più solo l’applicazione nel mondo del lavoro, ma influisce sulla quotidianità e incide sulla presa di decisioni. Gli imperi digitali, la vecchia e la nuova globalizzazione
(Da sinistra Luca Salvioli, Sabino Cassese, Paolo Benanti foto credit Alessandro Holneider, archivio PAT)

“Tra pubblico e privato si è creato una sorta di ‘diritto misto’, con decisioni che vengono prese da un’autorità pubblica, come gli Stati Uniti, ma sono eseguite da soggetti privati che possono colpire ovunque”. Cassese lo ha detto chiaramente, ponendo poi l’attenzione sulla nuova globalizzazione alla quale stiamo assistendo: “Nel 1945 i protagonisti furono gli Stati, soggetti pubblici che misero in piedi l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Oggi invece siamo all’opposto: grandi imperi digitali che nascono già sovra-nazionali e globali, dettano le regole e pretendono che siano gli Stati ad adattarsi ad esse.
Parliamo di poteri che, nonostante abbiano pochi anni di vita, crescono con velocità sorprendente ed hanno una potenza economica difficile da eguagliare”.

I ragionamenti di Cassese sono arrivati dopo uno spunto fornito dal professor Benanti, cioè il caso del giudice francese della Corte internazionale Nicolas Guillou che, dopo aver emesso mandati di arresto nei confronti dei leader israeliani, è stato letteralmente isolato dagli Stati Uniti che hanno bloccato il suo accesso alle mail, all’utilizzo delle carte di credito e del suo conto in banca.

“Tutto questo ci insegna una cosa: si può essere giudici ed esecutori con un solo click - ha aggiunto Benanti. - Attualmente, le accademie hanno perso peso mentre i centri di ricerca lo hanno aumentato. Ma c’è un altro problema: ad oggi, tendiamo a trattare i chatbot come ‘qualcuno’ di cui fidarci, addirittura ci sviluppiamo relazioni che però sono pericolose. Ci sono stati ragazzi che si sono tolti la vita perché ‘sostenuti’ dall’IA. Perciò, se non possiamo controllare le compagnie che la gestiscono, cerchiamo un modo per limitarne l’accesso. Opportunità o rischi dell’intelligenza artificiale? Parlerei di ‘sfide’, soprattutto perché c’è un sentimento di preoccupazione, in particolare dei giovani, per risvolti e applicazioni future”.

Per Cassese dunque, non restano che due soluzioni: “Se non riusciamo a seguire la strada della cooperazione, come è stato per Internet, non ci resta che tornare indietro, alla globalizzazione di dieci o vent’anni fa. Ma il punto di riferimento non può essere l’Onu perché mettere d’accordo 193 volontà è troppo complesso. L’idea sarebbe quella di creare uno ‘Stato mondiale’. L’Europa può intervenire in qualche modo sulla gestione dei nuovi imperi digitali? Ha il grande limite del territorio: è asimmetrica, non tutti possono operare in modo globale”.
Ultimo aggiornamento: 24/05/2026 19:14

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